Il dibattito sugli interventi e le verifiche tecniche
Si riaccende il confronto sul futuro del lungomare di Catania, tema centrale per la pianificazione urbana e la tutela della costa. Nei giorni scorsi l’Ordine degli Architetti etnei è intervenuto sulla questione degli interventi da realizzare, sottolineando l’importanza di procedere con ulteriori verifiche tecniche prima di avviare le opere più delicate.
«La scelta di attendere ulteriori verifiche tecniche prima di procedere sugli interventi più delicati del Lungomare è assolutamente condivisibile – ha dichiarato il presidente dell’Ordine degli Architetti di Catania, Alessandro Amaro – perché oggi le trasformazioni urbane, soprattutto nei territori costieri più esposti ai cambiamenti climatici, richiedono un approccio sempre più integrato tra sicurezza, paesaggio e sostenibilità».
Secondo l’Ordine, il tema non riguarda soltanto il ripristino delle infrastrutture esistenti, ma apre una riflessione più ampia sul rapporto tra città e mare, soprattutto alla luce delle nuove condizioni geomorfologiche del litorale.
Coste e cambiamenti climatici: verso una nuova visione del waterfront
Gli eventi atmosferici estremi degli ultimi anni impongono, secondo gli architetti, un cambio di prospettiva nella gestione delle aree costiere.
«Gli eventi atmosferici estremi degli ultimi anni – ha aggiunto Amaro – ci impongono di guardare alle aree costiere non più soltanto come spazi urbani da ricostruire, ma come ecosistemi fragili con cui ristabilire un equilibrio. In questo senso, la vulnerabilità del Lungomare può diventare anche l’occasione per immaginare soluzioni maggiormente orientate alla rinaturalizzazione e alla valorizzazione paesaggistica del waterfront».
Tra le ipotesi indicate rientra una visione più “leggera” dello spazio pubblico costiero, con meno superfici impermeabili e maggiore integrazione con l’ambiente naturale: più verde, suolo permeabile, percorsi adattabili e strutture reversibili come passerelle in legno e acciaio o piattaforme leggere.
«Non si tratta di mettere in discussione il percorso progettuale avviato – ha precisato il presidente –, ma di cogliere l’opportunità di un confronto multidisciplinare. Oggi il tema centrale è comprendere come abitare il margine tra città e natura in modo più consapevole e durevole».
Il lungomare come laboratorio di nuova urbanità
Per l’Ordine degli Architetti, il waterfront catanese rappresenta uno degli spazi identitari più importanti della città e deve essere ripensato in chiave contemporanea.
«Il Lungomare può diventare un laboratorio di nuova urbanità – ha concluso Amaro – meno rigida, più naturale, più vicina alla forza e alla bellezza del nostro paesaggio».
L’Ordine richiama inoltre il lavoro già avviato nel 2012 con il workshop “Simeto Landscape”, che aveva proposto spunti progettuali e riflessioni sulla trasformazione delle aree costiere.
Legambiente Catania: “Stop a nuove costruzioni rigide vicino al mare”
Sul tema interviene anche Legambiente Catania, che adotta una posizione netta in favore della rinaturalizzazione della costa e contro ulteriori interventi invasivi.
«Gli eventi estremi legati ai mutamenti climatici in atto rendono inaccettabile, oltre che imprudente, l’idea di ricostruire immobili, strade e infrastrutture fisse o amovibili a ridosso del mare – ha dichiarato la presidente Viola Sorbello –. Non è più una questione urbanistica, ma di sicurezza pubblica e responsabilità amministrativa».
L’associazione ambientalista sottolinea la necessità di ripristinare i sistemi naturali costieri, come le dune, fondamentali per contrastare l’erosione e proteggere gli habitat.
«Dove c’è sabbia vanno ripristinati i sistemi dunali – ha aggiunto Sorbello –. Laddove ci sono coste rocciose non devono essere autorizzate nuove colate di cemento. Il lungomare e tutte le coste non vanno ricostruite come prima, ma ripensate nella loro funzione naturale di difesa».
Un confronto aperto sul futuro della costa etnea
Il dibattito sul lungomare di Catania si inserisce così in una riflessione più ampia che coinvolge istituzioni, tecnici e associazioni ambientaliste. Al centro resta la sfida di conciliare sicurezza, tutela del paesaggio e adattamento ai cambiamenti climatici, immaginando un nuovo modello di città costiera più resiliente e sostenibile.