Una ferita apparentemente banale, magari provocata durante una passeggiata, in giardino o dopo un litigio con un altro animale, può nascondere un rischio che spesso viene sottovalutato: il tetano. Nei cani e soprattutto nei gatti la malattia non è tra le più frequenti, ma quando compare può avere conseguenze gravissime.
A spiegare come nasce l’infezione, quali sono i sintomi e soprattutto perché la prevenzione resta fondamentale è Mirko Ivaldi, veterinario esperto di divulgazione scientifica.
«È una delle malattie più spaventose, anche perché ha una sintomatologia neurologica, fa arrivare a una paralisi progressiva ed è inesorabile, nel senso che porta alla morte».
Il tetano è provocato da un batterio del genere Clostridium, lo stesso gruppo al quale appartiene anche il microrganismo responsabile del botulismo. Nell’ambiente può sopravvivere a lungo grazie alla capacità di trasformarsi in spora, una forma estremamente resistente.
Cos’è il tetano
Il tetano è una malattia causata dalla tossina prodotta da Clostridium tetani. Il batterio vive normalmente nell’ambiente e le sue spore possono trovarsi nel terreno e nel materiale contaminato da feci.
«Il tetano fa parte della famiglia di clostridi ed è un parente stretto del botulino».
Il microrganismo può essere presente nell’intestino degli erbivori e, in determinate condizioni, le sue spore vengono disperse nell’ambiente.
Il passaggio fondamentale avviene proprio quando il batterio trova condizioni favorevoli per tornare attivo.
«Fin tanto che rimane nell’ambiente intestinale è quasi inoffensivo, mentre il problema arriva quando fa la sporulazione, ovvero quando arriva in condizioni climatiche e nutritive molto difficili va in sospensione delle funzioni vitali e si dissecca in quella che viene chiamata spora».
Le spore rappresentano una sorta di modalità di sopravvivenza: possono rimanere nell’ambiente per periodi molto lunghi e resistere a condizioni che normalmente danneggerebbero un batterio.
Come può infettarsi un cane o un gatto?
Il principale punto di ingresso è una ferita contaminata.
«La trasmissione del tetano avviene per ferita infetta, anche se il problema è che la spora è microscopica e può bastare anche una ferita minuscola per permettere alla tossina di entrare in circolo».
È proprio questo uno degli aspetti più insidiosi della malattia. Non è necessario che l’animale presenti una ferita spettacolare o particolarmente profonda perché possa verificarsi un’infezione.
Una piccola lesione, soprattutto se contaminata da terreno o materiale organico, può infatti creare condizioni favorevoli alla germinazione delle spore e alla produzione della tossina.
Per questo una ferita, anche piccola, non dovrebbe essere ignorata.
La tossina e la paralisi progressiva
Il problema più grave non è rappresentato semplicemente dalla presenza del batterio, ma dalla tossina tetanica che viene prodotta quando il microrganismo torna attivo.
«Le spore sono molto resistenti nell’ambiente, ai disinfettanti standard e soprattutto nel momento in cui il clostridio riprende la sua attività vitale emette la tossina tetanica, che a sua volta porta alla paralisi progressiva».
La tossina agisce sul sistema nervoso e può provocare una progressiva rigidità e contrazione dei muscoli.
Tra i segnali che possono comparire ci sono alterazioni della deambulazione, rigidità muscolare, difficoltà nei movimenti e caratteristiche modificazioni dell’espressione facciale.
Ivaldi richiama l’attenzione anche sui disturbi neurologici più avanzati.
«Può portare alla paralisi progressiva, con errori nel movimento degli occhi».
Quando la sintomatologia è ormai evidente, la situazione può essere già estremamente grave.
«Quando si arriva a questi livelli è troppo tardi per poter fare qualsiasi intervento».
Il classico “blocco della mandibola”
Uno dei sintomi più conosciuti del tetano è il trisma, cioè la difficoltà o l’impossibilità ad aprire la bocca provocata dalla contrazione dei muscoli della mandibola.
