Il 2025 è stato il quarto anno più caldo mai registrato in Italia dal 1961. Temperature sopra la media, mari sempre più caldi, periodi di siccità prolungata e precipitazioni concentrate in eventi intensi raccontano un Paese nel quale il cambiamento climatico non rappresenta più una prospettiva futura, ma una realtà già evidente.
A fotografare l’andamento del clima italiano è il rapporto “Il clima in Italia nel 2025” del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA), realizzato attraverso il lavoro di ISPRA e delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente.
Il quadro che emerge è quello di un’Italia sempre più calda e climaticamente divisa, con le regioni meridionali e insulari particolarmente esposte alla scarsità d’acqua.
2025, quarto anno più caldo dal 1961
La temperatura media registrata in Italia nel 2025 è stata 1,03 °C superiore alla media del periodo 1991-2020. Si tratta del quarto valore più elevato dall’inizio delle rilevazioni nel 1961.
Il dato assume ancora maggiore significato se inserito in una tendenza di lungo periodo: dal 2000 quasi tutti gli anni hanno fatto registrare temperature superiori alla norma e il 2025 ha rappresentato il dodicesimo anno consecutivo più caldo della media.
Gli ultimi quattro anni, dal 2022 al 2025, risultano inoltre i più caldi dell’intera serie per temperature medie, minime e massime.
Particolarmente significativo è il dato relativo all’estate. La stagione ha chiuso con un’anomalia di +1,46 °C, risultando la quarta estate più calda dal 1961.
A distinguersi è stato soprattutto giugno, con una temperatura media superiore alla norma di 3,23 °C: il secondo giugno più caldo mai registrato in Italia, dopo quello del 2003.
Aumentano le notti tropicali
Il riscaldamento del Paese non si misura soltanto attraverso le temperature medie.
Nel 2025 sono aumentate anche le giornate caratterizzate da condizioni di caldo intenso. Le notti tropicali, quelle nelle quali la temperatura minima non scende sotto i 20 °C, sono state mediamente circa dieci in più rispetto alla media climatica.
Anche i giorni con temperature massime superiori ai 25 °C sono aumentati di oltre otto unità, mentre quelli con valori superiori ai 35 °C sono stati circa sette in più.
Contemporaneamente diminuiscono le giornate fredde e gli episodi di gelo.
Una trasformazione che interessa direttamente la vita quotidiana: dalle condizioni di salute delle persone ai consumi energetici, dall’agricoltura alla capacità delle città di disperdere il calore durante le ore notturne.
Il Mediterraneo continua a scaldarsi
Uno dei segnali più evidenti arriva dal mare.
Nel 2025 la temperatura superficiale media dei mari italiani ha raggiunto circa 20 °C, con un’anomalia di +1,18 °C rispetto al periodo 1991-2020. È il secondo valore più alto dal 1982, dopo il record registrato nel 2024.
Le differenze tra i diversi bacini sono significative: la temperatura media annuale è stata di circa 19,1 °C nell’Adriatico e 21,4 °C nello Ionio, mentre nel Mar Ionio la media mensile più elevata ha raggiunto 27,4 °C.
Il riscaldamento del mare non è soltanto una questione legata alle temperature percepite durante la stagione balneare.
Acque più calde possono modificare gli ecosistemi marini, favorire la diffusione di specie termofile e invasive, mettere sotto pressione organismi e habitat sensibili e modificare la distribuzione delle specie ittiche.
Inoltre, un Mediterraneo più caldo può mettere a disposizione dell’atmosfera maggiori quantità di calore e umidità, creando condizioni favorevoli allo sviluppo di precipitazioni particolarmente intense.
Piogge quasi nella media, ma il problema è dove e come cadono
A prima vista il dato sulle precipitazioni potrebbe sembrare meno preoccupante.
Nel complesso, infatti, nel 2025 le piogge italiane sono state vicine alla media, con una variazione nazionale di circa +1%.
Ma la media nazionale nasconde una forte spaccatura territoriale.
Al Nord le precipitazioni sono aumentate del 7%, mentre al Centro sono rimaste sostanzialmente in linea con la norma. Al Sud e nelle Isole, invece, sono diminuite del 5%.
Il problema è anche nella distribuzione delle piogge. Periodi molto asciutti possono alternarsi a precipitazioni estremamente concentrate, con quantità d’acqua che cadono in poche ore.
