Il romanzo di Georges Bernanos e la sua attualità
<<Dunque mi dicevo che gli uomini sono divorati dalla noia. Naturalmente bisogna rifletterci un poco per rendersene conto, non è una cosa che si afferri immediatamente. È una specie di pulviscolo […] è sufficiente fermarsi un attimo per averne coperti il volto, le mani […] io mi domando se mai gli uomini abbiano conosciuto un tale contagio della noia, una tale lebbra>>. Quanti, tra gli avvezzi al cancro invisibile dell’odierna società dei consumi, hanno lambito, infinite volte pur non ammettendolo mai francamente, quell’apatia chiamata «noia», dicasi altrimenti la totale mancanza di mete in grado di fare muovere le pedine a nostra disposizione, fosse anche di pochi millimetri? Quanti millantano conoscenze letterarie, hanno già la risposta pronta, non importa se priva di basamenti credibili: siamo certi di menzionare l’accidia del Petrarca!
La noia come malattia della modernità
Su fronti decisamente più “laici”, del tutto scevri da ancoraggi ai vizi capitali e da simili “aquinate”, relegate ai teologi medievali, la risposta sarebbe ben più capziosa. La noia? Con chi credere di parlare? Andatevi a rileggere l’omonimo romanzo di Alberto Moravia, riposto sul comodino della nostra stanza da letto a partire dal 1960; chi vi dice che non eravamo ancora nati nel decennio della contestazione studentesca? Per un attimo, lasciamo da parte gli atteggiamenti da gradasso e fiondiamoci su un anniversario, tondo, serio, consistente e per questo degno del massimo rispetto.

Dal Novecento al 2026: un messaggio ancora vivo
Sono passati novant’anni dal «Diario di un Curato di campagna», il romanzo più famoso dello scrittore cattolico francese Georges Bernanos (Parigi, 20 febbraio 1888- 5 luglio 1948). Essa potrebbe benissimo provenire dal nostro frastornato 2026 in tema di ansie, fobie da esorcizzare, traumi da superare. Non ha nulla da spartire con gli scribacchini della nostra epoca, in quanto a profondità di riflessione, tormenti di un vissuto personale scaturito dal vortice della prima metà del Ventesimo Secolo.
Fede, sofferenza e ricerca di senso
Nel mondo di oggi, tutto viene misurato con la visibilità di chi intraprende anche l’azione di recarsi ai servizi. Desiderate volare alto? Nell’Anno dello scristianizzato 2026, anno nel quale anche essere sospettati di cattolicesimo equivale a ricevere lo stigma della risibilità sociale, vivere in funzione di Valori, rispondenti alla vita piena di senso, alla solidarietà verso gli altri per edificare un tessuto civile nel quale il denaro non sia il metro del più innocuo respiro, è qualcosa di eroico.
Letteratura cattolica in dialogo con il presente
Da non confondere con qualcosa di spettacolare! «Qualcuno forse dirà che da molto tempo ci si è assuefatti alla noia, che la noia è la vera condizione dell’uomo»: mai pensato di riprendere questo romanzo, prima di essere divorati da un tarlo che non lascia scampo a quanti ritengono che l’esistenza debba escludere sofferenze, sberleffi, delusioni? Mai pensato di reagire al “male di vivere” cercando esempi luminosi, in grado di dare un senso alla nostra vita, magari in una prospettiva che non esaurisce ogni nostro intento nell’esistenza terrena?
Perché riscoprire oggi il Diario di un Curato di campagna
Tra il tablet e lo smartphone, fate posto ad una qualsiasi edizione (economica) del capolavoro di Bernanos. Quanti di voi hanno mai sentito parlare del tascapane? Aprite la vostra borsa, il vostro zaino, il vostro trolley: chiamatela pure cartella se vi garba: la vostra anima vale più degli oggetti materiali di cui vi circondate. Buttate nel cestino le sigarette e aprite questo libro, magari in compagnia di una persona a voi cara. È garantito che ne riceverete benefici inaspettati: la fruizione avrà durata minima di novant’anni.
Autodafé immaginato puntata n° 9 di lunedì 4 maggio 2026
Marco Leonardi
Marco Leonardi è professore universitario e medievista di chiara fama, studioso attivo nel panorama accademico e autore di numerose pubblicazioni scientifiche e interventi sulla stampa periodica. Il suo lavoro si concentra sull’interpretazione storica come strumento per comprendere il presente e stimolare il pensiero critico.
Per L’Urlo firma la rubrica “Autodafé immaginato”, uno spazio dedicato alla riflessione, al confronto culturale e alla lettura non convenzionale dei temi contemporanei.