Quando il mare insegna a non arrendersi: il viaggio in rosa contro il cancro raccontato da Antonio Aiello

di Redazione

Ci sono imprese che si misurano in miglia nautiche e altre che si misurano nelle vite che riescono a toccare. Il Raid Mediterraneo in Rosa appartiene decisamente alla seconda categoria.

Prima ancora di essere una navigazione lungo le coste italiane, è un progetto di prevenzione, solidarietà e vicinanza concreta alle donne che affrontano una malattia oncologica. Al centro c’è l’Associazione Lorenzo Perrone ETS, nata dopo la scomparsa di Lorenzo, giovane portato via in pochi mesi da un tumore. I genitori, Riccardo e Rosalba, hanno trasformato quel dolore in un impegno civile: sostenere gratuitamente le persone malate, promuovere la prevenzione oncologica, offrire supporto psicologico, accompagnamento sanitario, visite mediche e servizi pensati per chi attraversa una fase fragile della propria vita.

È dentro questa storia che prende forma Mediterraneo in Rosa.

«Lorenzo lo conoscevo bene, conoscevo bene i suoi genitori. Quando è venuto a mancare, Riccardo e Rosalba hanno fondato un’associazione che porta il suo nome. Da lì mi è venuto naturale pensare a qualcosa che potesse aiutarli ad aiutare altre persone», racconta Antonio Aiello, imprenditore della Nuova Jolly Marine e ideatore del raid.

L’intuizione nasce nella primavera del 2022. Aiello osserva l’interesse crescente delle donne per le avventure nautiche raccontate sui social dalla sua azienda. Sono donne che seguono, commentano, fanno domande tecniche, partecipano emotivamente al viaggio. Dopo un confronto con la figlia Sara, l’idea trova la sua direzione: un raid tutto al femminile, ma con un obiettivo benefico preciso.

«Mi sono detto: perché non organizzare un raid solo per donne e legarlo a Cuore Rosa?», spiega Aiello. Cuore Rosa è uno dei progetti dell’Associazione Lorenzo Perrone: servizi gratuiti, da donna a donna, dedicati alle pazienti oncologiche.

Da quell’intuizione nasce un’avventura che oggi è arrivata alla terza edizione e che nel 2026 alza ulteriormente l’asticella: circa 1.400 miglia nautiche di coraggio, prevenzione e solidarietà. Il raid è partito il 31 maggio 2026 da Pavia, con la partecipazione al celebre Raid Pavia-Venezia, per poi proseguire lungo le coste adriatiche, ioniche e tirreniche fino all’arrivo a Genova, durante il Salone Nautico Internazionale.

       

Ma il cuore del progetto non è la performance sportiva. È la prevenzione.

Grande novità dell’edizione 2026 è infatti l’organizzazione di visite senologiche e dermatologiche gratuite in alcune città toccate dal percorso, tra cui Potenza Picena, Roma e Latina, con il supporto del Comune di Potenza Picena, Elettromedia, Sapienza Università di Roma e Istituto Dermopatico dell’Immacolata.

«Se anche una sola donna, seguendoci, decidesse di andare a fare un controllo, io il mio obiettivo l’avrei già raggiunto», dice Aiello. «E lo stesso vale se una donna decidesse di tendere la mano a un’altra donna in difficoltà. Mediterraneo in Rosa serve a questo: promuovere prevenzione e solidarietà».

Il raid, dunque, non raccoglie soltanto fondi per sostenere i servizi gratuiti dell’Associazione Lorenzo Perrone ETS. Prova anche a lasciare qualcosa nei luoghi che attraversa. Non un passaggio spettacolare e basta, ma un segno utile, misurabile, concreto.

Durante una delle iniziative di prevenzione, racconta Aiello, sono state effettuate sessanta visite gratuite. Cinque donne sono state indirizzate ad approfondimenti mirati. È qui che il progetto mostra la sua forza più immediata: arrivare prima, intercettare, convincere chi rimanda per paura o per mancanza di tempo.

«Noi vogliamo arrivare dove magari la prevenzione non arriva. Vogliamo scovare la malattia lì dove una persona non si aspetta di trovarla», afferma Aiello. «Perché purtroppo spesso non ci sono sintomi. Quando i sintomi ci sono, a volte si è già più avanti».

