Magma, il cuore incandescente dell’Etna: cosa succede sotto il vulcano

di Tindaro Guadagnini

L’eruzione di questi giorni riporta al centro dell’attenzione la “Muntagna”. Ma che cos’è davvero il magma? E come si trasforma nella lava che osserviamo durante un’eruzione?

L’Etna torna a farsi sentire. In questi giorni il vulcano siciliano è nuovamente protagonista con un’attività eruttiva che ha attirato l’attenzione non soltanto per lo spettacolo delle fontane di lava e delle emissioni di cenere, ma anche per le conseguenze sul territorio e sul traffico aereo. Secondo l’INGV, l’attività ha interessato in particolare il cratere Voragine, con una fase di attività stromboliana molto sostenuta e fontane di lava.

Ma dietro il bagliore rosso che vediamo sulle pendici dell’Etna c’è un processo che comincia molto più in profondità. Per comprenderlo bisogna partire da una domanda apparentemente semplice: che cos’è il magma?

Magma e lava: non sono la stessa cosa

Il magma è una miscela di roccia fusa, cristalli e gas, presente all’interno della Terra. Si forma a grandi profondità quando, in determinate condizioni di temperatura e pressione, parte delle rocce del mantello o della crosta terrestre fonde.

È importante distinguere il magma dalla lava. Finché il materiale fuso si trova all’interno della Terra si parla di magma; quando raggiunge la superficie durante un’eruzione, viene chiamato lava.

La differenza non è soltanto una questione di nome. Durante la risalita, il magma cambia. La pressione diminuisce e i gas disciolti al suo interno – soprattutto vapore acqueo, anidride carbonica e anidride solforosa – tendono a separarsi dal materiale fuso. L’INGV spiega che il magma può contenere quantità significative di gas disciolti e che questi vengono progressivamente liberati durante la risalita verso la superficie.

È proprio questo processo a contribuire alla dinamica delle eruzioni.

Perché il magma sale?

Il magma è generalmente meno denso delle rocce circostanti. Per questo può risalire attraverso fratture e condotti presenti nella crosta terrestre, accumulandosi o transitando in sistemi di alimentazione che collegano le profondità alle aree crateriche.

Nel caso dell’Etna, non bisogna immaginare necessariamente una gigantesca “vasca” piena di magma liquido sotto il vulcano. Il sistema è molto più complesso: esistono condotti, serbatoi e zone in cui il magma può accumularsi, modificarsi, perdere gas e mescolarsi con altro magma.

I vulcanologi cercano di ricostruire ciò che accade sotto il vulcano proprio attraverso una serie di segnali: terremoti, tremore vulcanico, deformazioni del suolo, composizione dei gas e variazioni dell’attività termica. L’Osservatorio Etneo dell’INGV utilizza questi dati per monitorare costantemente il vulcano.

Il ruolo fondamentale dei gas

Una delle chiavi per comprendere un’eruzione è proprio il gas.

Immaginiamo una bottiglia di una bevanda gassata: finché è chiusa, il gas rimane disciolto nel liquido grazie alla pressione. Quando la bottiglia viene aperta, la pressione diminuisce e il gas forma rapidamente delle bolle.

Nel magma avviene qualcosa di analogo, anche se a temperature e pressioni enormemente superiori.

Durante la risalita, la diminuzione della pressione favorisce la formazione di bolle di gas. Se il processo è rapido e il magma è ricco di gas, la pressione interna può aumentare e contribuire a produrre esplosioni, frammentazione del magma e quindi cenere vulcanica.

Non è dunque soltanto il “calore” del magma a determinare il comportamento di un vulcano: contano anche la quantità di gas, la velocità di risalita, la viscosità del magma e la struttura dei condotti.

Dalle bolle alla fontana di lava

All’Etna possiamo osservare diversi comportamenti eruttivi. Le esplosioni stromboliane, ad esempio, sono caratterizzate da esplosioni intermittenti che lanciano frammenti incandescenti e materiale vulcanico.

Quando invece il magma viene espulso con maggiore continuità, può formare spettacolari fontane di lava, come quelle osservate durante gli episodi eruttivi recenti.

Il materiale che non viene frammentato in modo esplosivo può invece scorrere lungo i fianchi del vulcano sotto forma di colata lavica.

Quello che appare come un unico fenomeno – “l’Etna che erutta” – è quindi il risultato di diversi processi fisici che avvengono contemporaneamente e che possono cambiare anche nel corso della stessa eruzione.

Perché la cenere può arrivare fino all’aeroporto?

La cenere vulcanica è costituita da particelle molto fini di materiale vulcanico, prodotte quando il magma viene frammentato durante le esplosioni.

Ed è proprio la cenere, trasportata dal vento, ad avere provocato in questi giorni pesanti ripercussioni sul traffico aereo catanese. L’attività dell’Etna, in corso da giorni, ha portato alla sospensione dei voli all’aeroporto di Catania e alla cancellazione o al dirottamento di centinaia di collegamenti.

Il motivo è legato alla sicurezza: le particelle di cenere possono rappresentare un rischio per i motori degli aerei e per altri sistemi del velivolo.

Un vulcano che gli scienziati osservano continuamente

L’eruzione di questi giorni ricorda quindi che l’Etna non è semplicemente una montagna dalla quale, occasionalmente, fuoriesce lava. È un sistema geologico complesso e dinamico, alimentato da processi che hanno origine nelle profondità della Terra.

L’INGV monitora costantemente questi cambiamenti. Tuttavia, una cosa è fondamentale: monitorare un vulcano non significa poter prevedere con precisione ogni sua fase. I dati possono indicare che un’attività sta aumentando, diminuendo o cambiando caratteristiche, ma non permettono necessariamente di stabilire quanto durerà un’eruzione.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più affascinante dell’Etna: mentre noi osserviamo la lava incandescente scendere o le fontane illuminare il cielo, sotto i nostri piedi è in corso un processo iniziato molto prima che quelle fiamme diventassero visibili.

Il magma è il materiale che racconta questa storia: nasce nelle profondità della Terra, risale lentamente, perde i suoi gas, cambia composizione e, quando finalmente raggiunge la superficie, diventa lava. L’Etna non fa altro che mostrarci, per qualche istante, una parte di ciò che normalmente rimane nascosto sotto la crosta terrestre.

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