Le coste siciliane sono sempre più esposte agli effetti della crisi climatica e continuare a contrastare l’erosione con scogliere, pennelli e barriere artificiali rischia di essere una strategia inefficace e persino controproducente. È questo il messaggio emerso dal convegno “Dall’emergenza infinita alla pianificazione. Per un governo sostenibile del territorio costiero”, organizzato da Legambiente Sicilia a Palermo.
L’incontro ha riunito esperti, tecnici, amministratori pubblici e rappresentanti delle istituzioni per affrontare uno dei temi più delicati per il futuro dell’Isola: la gestione delle aree costiere di fronte all’aumento degli eventi meteorologici estremi.
Sicilia tra le regioni più colpite dagli eventi climatici estremi
I dati presentati durante il convegno evidenziano una situazione sempre più preoccupante. Secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, dal 2010 nei comuni costieri italiani sono stati registrati oltre mille eventi estremi, con una forte accelerazione negli ultimi anni.
La Sicilia risulta essere la regione più colpita, con oltre 230 episodi registrati dal 2010 e più di 200 concentrati tra il 2015 e il 2026. Mareggiate, alluvioni, erosione delle spiagge e fenomeni meteorologici sempre più intensi stanno modificando profondamente il volto delle coste siciliane.
Il fallimento delle opere di difesa tradizionali
Dal confronto tra studiosi e tecnici è emersa una valutazione condivisa: le opere rigide realizzate negli ultimi decenni non hanno risolto il problema dell’erosione costiera.
In molti casi, infatti, scogliere e barriere hanno semplicemente trasferito il fenomeno erosivo da una zona all’altra del litorale, senza affrontarne le cause profonde.
Per Legambiente è necessario superare definitivamente un approccio fondato sulla gestione dell’emergenza e avviare una nuova fase basata sulla pianificazione e sull’adattamento climatico.
Adattamento climatico e arretramento strategico
Secondo il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo, il cambiamento climatico impone una revisione radicale delle politiche territoriali.
L’associazione sostiene la necessità di affiancare alle strategie di mitigazione, come la transizione energetica e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, nuove misure capaci di ridurre concretamente la vulnerabilità delle coste.
Tra le soluzioni indicate figurano l’arretramento strategico di infrastrutture e insediamenti situati nelle aree più esposte, il recupero della naturale dinamica dei litorali e la tutela degli ecosistemi costieri, considerati la migliore difesa naturale contro mareggiate e fenomeni estremi.
Novanta milioni di euro e il rischio di occasioni sprecate
Uno dei temi centrali del dibattito riguarda le risorse economiche disponibili per contrastare l’erosione costiera.
Attualmente la Struttura commissariale per il contrasto del dissesto idrogeologico della Regione Siciliana dispone di circa 90 milioni di euro destinati agli interventi lungo le coste.
Per Legambiente si tratta di una straordinaria opportunità per avviare una vera politica di adattamento climatico. Tuttavia l’associazione teme che, in assenza di una strategia complessiva, tali risorse possano essere frammentate in numerosi interventi isolati e scollegati tra loro, replicando modelli già dimostratisi poco efficaci.
La proposta: un Piano regionale delle coste
L’associazione ambientalista propone la realizzazione di un vero Piano regionale delle coste, basato su dati scientifici, monitoraggio costante e capacità di aggiornamento rispetto ai cambiamenti climatici in corso.
L’obiettivo è costruire una gestione integrata dell’intero sistema costiero siciliano, capace di coniugare sicurezza, tutela ambientale e sviluppo sostenibile.
Secondo Legambiente, la vera sfida non consiste nel ricostruire continuamente ciò che il mare distrugge, ma nell’accompagnare il territorio verso modelli di adattamento in grado di convivere con trasformazioni che ormai appaiono inevitabili.
Per gli ambientalisti, solo una visione di lungo periodo potrà garantire un futuro più sicuro e resiliente alle comunità che vivono lungo le coste dell’Isola.