Il buon uso della distanza: il romanzo di Vito Di Battista che trasforma il sogno di scrivere in un patto pericoloso

di Giuseppe Quattrocchi

Cari lettori,
chi di noi non ha mai sognato di pubblicare un libro? Magari, trasportati da una lettura che ci ha particolarmente ispirati, prendiamo la penna in mano credendo di poter compiere il miracolo: scrivere. Per poi renderci conto, cinque minuti dopo, di non esserne capaci. Il sogno si infrange tra le righe della pagina bianca e noi rimaniamo incastrati tra i resti della nostra impresa. Scrittori mancati, sognatori destinati a collezionare solo inizi.

Ma non disperate. I libri riescono anche in questo, ci permettono di vivere vite che non potremmo mai vivere nella realtà. E così, se leggerete “Il buon uso della distanza” di Vito Di Battista, edito da Gallucci, riuscirete a realizzare il vostro sogno e, per il tempo di una lettura, anche voi diventerete uno dei migliori scrittori della scena parigina di fine Novecento. Ovviamente, non senza le dovute e necessarie complicazioni.

Dunque, immaginate di tornare a casa dopo l’ennesimo rifiuto da parte di una casa editrice e di scorgere nella buca delle lettere una busta. Immaginate che quella busta vi offra finalmente la vostra occasione: un accordo. Scrivere dietro compenso, seguendo i suggerimenti di una misteriosa donna che, per tutto il romanzo, chiamerete Madame. C’è solo un’unica condizione da rispettare, rinunciare alla vostra identità e pubblicare ogni singolo libro sotto uno pseudonimo diverso. Voi ancora non lo sapete, ma avete appena firmato un patto con il diavolo.

Avviando questa folle corrispondenza epistolare con la vostra nuova benefattrice, accettate di disgregare il vostro essere in mille pezzi diversi. E per cosa? Per un libro. Questo gioco, così innocente all’inizio, rischierà di svuotare la vostra vita di ogni cosa, di ogni senso. Ciò che con tanta fatica riuscirete a costruire vi sembrerà così distante da voi da non appartenervi più. Anche l’amore, non trovando più verità in voi, fuggirà via, lasciandovi tra le macerie di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.

Potreste provare la sensazione di cadere, precipitare in una spirale da cui è impossibile uscire. Ma dovrete provarci, raccogliere le forze e spezzare l’incantesimo di cui siete vittima. Ma si sa, un patto è un patto e non può essere infranto senza causare danni collaterali. Quali? Non posso certo dirvelo. E forse ho già detto troppo. Vi basti sapere che, non appena deciderete di voltare la prima pagina di questa storia, non riuscirete più a tornare indietro, darete il vostro consenso a farvi coinvolgere in un gioco che non ammette vie d’uscita.

Le maschere cadranno solo alla fine, rivelando le crepe sui volti di ogni personaggio e svelando la vera identità di Madame e le sue reali intenzioni. Capirete che la distanza, se ben usata, può salvare; che il suo concetto non va applicato solo in relazione agli altri, ma anche a se stessi. Allora una domanda ritornerà, riportandoci al principio, all’enigmatico titolo scelto dall’autore. Dopo giorni e giorni passati a ripensare a ciò che abbiamo realmente letto, ci sorprenderemo a chiederci ancora una volta quale sia la giusta distanza e il suo buon uso.