Area Archeologica di Santa Venera al Pozzo, il tesoro nascosto delle Aci tra terme romane, mito e fede

di Giuliano Spina

Nel cuore della frazione di Aci San Filippo, nel territorio di Aci Catena, si conserva uno dei siti archeologici più affascinanti e meno conosciuti della Sicilia orientale. L’Area Archeologica di Santa Venera al Pozzo racconta oltre duemila anni di storia, intrecciando mito, archeologia, spiritualità e sviluppo del territorio in un unico luogo.

Un complesso che custodisce le testimonianze dell’epoca preromana, greca, romana e medievale, rappresentando uno dei punti più significativi per comprendere le origini storiche delle Aci.

Un sito frequentato fin dall’epoca pre-greca

Antonio Castorina, presidente del Centro Studi Acitrezza, la storia dell’area affonda le proprie radici in un passato molto remoto.

«Si trova nella frazione Aci San Filippo ad Aci Catena e risale dall’epoca pre-greca, ma quello che vediamo, ovvero le terme, sono di epoca romana. È un’area che è stata frequentata quasi ininterrottamente, in quanto la storia di Aci e Galatea si è sviluppata con ogni probabilità in quell’area, quindi parliamo soprattutto di epoca greca. Quello che è rimasto intatto e che è più visibile, le terme, sono di epoca romana e sono interessanti da un punto di vista architettonico».

Le celebri terme romane, ancora oggi ben conservate, rappresentano il simbolo del sito e testimoniano l’importanza che le sorgenti sulfuree ebbero già in epoca imperiale.

Tra fede e Medioevo: il martirio di Santa Venera

L’importanza dell’area non si esaurisce con il periodo romano. Durante il Medioevo il complesso continuò a essere un punto di riferimento religioso e assistenziale.

«L’area ha avuto un grande sviluppo anche in epoca medievale, perché ci furono anche un ospedale, la chiesa e secondo la tradizione lì è stata martirizzata Santa Venera. È più di un parco di epoca romana. Nelle epoche successive il cuore è rimasto nel territorio delle Aci, perché essendo per tradizione area in cui si è svolta la storia di Aci e Galatea ed essendovi stata martirizzata Santa Venera, che è la patrona della diocesi di Acireale, è un’area molto importante per la storia delle Aci».

La figura di Santa Venera, patrona della diocesi di Acireale, rende il sito un luogo di particolare valore anche sotto il profilo spirituale.

L’acqua che ha fatto crescere il territorio

Le sorgenti presenti nell’area hanno rappresentato una risorsa fondamentale per lo sviluppo dell’intero comprensorio acese.

«Le acque sulfuree nel XIX secolo furono incanalate ad Acireale e si sono realizzate le terme di Acireale, quindi l’acqua e tutte le sorgenti che hanno poi portato alla realizzazione della cosiddetta Via dei Mulini sono servite per lo sviluppo della vita di tutto il comprensorio acese, sia l’acqua potabile che quelle sulfuree per le terme di Acireale».

L’insediamento urbano, tuttavia, non si sviluppò mai in maniera estesa.

«L’insediamento che si è sviluppato nel tempo è rappresentato solo da un piccolo quartiere, la Reitana, molto operoso e industriale fino all’Ottocento, e non una città».

Proprio questa limitata urbanizzazione ha consentito la conservazione del patrimonio archeologico.

Un patrimonio ancora poco valorizzato

Nonostante il suo valore storico e archeologico, Santa Venera al Pozzo resta poco conosciuta rispetto ad altri grandi siti siciliani.

«È una delle aree archeologiche meno conosciute ed è un peccato perché è una delle più importanti, ma paga il fatto che non ha strutture come il Teatro di Taormina o la Valle dei Templi, che turisticamente attirano di più».

Secondo Castorina, il sito possiede però tutte le caratteristiche per diventare un importante polo culturale.

«Potrebbe avere uno sviluppo turistico più ampio perché potenzialmente potrebbe competere con Taormina, che però ha un turismo d’élite e gestito meglio».

Cultura prima del turismo

Per il presidente del Centro Studi Acitrezza la vera chiave di crescita passa attraverso una programmazione condivisa.

«La zona dovrebbe essere utilizzata meglio anche sotto il profilo culturale e c’è stato un periodo in cui si facevano diverse iniziative culturali. Gli spazi ci sono e manca probabilmente un’organizzazione tra la Regione, che gestisce il parco, i comuni e le associazioni del territorio. Bisogna creare un tavolo per discutere come strutturare lo sviluppo culturale più che turistico».

L’obiettivo sarebbe quello di trasformare l’area in un luogo stabile di eventi, iniziative e divulgazione storica.

L’Antiquarium e il Temenos greco

Uno dei punti di maggiore interesse del complesso è rappresentato dal piccolo Antiquarium, che custodisce i reperti rinvenuti durante gli scavi archeologici.

«Il fiore all’occhiello dell’area è un piccolo Antiquarium ben fornito e quando sono stati fatti gli scavi tra la fine degli anni ’90 e intorno al 2010 dal defunto direttore Carmelo Di Stefano uscì fuori il Temenos greco. I reperti archeologici si trovano in loco proprio perché c’è l’Antiquarium».

La scelta di conservare i materiali nel luogo del ritrovamento permette ai visitatori di comprendere meglio l’evoluzione storica del sito.

«Quando si fa una visita all’interno del parco si trovano al suo interno molti reperti e quindi in loco si può creare un luogo di passaggio per lo sviluppo culturale della zona».

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