“My Playa” di Luca Zuppelli: alla Playa di Catania l’arte incontra natura, memoria e sostenibilità

di Giuliano Spina

Esiste un luogo, lungo il litorale del Golfo di Catania, in cui il tempo sembra dilatarsi e contrarsi al ritmo delle onde. È La Playa, una lunga distesa dorata che per l’artista Luca Zuppelli non è soltanto un paesaggio, ma un vero e proprio archetipo dell’anima, il suo “luogo del cuore”.

Da questa relazione profonda nasce la mostra “My Playa”, un progetto che trasforma lo spazio costiero in un linguaggio artistico e simbolico, dove memoria personale e riflessione contemporanea si intrecciano.

Un titolo tra gioco e identità

Il titolo della mostra prende forma da un interessante gioco linguistico e concettuale: la fusione tra lo spagnolo playa (spiaggia) e l’inglese play (gioco, azione). Da questo cortocircuito nasce una narrazione che racconta l’evoluzione del rapporto dell’artista con il suo luogo d’origine.

Se nell’infanzia La Playa era spazio di gioco e leggerezza, oggi diventa per Zuppelli un territorio interiore di riflessione, contemplazione e ricerca creativa.

Natura, S.cultura e Sottocultura: le tre chiavi della mostra

Il percorso espositivo si sviluppa attraverso un sottotitolo che ne guida la lettura: Natura, S.cultura e Sottocultura, tre dimensioni che rappresentano livelli diversi di interpretazione del paesaggio e del gesto artistico.

Natura: la bellezza originaria del mare

La prima sezione della mostra celebra la natura nella sua forma più pura. Il mare e il litorale vengono raccontati come fonte di meraviglia e ispirazione, capaci di generare forme, colori e suggestioni che l’artista raccoglie e rielabora.

In questa dimensione, La Playa diventa anche uno spazio educativo, in cui lo sguardo del visitatore viene guidato verso una maggiore consapevolezza della bellezza naturale.

S.cultura: il gesto creativo e la trasformazione della materia

Il secondo livello è quello dell’azione artistica. Qui la sabbia – elemento primordiale della Playa – diventa materia viva del processo creativo. A questa si affiancano legni levigati dal mare e conchiglie, elementi naturali che vengono trasformati in composizioni scultoree.

La materia non viene semplicemente utilizzata, ma reinterpretata: la scultura diventa così un ponte tra il ricordo dell’infanzia e la maturità dell’espressione artistica.

Sottocultura: il lato nascosto del mare

La terza dimensione è quella più critica e contemporanea. Le mareggiate invernali restituiscono alla riva non solo elementi naturali, ma anche rifiuti e materiali di scarto prodotti dall’uomo.

Questa “sottocultura” dell’inquinamento e del consumo viene integrata nelle opere, trasformando plastica e materiali abbandonati in testimonianze visive. Ne nasce un forte messaggio ecologico che invita a riflettere sul rapporto tra uomo e ambiente.

Un viaggio tra infanzia, arte e consapevolezza

“My Playa” non è solo una celebrazione nostalgica del passato, ma un percorso che invita lo spettatore a sostare simbolicamente sulla riva della coscienza.

Le opere di Luca Zuppelli si configurano come strumenti di riflessione ecologica e poetica, capaci di accompagnare il visitatore in un viaggio che parte dalla spensieratezza del gioco per arrivare alla responsabilità dell’età adulta.

Un percorso in cui La Playa di Catania diventa molto più di un luogo: diventa memoria, materia e visione.

toto togel