Parkinson, i campanelli d’allarme da conoscere e il ruolo chiave dell’attività fisica

di Riccardo Castro

Cos’è il Parkinson e quanto è diffuso

La Giornata Mondiale del Parkinson dello scorso 11 aprile ha rappresentato un momento importante per sensibilizzare, informare e sostenere chi vive col Parkinson. Oggi il Parkinson riguarda oltre 6,5 milioni di persone nel mondo e circa 300.000 solo in Italia. È la seconda malattia neurodegenerativa più diffusa dopo l’Alzheimer. Essere consapevoli dei segnali precoci e adottare stili di vita sani sono azioni che possiamo intraprendere quotidianamente per migliorare la vita di chi convive con il Parkinson.

I campanelli d’allarme da non sottovalutare

La Fondazione LIMPE per il Parkinson ha presentato il decalogo “Parkinson: 10 cose da sapere”, un documento essenziale che aiuta la popolazione a riconoscere i segnali iniziali della malattia e suggerisce comportamenti quotidiani utili a favorire la salute del cervello.
Il decalogo richiama l’attenzione su alcuni sintomi iniziali spesso ignorati, come i disturbi comportamentali del sonno REM, la riduzione dell’olfatto, la stitichezza persistente, il tremore, la rigidità o la lentezza dei movimenti, e invita ad adottare abitudini che possono favorire un migliore benessere neurologico. Tra queste, un ruolo centrale è assegnato all’attività fisica.

Il decalogo per riconoscere i primi segnali

L’esercizio fisico rappresenta oggi un elemento cardine nella gestione della malattia di Parkinson. Le evidenze disponibili ne supportano il ruolo sia nel controllo dei sintomi sia, potenzialmente, nel modificare il decorso della malattia. Studi randomizzati e metanalisi dimostrano che programmi regolari di attività fisica aerobica, esercizi di resistenza e training dell’equilibrio migliorano in modo significativo i sintomi motori e la qualità della vita, con effetti positivi anche su alcuni sintomi non motori. Inoltre, livelli elevati e mantenuti di attività fisica sono associati a un decorso clinico più favorevole nel lungo termine.

Perché l’attività fisica è fondamentale

L’esercizio, se iniziato precocemente e mantenuto nel tempo, può rallentare il declino funzionale e contribuire a preservare autonomia e partecipazione alle attività quotidiane. Evidenze recenti suggeriscono anche un possibile effetto neuroprotettivo e neuromodulatore, rafforzando il concetto dell’esercizio come terapia nel Parkinson.

In questo contesto, le linee guida raccomandano programmi multimodali e personalizzati, con esercizio aerobico di intensità moderata o elevata almeno tre volte alla settimana, integrato da training di forza ed equilibrio.

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