Origini storiche del Castel Gonzaga di Messina
Le storie avvolte nel mistero e nella curiosità nella nostra Isola non smettono mai di stupire e da queste storie neanche la città che per molti aspetti viene definita come la porta d’ingresso, Messina, è immune. Ci troviamo nel quartiere popolare Montepiselli e il luogo avvolto nel mistero è il Castel Gonzaga, una costruzione omonima di quella ben più nota a Mantova e di origine rinascimentale, in quanto eretta al termine del quarto decennio del XVI secolo.
Il Forte di Montepiselli tra abbandono e leggende popolari
Le storie che hanno avuto luogo al suo interno e che lo collocano a pieno titolo nei siti misteriosi della Sicilia sono alquanto singolari e la conferma in tal senso arriva dallo scrittore messinese Giandomenico Ruta, autore del libro Nel segreto del Forte Gonzaga (nell’immagine nel testo qui).
«Per tanti anni questo castello – spiega Ruta – è stato abbandonato dalle istituzioni, il che lo ha portato a diventare una spelonca e quindi un covo di gente di malaffare e di drogati. Nella terrazza accanto alla cappella c’è una stanza nella quale addirittura venivano fatti dei riti magici, probabilmente di magia nera e quindi di stregoneria. Tutto questo ha fatto sì che il castello prendesse una certa direzione su quello che poi può essere la credenza popolare, ma ci sono dei fatti realmente accaduti di cui io sono testimone».
Le testimonianze raccolte dallo scrittore Giandomenico Ruta
Cosa accadde quindi nello specifico? «Nel 1985 una ragazza di nome Giusy, all’epoca mia fidanzata, recandosi assieme a me e ad altri due amici al castello ed entrando in uno cunicoli che ci sono, una sorta di budello, si è sentita soffiare all’orecchio come se qualcuno la stesse inseguendo. Lei così è scappata ed è venuta verso di noi, che eravamo in un’altra ala del castello. Da quel momento è come se lei combattesse contro qualcuno di invisibile».
La faccia della fidanzata di Giandomenico diceva tutto: «Noi vedevamo tutta la sua espressione stravolta e il corpo che ripiegava su sé stesso come se le arrivasse qualcosa che le faceva male. In seguito, dopo che era stata liberata al santuario di Montalto, sempre a Messina, si è scoperto che era stata posseduta. La liberarono dei sacerdoti e fu seguita da loro, ma indagando io mi sono accorto che anche altra gente aveva fatto esperienze se non proprio simili a questa quantomeno analoghe».

Credits photo Giandomenico Ruta
Racconti di presunte presenze e fenomeni inspiegabili
Quali furono le esperienze capitate ad altre persone? «Due ragazze furono possedute il lunedì di Pasqua nel 1961 mentre facevano la classica scampagnata, qualcun altro correndo con la motocicletta nei cunicoli si sentiva attraversato da una presenza fisica reale pur non vedendo. Altri gruppi di ragazze gitanti misero la musica nel giradischi e una ragazza disse all’altra che ballava come un cavallo e subito si sentì un nitrito di cavalli, che però non c’erano malgrado il castello fosse aperto. Una coppia di fidanzati salì in terrazza e davanti a un lucernario che portava fino a sotto gridarono dicendo che se c’era qualcuno si doveva fare vedere e nel mirare a ciò agli occhi della ragazza Marta apparve un’ombra che raffigurava una croce puntata verso il basso».
Riti, cunicoli e storie tramandate nel tempo
Quanto accaduto ha dato i suoi risultati nelle credenze popolari: «Tutti questi fatti hanno portato a credere che il castello fosse infestato dai fantasmi. Del resto l’epoca in cui venne costruito, quella rinascimentale, fu un’epoca in cui avvennero battaglie, in particolare la cacciata dei Borboni dalla Sicilia, ed è come se le mura avessero assorbito del sangue. I personaggi più accreditati per aver infestato il castello sono i soldati spagnoli».
Il ruolo dell’Associazione Gonzaga nella gestione del sito
Quando il Comune diede la possibilità di prendere in custodia il castello all’Associazione Gonzaga «quest’ultima notò nella stanza accanto alla cappella tracce di un rito e di presenze di animali sacrificati. Una volta si disse che qualcuno si era introdotto nel castello e si videro anche delle persone incappucciate, che tentarono di corrompergli con i soldi. Loro rifiutarono e queste persone se ne dovettero andare. C’era veramente qualcuno che faceva riti magici. Quella stanza è l’unica ad avere sul soffitto una grata originale del 1540, anno in cui il castello venne ultimato, mentre tutte le altre sono state rubate. Siccome si pensa che certe notti in cui la Luna trafigge quella grata per colpire la vittima sacrificale, che spesso è un pennuto, c’è un effetto particolare che dà a determinate persone un certo potere».