Cos’è la leptospirosi nel cane e come si trasmette
Tra le malattie che possono colpire gli animali a quattro zampe e più in generale i cani c’è anche la leptopirosi. Si tratta nello specifico di una patologia infettiva zoonotica causata dal batterio Leptospira, che si trasmette tramite il contatto con le urine infette degli animali oppure attraverso l’acqua o più in generale i terreni contaminati.
Perché la leptospirosi è difficile da eradicare
Il veterinario appassionato di divulgazione Mirko Ivaldi mostra come sia un po’ complicato estirpare questa malattia per svariati motivi.
«Questa malattia è difficile da eradicare – spiega Ivaldi –. E’ portata dal batterio noto come Leptospira, che a seconda della specie e della sottospecie può variare. Si trasmette dall’uomo agli animali attraverso urine di animali o ambienti contaminati da queste stesse urine. Il serbatoio è rappresentato dal ratto, che è ubiquitario, soprattutto a livello urbano, e resistente. Questo comporta non poche difficoltà nella sua estirpazione, anche se la malattia in sé e per sé non è gravissima. Sia in ambito umano che in ambito animale si può curare con l’antibiotico. Nel cane però può portare a gravi complicanze a reni e fegato e può essere soggetta a recidive a distanza di mesi».
Vaccini L2 e L4: differenze e protezione
Sono soggetti alla leptospirosi gli animali che stanno in zone umide, «come il cane da caccia o animali che vivono in zone frequentate da ratti. Basta solamente una zona in cui è presente un fiume e quindi uno scarico di depuratore e il rischio quindi aumenta. Per fortuna oltre agli antibiotici ci sono i vaccini da decenni. Recentemente si è però scoperto che esistono diversi sierotipi, come una variante dello stesso patogeno che risponde a particolari tipologie genetiche. Quelli presenti in Italia son L2 e L4, quest’ultimo scoperto negli ultimi tempi. Il vaccino standard è solo L2 e qualche caso di cane vaccinato che ha sviluppato la patologia c’è stato. Esiste da qualche anno in commercio il vaccino per L4, che copre anche L2. Il contrario invece non succede».
Prevenzione e comportamenti corretti
La ricerca comunque va avanti molto bene «sia perché la malattia è a diffusione mondiale che perché è una malattia tenuta sotto controllo, ma soprattutto perché si tratta di una zoonosi, che porta ad ammalarsi anche l’umano. Conta molto anche l’igiene, in quanto si devono evitare ambienti contaminati e il contatto tra il serbatoio e i nostri oggetti il rischio si riduce. Avendo più ore di luce e una maggiore attività esterna dei ratti il rischio aumenta, ma non è stagionale. La cadenza temporale tra un vaccino e l’altro secondo i protocolli per la leptospirosi L4 si dovrebbe fare annualmente, mentre nei casi di animali particolarmente a rischio si parla anche di vaccinazione semestrale. I veterinari locali sanno consigliare a seconda della zona in cui ci si trova».