Insieme per la pace: al San Marco di Catania il dialogo tra le religioni nel Giardino delle Fedi

di Angelo Mattone

Dove poteva nascere se non in Sicilia l’idea di creare un giardino delle fedi? E, soprattutto, in quale terra se non nell’isola, allevata alla cultura della tolleranza e del pluralismo, di una tradizione millennaria di convivenza tra i popoli, avrebbe potuto avere luogo il dialogo tra le diverse religioni, la cattolica, l’islamica e la buddista, oggi le più diffuse nel mondo?

A Catania nel parco del presidio ospedaliero San Marco, un platano ultracentenario a donare ombra e frescura agli accaldati pellegrini, invitati alla riflessione sulla pace, organizzata dall’associazione Padayon: insieme per Silsilah, hanno offerto il loro contributo all’afflato delle diverse fedi, in favore della volontà comune di cessare dalle guerre, monsignor Luigi Renna, arcivescovo metropolita di Catania, l’imam, Abdelhafid Kheit, presidente della comunità islamica in Sicilia, Mattia Venuti della comunità buddista.

Intorno al perimetro della tenda, i quadri esposti dagli alunni dell’istituto Angelo Musco, in questo caso sì, a rendere preziosa la cornice dell’evento, Emiliano Abramo, presidente della comunità di Sant’Egidio ha presentato la manifestazione. Nel susseguirsi degli interventi, l’avvicendamento dei ministri dei culti, impegnati a rendere universale e solidaristica la perorazione di pace, l’impegno alla fratellanza tra i popoli del mondo, il futuro impegno per la ricostruzione, soprattutto a Gaza, dove il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha profuso energie preziose per contenere la follia omicida del governo Netanyahu.

A caratterizzare il dibattito, la presenza del più carismatico dei missionari siciliani, quel padre Sebastiano Ambra, missionario nelle Filippine fin dal 1977, appartenente al Pontificio istituto missioni estere, la cui opera di raccordo tra musulmani e cristiani ha avuto a Zamboanga, nel lembo occidentale dell’isola di Mindanao, il costante e indefesso impegno del sacerdote originario di Aci Trezza, sempre sostenuto dalla comunità catanese di riferimento, organizzatrice dell’incontro.

Nel solco dell’insegnamento dell’indimenticato cardinale Carlo Maria Martini, la testimonianza di fede e di oneroso e quotidiano impegno di padre Sebastiano Ambra ha superato barriere di costume, limiti legati alle abitudini, diversità di riti e molteplicità di usi e costumi, indirizzato a costruire comunità coese, tra di esse unite da vincoli di armonia, di condivisione, di reciproco sostegno.

A officiare il raduno, il direttore generale dell’azienda ospedaliera San Marco, Giorgio Santonocito, il direttore del presidio Giuseppe Mangano, insieme con il cappellano monsignor Orazio Catarroso.

Quantunque in questi giorni di giugno, il caldo abbia imperversato con maggiore virulenza più al nord che al sud, ieri non è mancata la calura al Giardino delle fedi, nel parco dell’ospedale San Marco, accudito con notevole cura dalla ditta appaltatrice, e nondimeno un sufficiente afflusso di pubblico ha caratterizzato l’evento. Al fascino dell’unico ospedale, avente un luogo di raccordo per il dialogo interreligioso, si è sommata la voglia di dire no a questa deriva globale, osannante rispetto alla violenza sociale e alle aggressioni dei paesi dotati di armamenti nucleari contro popolazioni inermi. Si accennava in apertura dell’intervento degli alunni dell’istituto statale Angelo Musco, diretti dal preside Mauro Mangano per presentare la mostra libertà e pace. Encomiabili per valori e impegno, i ragazzi hanno prodotto disegni, quadri, litografie ad alta densità di contenuti contro qualsivoglia violenza nel mondo.

A Lucia Di Mauro, organizzatrice instancabile di eventi di significativa incidenza sociale, si deve l’impegno per la realizzazione della manifestazione, pur sempre caratterizzato da quell’empito di fede, unico ancoraggio, oggi, in mezzo a eventi bellici, inenarrabili per crudeltà e follia degenerativa. Si pensi solamente ai 71 mila morti nella striscia di Gaza, un terzo dei quali bimbi, così ai caduti nell’attacco russo all’Ucraina, dove si stimano 1 milione e 200 mila vittime tra i combattenti di ambedue i fronti.

Se soltanto, la riflessione sulla pace, avesse prodotto, come in effetti è accaduto, il rifiuto netto e motivato, nessuno può usare il nome di Dio per scatenare la guerra, in un luogo simbolico per le sofferenze degli uomini, appunto l’ospedale San Marco di Catania, il gesto in sé si avvicina molto alla marcia per la pace, tenuta ogni anno ad Assisi.