Cari lettori, è molto rischioso consigliare e recensire questo romanzo. Ogni minima cosa da me detta potrebbe essere considerata uno spoiler. E quindi, come convincervi a leggere questo libro cercando di dire il meno possibile sulla trama? Potrebbe bastare che vi dicessi che “Fiori in soffitta” di V. C. Andrews, pubblicato per la prima volta nel 1979 e riportato alla luce nell’edizione italiana dall’editore Ne/oN, è considerato un classico della narrativa gotica contemporanea, o che negli anni è diventato un caso letterario internazionale da quaranta milioni di copie, con a seguito moltissime trasposizioni cinematografiche e televisive. Però non basta, lo so.
Allora cercherò di incuriosirvi raccontandovi del luogo in cui si svolge questa oscura vicenda. Il luogo in questione è una casa, di quelle enormi, con scale in legno che si biforcano dall’ingresso come se stessero per abbracciare o divorare il visitatore di turno; un’infinità di stanze che si affacciano su labirintici corridoi rivestiti con boiserie in legno e carta da parati a fiori. E, ovviamente, una maestosa libreria piena di volumi antichi e inquietanti animali impagliati che ti fissano, appesi alle pareti. C’è anche una sala da ballo, dove gli “affabili” padroni di casa usano tenere i loro fastosi ricevimenti. Gli invitati a queste esclusive serate di gala volteggiano come pedine sopra una gigantesca scacchiera, trasportati dalle note di un’orchestra di arpe e violini.
Spero che questo piccolo tour vi sia piaciuto, perché tutto ciò lo vedrete solo con la coda dell’occhio, di sfuggita, attraverso crepe nei muri e buchi di serratura. In realtà, ciò che leggerete avverrà nel luogo più buio di questa magnifica magione. Verrete chiusi in una stanza non più grande della vostra camera da letto, da cui sentirete solo l’eco della vita di fuori. Questa camera misura pochi metri quadrati, la porta è rigorosamente chiusa a chiave e le finestre sono oscurate da pesanti tende di velluto. Gelida d’inverno e soffocante d’estate, non vede l’ora di accogliervi. Non temete, c’è anche una piccola ma confortevole toilette.
E, come ogni tour che si rispetti, ho lasciato il pezzo forte alla fine. All’interno di questa umile stanza troverete anche un angusto passaggio segreto che vi condurrà nella vostra terrazza panoramica. C’è solo un piccolo problema: la terrazza è un’immensa soffitta piena di topi, e il panorama sarà quello che la vostra mente riuscirà a immaginare.
Quanto tempo dovrete stare qui dentro? E perché? Potrei dirvelo e rovinarvi il perverso piacere di scoprirlo da soli. Potreste anche non uscirne mai, o addirittura morirci.
Un’ultima cosa, forse la più importante: durante la vostra prigionia sarete in compagnia di quattro adorabili fratelli, la cui storia è raccontata in queste pagine dalla sorella maggiore. A volte vi sembrerà quasi di leggere una favola dei fratelli Grimm, altre di essere capitati in un horror di Stephen King, a tratti in una storia d’amore degna dei migliori romanzi di Liala. Ma, in fin dei conti, è solo la triste storia di una famiglia infelice a modo suo.