Tempio di Apollo a Siracusa: storia, trasformazioni e segreti del tempio greco più antico d’Occidente

di Giuliano Spina

Il Tempio di Apollo, porta d’ingresso di Ortigia

Siracusa non smette mai di stupire con i suoi gioielli artistici e un esempio in tal senso è rappresentato dal Tempio di Apollo, un monumento che fa da vero e proprio portale di benvenuto nell’isola di Ortigia una volta percorso il Ponte Umbertino.

Perché è considerato il tempio greco più antico d’Occidente

Le sue radici affiorano nell’antichità, precisamente all’inizio del VI secolo a.C. ed è il tempio dorico più antico di tutta la Sicilia di tipologia periptero con colonne di pietra. Nel corso della storia ha subito diverse trasformazioni, anche in termini di destinazione per l’utilizzo di questa area, come spiega la guida turistica Pietro Piazza.

«Il Tempio di Apollo è considerato da tutti gli studiosi – afferma Piazza – il tempio greco più antico d’occidente, perché rappresenta una sperimentazione, ovvero il passaggio dal tempio di forma quadrata a una forma più complessa, dove il tempio di forma quadrata si allunga ed è circondato dalle colonne doriche, che gli danno più enfasi, e anche coperto con un tetto a doppio spiovente. Questo perché tra l’VIII e il VII secolo a.C. i Greci furono molto in contatto con le popolazione del vicino oriente e la colonna dorica fu una trasformazione di quella papiriforme. Ha anche un doppio colonnato da sei file all’ingresso che ricorda i templi egiziani. Ha 17 colonne sui lati lunghi e 6 sui lati corti con un doppio colonnato da 6 all’ingresso per renderlo imponente. All’interno ha un grande ambiente rettangolare dove i Greci mettevano la statua di culto del dio Apollo, gli oggetti che usavano per il culto e persino i doni votivi. L’accesso alla sala era consentito solo ai sacerdoti e la trabeazione era decorata con un rilievo in terracotta intervallato da grondaie a fiore di loto».

Dal culto di Apollo alla trasformazione in chiesa e moschea

La collocazione all’ingresso dell’isola di Ortigia è molto importante, in quanto da esso «si partiva per la via sacra che portava a piazza del Duomo, che era l’acropoli di Siracusa. Il tempio è dedicato ad Apollo perché lui e sua sorella Artemide erano venerati a Corinto. I Corinzi si portarono a Siracusa i loro culti. Il tempio di Apollo contiene un’iscrizione che menziona quello che probabilmente è il personaggio che l’ha commissionato e l’architetto. Questo tempio dopo la fine dell’età pagana fu trasformato prima in una chiesa dai Bizantini, poi in una moschea dagli Arabi, poi di nuovo in una chiesa sotto i Normanni finché nel Cinquecento gli Spagnoli demolirono in parte per costruirci una caserma, un quartiere militare, demolito a sua volta dopo l’unità d’Italia. Il materiale è il calcare siracusano e del vecchio tempio rimangono in piedi solo due colonne, che però sono due blocchi monolitici da sette tonnellate ciascuno ricavati dalle latomie a sud del Porto Grande e trasportate lì via mare. Gli ultimi studi risalgono agli anni ’70».

La valorizzazione del sito tra restauri e percorsi turistici

Si potrebbe fare qualcosa per migliorare la visibilità: «Attualmente è visibile da dietro la balaustra in Largo 26 luglio, ma anche un percorso all’interno con le dovute precauzioni per vedere l’iscrizione in arabo, che è interessante. Poi si potrebbe ripulire il tutto dall’erbaccia. L’architetto Federico Fazio ha studiato la fase dalla demolizione della caserma spagnola fino ai restauri del tempio».

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