Le coste della Sicilia sono sempre più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici e della pressione antropica. A lanciare un nuovo allarme è il dossier “Coste siciliane alla deriva”, presentato da Legambiente nell’ambito della campagna Goletta Verde 2026, che fotografa una situazione giudicata ormai critica sotto molteplici aspetti: erosione costiera, occupazione del demanio marittimo, depurazione insufficiente e una gestione del territorio ancora troppo legata all’emergenza anziché alla prevenzione.
Secondo gli ambientalisti, la Sicilia si trova davanti a un bivio: continuare a investire in opere rigide di difesa costiera, spesso costose e poco efficaci, oppure cambiare completamente approccio, puntando su strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e su una pianificazione capace di convivere con l’evoluzione naturale del mare.
Cinque proposte per salvare il litorale siciliano
Il dossier individua cinque interventi ritenuti prioritari per invertire la rotta.
La prima proposta riguarda l’applicazione rigorosa del vincolo di inedificabilità entro i 150 metri dalla battigia previsto dalla normativa regionale. A questa si affianca la necessità di avviare un progressivo arretramento delle infrastrutture più esposte all’erosione, privilegiando opere di difesa flessibili e reversibili invece di strutture rigide che alterano la dinamica naturale della costa.
Tra gli interventi indicati figurano inoltre il ripensamento della viabilità costiera, con strade collocate più all’interno, e il ripristino del naturale trasporto dei sedimenti dai corsi d’acqua verso il mare, compromesso negli anni da infrastrutture e sistemazioni idrauliche.
Per Legambiente, il futuro del litorale siciliano non dipenderà dalla capacità di “combattere il mare”, ma dalla costruzione di un nuovo equilibrio tra attività umane e ambiente.
Spiagge sempre più privatizzate
Un altro tema affrontato dal dossier riguarda l’utilizzo del demanio marittimo.
Secondo Legambiente, molti Comuni costieri continuano a non approvare i Piani di Utilizzo delle Aree Demaniali Marittime (PUDM), strumenti indispensabili per regolare le concessioni balneari e garantire un corretto equilibrio tra stabilimenti e spiagge libere.
L’assenza di questi piani avrebbe favorito negli anni un’occupazione sempre più estesa delle spiagge da parte di strutture private, spesso mantenute anche durante l’inverno, nonostante i rischi legati all’erosione e alle mareggiate. Una situazione che, secondo l’associazione, limita il diritto dei cittadini al libero accesso al mare.
Le sentenze della Corte Costituzionale
Il dossier richiama anche alcune importanti decisioni della Corte Costituzionale che hanno rafforzato la tutela delle coste.
Tra queste, la sentenza n. 108 del 2022 ha dichiarato illegittimo il rilascio di concessioni demaniali prive della verifica di conformità ai PUDM. Successivamente, altre pronunce hanno ribadito il divieto di nuove costruzioni entro i 150 metri dalla battigia, confermando che il vincolo di inedificabilità previsto dalla legge regionale del 1976 si applica in maniera assoluta sia alle aree pubbliche sia a quelle private.
Depurazione, il vero punto debole delle coste
Accanto all’erosione, il dossier individua nella depurazione delle acque reflue una delle principali emergenze ambientali siciliane.
Molti impianti risultano oggi sottodimensionati rispetto alle esigenze attuali, utilizzano tecnologie ormai superate oppure non completano tutte le fasi del ciclo depurativo. A questo si aggiungono reti fognarie obsolete, scarichi abusivi e condotte sottomarine danneggiate, con inevitabili ripercussioni sulla qualità delle acque di balneazione.
Il dossier ricorda come numerosi comuni siciliani siano ancora interessati dalle procedure di infrazione europee per il mancato rispetto della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane.
L’esempio virtuoso del Consorzio ECO 3
Tra le poche esperienze positive segnalate figura il depuratore del Consorzio ECO 3, che serve i comuni di Piraino, Brolo e Sant’Angelo di Brolo.
Secondo Legambiente, l’impianto rappresenta un modello di buona gestione grazie a tecnologie aggiornate, ciclo depurativo completo, manutenzione costante e corretta gestione dei fanghi. Un esempio che dimostra come una gestione efficiente delle infrastrutture esistenti possa garantire al tempo stesso tutela ambientale e qualità dei servizi pubblici.
Il ciclone Harry come simbolo di una scelta non più rinviabile
Nelle conclusioni del rapporto, Legambiente individua nel passaggio del ciclone Harry una sorta di spartiacque.
Secondo gli ambientalisti, gli eventi estremi degli ultimi anni dimostrano che continuare a ricostruire infrastrutture nello stesso modo significa alimentare un ciclo di danni e spese pubbliche destinato a ripetersi. Al contrario, diventa indispensabile adottare politiche di adattamento climatico e una pianificazione capace di prevenire i rischi.
Il dossier si chiude con un messaggio di speranza, individuando nei giovani volontari impegnati nei progetti di tutela ambientale e nelle associazioni locali il segnale più concreto di una nuova coscienza ecologica, chiamata a costruire un rapporto diverso tra uomo e ambiente.