Il percorso per la definizione delle aree idonee destinate agli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili in Sicilia torna al centro del dibattito politico e istituzionale. L’Assemblea Regionale Siciliana ha infatti deciso di rinviare nuovamente in Commissione il disegno di legge n. 1030/A Stralcio IV/A, che contiene anche disposizioni legate alla transizione energetica dell’Isola.
Una decisione accolta positivamente da Legambiente Sicilia e dalle numerose associazioni che nelle scorse settimane avevano chiesto un maggiore approfondimento sul provvedimento, ritenendo necessario un confronto più ampio su una materia considerata strategica per il futuro energetico, ambientale ed economico della regione.
Legambiente: «Scelta che va nella direzione auspicata»
Secondo Legambiente, il rinvio rappresenta un’opportunità per affrontare in maniera più organica una questione che non riguarda soltanto l’individuazione di nuove aree per gli impianti rinnovabili, ma anche il modello di sviluppo che la Sicilia intende adottare nei prossimi decenni.
«Una scelta che va nella direzione da noi auspicata nelle scorse settimane, attraverso l’appello sottoscritto da numerose realtà associative, e che conferma – dichiara Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia – la necessità di un supplemento di istruttoria e di una riflessione più ampia sul ruolo che questa normativa dovrà svolgere nel futuro della Sicilia».
L’associazione ambientalista aveva già manifestato perplessità sia per l’inserimento della disciplina sulle aree idonee all’interno di un disegno di legge contenente materie eterogenee, sia per la mancanza di un adeguato percorso di confronto pubblico sulle conseguenze territoriali, ambientali, sociali ed economiche delle scelte da adottare.
Una legge strategica per il futuro energetico dell’Isola
La Sicilia, come tutte le altre regioni italiane, è chiamata a individuare nuove aree idonee per contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione fissati dalle normative europee e nazionali. Per Legambiente, tuttavia, un passaggio così importante richiede una legge specifica e una pianificazione più strutturata, piuttosto che un singolo articolo inserito in un provvedimento più ampio.
«Per questa ragione – conclude Castronovo – riteniamo che il ritorno del disegno di legge in Commissione debba rappresentare un’occasione non per rallentare ulteriormente le decisioni sul futuro energetico dell’Isola, ma per dotare la Sicilia di uno strumento più efficace e coerente, fondato su dati scientifici, pianificazione territoriale e partecipazione democratica. Uno strumento capace di coordinare gli obiettivi energetici con quelli ambientali, paesaggistici e di sviluppo territoriale, dal mondo agricolo a quello industriale, accompagnando la Sicilia verso un modello economico sempre meno dipendente dalle fonti fossili e più coerente con i principi della giustizia ambientale e sociale».
Il ruolo del PEARS e del Piano Territoriale Regionale
Al centro della riflessione vi è anche la necessità di integrare la futura normativa con gli altri strumenti di pianificazione regionale già esistenti o in fase di elaborazione, come il Piano Energetico Ambientale Regionale Siciliano (PEARS) e il Piano Territoriale Regionale (PTR).
«In questa prospettiva – aggiunge Anita Astuto, responsabile Energia e Clima di Legambiente Sicilia – il disegno di legge sulle aree idonee assume un ruolo strategico che probabilmente, finora, non è stato pienamente compreso. Esso rappresenta infatti uno dei tasselli fondamentali di una pianificazione più ampia che deve comprendere il necessario adeguamento del Piano Energetico Ambientale Regionale Siciliano (PEARS) e il coordinamento con il Piano Territoriale Regionale (PTR), attualmente in fase di redazione. Solo attraverso questa integrazione sarà possibile trasformare la transizione energetica in una risposta sistemica ai principali problemi strutturali dell’Isola».
Transizione energetica e sviluppo del territorio
Per Legambiente, infatti, la transizione energetica può diventare uno strumento per affrontare contemporaneamente alcune delle principali criticità della Sicilia, dalla crisi climatica allo spopolamento delle aree interne, passando per le difficoltà del comparto agricolo e la necessità di rafforzare la sicurezza energetica regionale.
«È proprio l’integrazione tra politiche energetiche, territoriali ed economiche che può trasformare la transizione energetica in una risposta sistemica ad alcuni dei principali problemi strutturali della Sicilia: dalla crisi climatica allo spopolamento delle aree interne, dalla fragilità del sistema agricolo alla necessità di rafforzare la sicurezza energetica e la competitività economica regionale».
Il contributo delle associazioni al confronto
L’associazione ambientalista conferma quindi la propria disponibilità a partecipare al confronto istituzionale affinché le osservazioni avanzate durante le audizioni possano tradursi in un testo normativo più solido e condiviso.
«Continueremo pertanto a offrire il nostro contributo affinché le proposte avanzate nel corso dell’audizione possano tradursi rapidamente in una legge più solida, condivisa ed efficace, all’altezza delle sfide che attendono la Sicilia nei prossimi decenni. Il tempo del confronto è necessario; adesso deve diventare anche il tempo delle decisioni e della pianificazione strategica, per garantire una transizione energetica giusta, sostenibile e capace di generare benefici concreti per i territori e le comunità locali».