A bordo, intanto, il mare diventa un linguaggio. Le donne che partecipano al raid non sono comparse di una campagna benefica, ma protagoniste vere. Guidano, affrontano partenze all’alba, traversate difficili, onde alte, stanchezza e imprevisti.

Aiello, che segue molte tappe da terra, racconta di avere visto in loro una forma speciale di coraggio.

«Le capacità sono le stesse degli uomini, non vedo differenze. Però nelle donne ho visto forse un pizzico di audacia in più. In alcune situazioni hanno meno paura, affrontano quello che arriva con una forza sorprendente».

Non è soltanto una questione di coraggio individuale. È anche una capacità collettiva.

«Le ho viste lavorare insieme senza quasi parlarsi. Bastava uno sguardo. Una faceva una cosa, una faceva l’altra. Sembrava avessero preparato tutto prima, e invece era naturale. Ho visto un’intesa che a volte tra uomini manca».

Tra le partecipanti ci sono anche donne che hanno attraversato la malattia, interventi, terapie, mastectomie. E spesso, racconta Aiello, sono proprio loro a diventare un riferimento nei momenti più duri.

«Nei momenti critici, quando il mare era brutto o la situazione diventava difficile, erano proprio le donne che avevano già affrontato il tumore a dare forza alle altre».

È uno dei passaggi più potenti del progetto: chi è stata ferita diventa guida. Chi ha conosciuto la paura riesce a trasformarla in energia per il gruppo. Chi ha attraversato la tempesta riconosce il valore di ogni approdo.

Per Aiello il parallelo tra mare e malattia oncologica è inevitabile.

«Il mare è imprevedibile. Puoi aspettare il momento giusto, puoi prepararti, puoi studiare le condizioni. Poi parti e dopo poche miglia trovi onde che non avevi previsto. La malattia è così. Anche durante le cure non sai mai davvero come reagirà il corpo. Una terapia può andare bene, quella dopo può metterti in difficoltà».

Il Mediterraneo in Rosa diventa allora una metafora viva: si naviga perché la vita, come il mare, non sempre permette rotte lineari. A volte bisogna aspettare. A volte cambiare direzione. A volte stringere i denti. Ma il punto resta non sentirsi sole.

Il progetto ha generato anche altre iniziative, come percorsi gratuiti di make-up dedicati alle donne in terapia oncologica. Non si tratta di estetica superficiale, ma di identità, immagine, riconoscimento di sé.

«Una donna che affronta la chemioterapia può perdere i capelli, le sopracciglia. Si guarda allo specchio e non si riconosce più. Quei corsi servono a ridare luce al volto, forza e coraggio in un momento terribile», spiega Aiello.

In questa prospettiva, Mediterraneo in Rosa non è solo nautica, non è solo raccolta fondi, non è solo evento. È una piattaforma di relazioni, prevenzione e cura sociale. Un modo per dire che la solidarietà può muoversi anche sull’acqua, fare tappa nei territori, incontrare le persone, lasciare strumenti e consapevolezza.

Gli obiettivi dell’edizione 2026 sono chiari: raccogliere fondi per sostenere i servizi gratuiti dell’Associazione Lorenzo Perrone ETS, promuovere la tutela della salute, portare forza alle donne che affrontano una malattia oncologica, raccontare l’empowerment femminile attraverso lo sport e la nautica.

Ma forse l’obiettivo più profondo è un altro: trasformare la paura in gesto. Un controllo prenotato. Una visita fatta. Una mano tesa. Una donna che decide di non rimandare più.

«Le donne che ho incontrato hanno una forza incredibile», dice Aiello. «Certo, hanno anche momenti di sconforto. Ma quello che ho visto più di tutto è la voglia di lottare, di andare avanti, di condividere la propria esperienza con le altre. Il messaggio è semplice: ragazze, fate prevenzione».

Il mare, in fondo, fa questo. Porta lontano, ma riporta anche all’essenziale. Ricorda che nessuna traversata si affronta davvero da soli. E che, a volte, una rotta tracciata sull’acqua può diventare un modo per salvare vite sulla terra.