È proprio da questo segno che deriva anche l’espressione popolare “mascella serrata”.
Nel caso degli animali, una marcata rigidità della mandibola associata ad altri sintomi neurologici deve essere considerata un’emergenza veterinaria.
«Quando si parla del blocco della mandibola è sempre quasi una campana di morte».
Il messaggio, quindi, è soprattutto quello di non aspettare l’evoluzione dei sintomi. In presenza di una ferita sospetta o di alterazioni neurologiche è necessario rivolgersi rapidamente al veterinario.
Una malattia difficile da curare
Il tetano può essere trattato, ma la terapia non garantisce necessariamente la sopravvivenza dell’animale.
«Se anche venisse curato non è sempre detto che ci si salvi».
Una delle terapie utilizzate nei casi di tetano è il siero antitetanico, finalizzato a neutralizzare la tossina non ancora legata ai tessuti nervosi. La gestione dell’animale richiede comunque un intervento veterinario tempestivo e un supporto adeguato alle condizioni cliniche.
La rapidità con cui si interviene può quindi essere determinante.
Esiste una prevenzione?
La prevenzione può passare anche dalla vaccinazione, in particolare nei contesti in cui il rischio viene valutato come significativo dal medico veterinario.
«Esiste una prevenzione che in ambito animale consiste in una vaccinazione, che si fa per sospetto e in maniera preventiva».
La decisione di vaccinare un cane o un gatto deve essere valutata dal veterinario sulla base dell’animale, delle sue condizioni e del rischio di esposizione. Non è quindi opportuno improvvisare protocolli vaccinali o trattamenti domestici.
La prevenzione passa anche dalla corretta gestione delle ferite: pulizia, disinfezione e controllo veterinario quando la lesione è profonda, contaminata o presenta caratteristiche sospette.
Perché l’acqua ossigenata viene utilizzata per le ferite?
Nel caso di una ferita, Ivaldi richiama anche l’attenzione sull’importanza dell’ossigeno nel rapporto con i clostridi.
«Un buon disinfettante valido a prescindere è l’acqua ossigenata perché il tetano è influenzato dall’ossigeno».
Questo non significa però che una semplice disinfezione domestica possa sostituire una valutazione veterinaria. Una ferita può infatti essere più profonda di quanto appaia esteriormente e può essere necessario intervenire in maniera specifica.
In particolare, non bisogna chiudere o coprire autonomamente una ferita profonda e contaminata senza averla fatta valutare.
Un rischio anche per l’uomo
Il tetano non riguarda esclusivamente gli animali.
«Purtroppo essendo anche una zoonosi il discorso vale anche per la specie umana».
È però importante chiarire che il tetano non si trasmette normalmente direttamente da un cane o da un gatto all’uomo: il rischio per le persone è legato soprattutto alla contaminazione di ferite con spore presenti nell’ambiente.
Questo rende ancora più importante mantenere aggiornate le vaccinazioni nell’uomo e prestare attenzione alle ferite contaminate.
Cosa fare dopo una ferita
Una piccola ferita non deve diventare motivo di panico, ma nemmeno essere sottovalutata. Dopo una lesione è importante controllare l’animale, pulire adeguatamente la zona e chiedere consiglio al veterinario quando la ferita è profonda, contaminata, provocata da un morso o presenta segni di infezione.
La comparsa di rigidità, difficoltà a camminare, contrazioni muscolari, problemi ad aprire la bocca, alterazioni dei movimenti oculari o altri sintomi neurologici richiede invece una valutazione veterinaria immediata.
Il tetano è una malattia rara in alcune specie e più frequente in altre, ma la sua gravità rende fondamentale conoscerne i meccanismi.
Perché, come ricorda Ivaldi, il problema può cominciare proprio da ciò che sembra più insignificante: una ferita minuscola, una spora invisibile e una tossina capace di compromettere progressivamente il sistema nervoso.