ISPRA pubblica la nuova Carta Strutturale dei Mari Italiani: una fotografia aggiornata dei fondali del Mediterraneo

di Giuliano Spina

L’Italia dispone da oggi di uno strumento scientifico fondamentale per conoscere meglio la geologia dei propri mari. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), attraverso il Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia, ha infatti reso disponibile online la nuova Carta Strutturale dei Mari Italiani, una mappa che descrive in maniera dettagliata la conformazione geologica dei fondali che circondano la penisola.

L’elaborato rappresenta una sintesi aggiornata delle conoscenze maturate nel corso di decenni di studi geologici e geofisici nel Mediterraneo e consente di visualizzare faglie, bacini sedimentari, strutture tettoniche e altri elementi che caratterizzano il sottosuolo marino italiano.

Un progetto nato dalla collaborazione tra enti di ricerca e università

La realizzazione della carta è il risultato di un ampio lavoro di squadra che ha coinvolto alcuni tra i più importanti enti scientifici italiani. Accanto a ISPRA hanno partecipato il Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso l’Istituto di Scienze Marine (Cnr-Ismar), l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) e le università di Genova, Palermo, Roma Tre e Trieste.

L’integrazione di dati geologici, geofisici e oceanografici raccolti durante numerose campagne di ricerca ha permesso di ottenere una rappresentazione completa delle strutture profonde del Mediterraneo centrale.

Un contributo alla rete europea dei dati marini

La nuova Carta Strutturale dei Mari Italiani si inserisce all’interno del programma europeo EMODnet Geology (European Marine Observation and Data Network), la rete che raccoglie, organizza e rende accessibili i dati geologici relativi ai mari europei.

L’iniziativa mira a mettere a disposizione della comunità scientifica, delle istituzioni e dei decisori pubblici informazioni affidabili e aggiornate, favorendo una migliore conoscenza degli ambienti marini e una gestione più sostenibile delle risorse.

Dalle faglie ai vulcani sottomarini: cosa mostra la carta

La mappa copre l’intero sistema marino italiano, dal Mar Ligure al Tirreno, dall’Adriatico allo Ionio fino al Canale di Sicilia, evidenziando le principali caratteristiche geologiche dei fondali.

Tra gli elementi rappresentati figurano:

  • sistemi di faglie e strutture tettoniche;
  • bacini sedimentari;
  • caratteristiche della crosta terrestre e dei margini continentali;
  • aree interessate da attività vulcanica sottomarina;
  • principali lineamenti geologici del Mediterraneo centrale.

Si tratta di informazioni preziose per comprendere meglio l’evoluzione geologica dell’area e le dinamiche che continuano a modellare il territorio sommerso.

Uno strumento utile per ricerca, sicurezza e pianificazione

Oltre al valore scientifico, la Carta Strutturale dei Mari Italiani rappresenta una risorsa strategica per numerosi ambiti applicativi. La conoscenza approfondita dei fondali consente infatti di migliorare la valutazione dei rischi naturali, supportare la pianificazione delle attività offshore, favorire la tutela degli ecosistemi marini e contribuire a una gestione più sostenibile delle risorse presenti in mare.

La disponibilità di dati aggiornati permette inoltre di studiare con maggiore precisione fenomeni come terremoti, vulcanismo sottomarino, movimenti delle placche tettoniche ed evoluzione delle strutture geologiche profonde.

Una nuova finestra sul Mediterraneo

La pubblicazione della nuova carta segna un passo importante nella conoscenza del Mediterraneo centrale, considerato uno degli scenari geologicamente più complessi del pianeta. Grazie a questo strumento, ricercatori e istituzioni potranno disporre di una base informativa più completa per affrontare le sfide legate alla sicurezza del territorio, alla protezione dell’ambiente marino e alla pianificazione delle attività future.

Un patrimonio di dati che conferma come la conoscenza del mare non sia soltanto una questione scientifica, ma anche una risorsa strategica per lo sviluppo sostenibile del Paese.