L’operazione che porterà alla privatizzazione della SAC, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, entra nella sua fase più delicata. Dopo la conclusione della raccolta delle manifestazioni di interesse e la successiva selezione degli operatori ammessi alla seconda fase della procedura competitiva, prende forma la sfida tra alcuni dei principali protagonisti mondiali del settore aeroportuale e infrastrutturale.
La cessione della quota di maggioranza, prevista in misura non inferiore al 51% del capitale sociale, rappresenta uno dei dossier economici più rilevanti per il futuro della Sicilia e della sua mobilità internazionale.
Per gli scali di Catania e Comiso si tratta di un passaggio destinato a incidere non solo sulla governance della società, ma anche sugli investimenti infrastrutturali, sullo sviluppo del traffico passeggeri e cargo, sulle strategie commerciali e sul ruolo che Fontanarossa potrà assumere nei prossimi decenni come hub del Mediterraneo.
Il sistema aeroportuale siciliano ha infatti attirato l’interesse di grandi gruppi italiani e internazionali, confermando il valore strategico di uno degli aeroporti con il più elevato traffico del Mezzogiorno.
In questo approfondimento analizziamo uno per uno i dieci operatori ammessi alla seconda fase della gara, ricostruendone storia, dimensioni, aeroporti gestiti, presenza internazionale, risultati economici e possibili strategie industriali. Un viaggio tra colossi delle infrastrutture, fondi di investimento e gestori aeroportuali che potrebbe delineare il futuro della principale porta d’accesso alla Sicilia.
Corporacion America Airports S.A.
In termini di quantità si tratta del più grande gestore di scali aeroportuali: ben 53 in 6 paesi diversi al mondo, ovvero Italia, Argentina, Brasile, Uruguay, Ecuador e Armenia. Ha sede legale a Lussemburgo e in Italia controlla Toscana Aeroporti, che a sua volta gestisce gli scali di Firenze e Pisa. In Argentina gestisce il network principale tramite Aeropuertos Argentina, mentre in Brasile gestisce l’aeroporto di Brasilia. In termini di passeggeri conta circa 81 milioni di unità all’anno. In caso di riuscita raddoppierebbe quindi i propri interessi nel nostro paese.
Royal Schiphol Group
La sede si trova sempre in quello che è comunemente noto come Benelux, ma in Olanda, ed è un’azienda a controllo pubblico, con il suo assetto delle azioni attualmente diviso tra lo Stato e le principali amministrazioni locali dei Paesi Bassi. Attualmente gestisce gli scali di Rotterdam The Hague, Eindhoven e Lelystad in Olanda e il Terminal 4 dell’aeroporto JFK di New York, quello di Brisbane e quello di Hobart in Australia. In passato ha avuto rapporti con il Gruppo Aeroporti di Parigi, iniziati nel 2008 e terminati nel 2021, mentre il modello organizzativo di Royal Schipol Group si basa sugli scali alimentati da energia eolica nazionale, sulla grande capacità di spesa e sul modello a terminal unico.
Mundys S.p.A.
Si tratta di una delle principali holding mondiali nel settore delle infrastrutture e della mobilità integrata. Il gruppo è controllato dalla famiglia Benetton, attraverso la holding Edizione S.p.A., insieme al colosso statunitense del private equity Blackstone, entrato nella compagine societaria nel 2022.
Nella gara per la privatizzazione della SAC parte con un vantaggio significativo rispetto ai concorrenti internazionali, essendo il principale operatore aeroportuale italiano. Attraverso Aeroporti di Roma (ADR) gestisce gli scali di Fiumicino e Ciampino, mentre in Francia controlla gli aeroporti di Nizza, Cannes-Mandelieu e Saint-Tropez.
A questi si aggiunge una partecipazione strategica nell’aeroporto di Bologna. Oltre al comparto aeroportuale, Mundys opera anche nelle autostrade, nei servizi di mobilità e nei sistemi intelligenti per la gestione del traffico, confermandosi come uno dei maggiori gruppi infrastrutturali europei. Per Catania e Comiso potrebbe mettere a disposizione un know-how consolidato nella gestione di grandi hub internazionali e una rete di collegamenti capace di rafforzare il ruolo strategico degli aeroporti siciliani nel Mediterraneo.
Adani Airport Holdings Limited
Qui entra in scena la divisione aeroportuale del gruppo indiano Adani Enterprises, uno dei maggiori conglomerati infrastrutturali dell’Asia. In pochi anni è diventata il più grande operatore aeroportuale privato dell’India, gestendo oltre il 25% del traffico passeggeri e circa il 33% del traffico merci aereo del Paese. Il gruppo controlla alcuni degli scali più importanti dell’India, tra cui Mumbai, Ahmedabad, Lucknow, Jaipur, Guwahati, Mangaluru e Thiruvananthapuram, oltre al nuovo aeroporto internazionale di Navi Mumbai, destinato a diventare uno dei principali hub del continente asiatico.
Ecco quello che è il veicolo internazionale di investimento del Manchester Airports Group (MAG), il maggiore operatore aeroportuale britannico. Attraverso questa società il gruppo partecipa alla gara per l’acquisizione della quota di maggioranza della SAC, portando in Sicilia l’esperienza maturata nella gestione di alcuni degli aeroporti più importanti del Regno Unito.
Il Manchester Airports Group gestisce infatti gli scali di Manchester Airport, il principale hub del Nord dell’Inghilterra e il terzo aeroporto britannico per traffico passeggeri, London Stansted, uno dei maggiori aeroporti europei per il traffico delle compagnie low cost, ed East Midlands Airport, punto di riferimento per il trasporto merci e la logistica aerea. Complessivamente il gruppo movimenta ogni anno oltre 60 milioni di passeggeri, rappresentando uno dei principali operatori aeroportuali europei.
Il principale punto di forza di MAG nella corsa agli aeroporti di Catania e Comiso è la consolidata esperienza nella gestione del traffico turistico e delle compagnie low cost. Proprio lo sviluppo di Stansted ha reso il gruppo un modello internazionale nella gestione di grandi volumi di passeggeri generati da vettori come Ryanair, easyJet e Wizz Air, le stesse compagnie che rappresentano oggi una parte fondamentale dell’attività dello scalo etneo. Attraverso MAG Overseas, il gruppo britannico punta quindi a espandere il proprio modello gestionale fuori dal Regno Unito, individuando nella Sicilia orientale una piattaforma strategica per rafforzare la propria presenza nel Mediterraneo.