In questi casi una maggiore intensità delle precipitazioni non significa necessariamente maggiore disponibilità idrica: l’acqua può defluire rapidamente, provocando allagamenti e dissesto senza riuscire a ricaricare adeguatamente terreni, falde e invasi.
Sud e Isole alle prese con periodi di siccità sempre più lunghi
È proprio sul fronte della siccità che il quadro diventa particolarmente delicato per il Mezzogiorno.
Nel 2025 la costa ionica della Calabria ha raggiunto 121 giorni consecutivi senza precipitazioni, mentre la Sardegna si è fermata a 118 giorni e la Sicilia a 116 giorni. Periodi molto lunghi senza piogge significative sono stati registrati anche in Puglia e lungo altre aree costiere del Sud.
Per territori già caratterizzati da una forte pressione sulla risorsa idrica, temperature più elevate e maggiore evaporazione aggravano ulteriormente la situazione.
Le conseguenze riguardano l’agricoltura, gli ecosistemi, gli approvvigionamenti idrici e, più in generale, la capacità dei territori di affrontare periodi prolungati di scarsità d’acqua.
Sicilia, la crisi idrica non è ancora alle spalle
Tra le regioni più esposte c’è la Sicilia, che nel corso del 2025 ha mantenuto una condizione di severità idrica alta, ereditata dagli anni precedenti.
Il dato si inserisce in una situazione nazionale già complessa. La disponibilità complessiva di acqua in Italia nel 2025 è stata stimata in circa 128 miliardi di metri cubi, un valore inferiore di oltre il 7% rispetto alla media di lungo periodo e del 19% rispetto al 2024.
La Sicilia, insieme alle altre aree del Mezzogiorno, deve quindi confrontarsi con una combinazione particolarmente delicata: temperature elevate, precipitazioni più irregolari, periodi asciutti prolungati e una crescente domanda di acqua.
È uno degli aspetti che rendono il cambiamento climatico particolarmente concreto nell’Isola, dove la gestione della risorsa idrica è diventata una delle principali questioni ambientali e territoriali.
Caldo estremo e alluvioni possono convivere
Un altro elemento importante emerge dagli eventi meteorologici estremi.
Un clima più caldo non significa necessariamente soltanto siccità. Periodi molto asciutti e precipitazioni alluvionali possono verificarsi nello stesso anno, e persino interessare gli stessi territori.
Nel 2025 sono stati numerosi gli episodi di precipitazioni intense.
Tra il 15 e il 17 aprile, Piemonte e Valle d’Aosta sono stati interessati da piogge eccezionali, con accumuli che in alcune zone hanno raggiunto i 600 millimetri. Tra il 16 e il 17 novembre, invece, un sistema temporalesco autorigenerante ha interessato il Friuli-Venezia Giulia, con 281 millimetri di pioggia in 24 ore a Cormòns.
Nel corso dell’anno si sono verificati anche episodi di grandine, trombe marine, nubifragi e forti raffiche, con precipitazioni molto concentrate in periodi estremamente brevi.
È proprio questa alternanza tra siccità e fenomeni estremi a rappresentare una delle caratteristiche più problematiche del nuovo scenario climatico mediterraneo.
Aumentano anche gli incendi
Il caldo e la siccità hanno avuto ripercussioni anche sul fronte degli incendi boschivi.
Nel 2025 sono stati rilevati in Italia 612 incendi boschivi, un numero superiore alla media del periodo 2003-2025.
Ancora più significativo è il dato relativo alle superfici percorse dal fuoco: circa 84.348 ettari, il 50% in più rispetto alla media.
La maggior parte degli incendi ha interessato le regioni centro-meridionali e, a parità di condizioni meteorologiche estive rispetto al 2024, la superficie bruciata nel 2025 è risultata circa tre volte maggiore.
Non basta affrontare le emergenze
I dati del rapporto SNPA indicano una necessità sempre più evidente: non è sufficiente intervenire quando l’emergenza si manifesta.
Da una parte occorre ridurre le emissioni di gas serra attraverso fonti rinnovabili, efficienza energetica, mobilità sostenibile e trasformazione dei sistemi produttivi.
Dall’altra è necessario adattare i territori alle condizioni climatiche che stanno già cambiando.
Città, infrastrutture, coste, agricoltura, sistemi sanitari e reti idriche dovranno essere progettati e gestiti tenendo conto di temperature più elevate, periodi di siccità più lunghi e precipitazioni potenzialmente più intense.