Daniele Benati, dal funky con i Ridillo all’attività di produttore: la musica a tutto tondo

di Giuliano Spina

Daniele Benati e l’avventura con i Ridillo

Vi ricordate di Mangio Amore e di Festa in 2? Si tratta di due canzoni portate al successo negli anni ’90 dai Ridillo, band funky italiana di grandissima levatura che ancora oggi continua a proporre questo bellissimo genere regalando anche nuove emozioni. Frontman di questa band è Daniele Benati, noto anche come Bengi, che da poco meno di 20 anni porta avanti anche la sua attività di produttore collaborando anche con le televisioni nazionali componendo sigle per i programmi, come Techetechete’ e La Domenica Sportiva.

Dal palco alla produzione musicale

Daniele racconta proprio come la sua attività musicale con i Ridillo assieme a quella di produttore ed editore in questi anni siano andate di pari passo portando con il passare del tempo a risultati sempre migliori.

«In questi anni ho saputo alternare la passione primaria per la musica con la band storica dei Ridillo – racconta Benati – diventando sempre di più un produttore e anche editore. Di conseguenza nel cercare di capire come si muovono questi due mondi diversi devi da un lato sperimentare e dall’altro cercare della strade come quella della production music, che mi diverte molto. Se consideriamo di darci le gomitate per arrivare a una radio importante italiana dobbiamo anche tenere conto che quando hai dei brani che vanno quotidianamente sui programmi televisivi del mondo. In questo modo ti rendi conto quanto l’Italia sia anche piccolina e del fatto che se sposti il focus riesci a divertirti anche lavorando e vivendo di musica. Oggi la gente dice che l’intelligenza artificiale ruba il lavoro, ma prima di tutto è importante conoscere lo strumento dell’intelligenza artificiale e poi se riesci a usarlo senza che sia lui a rubarti la sedia ti rendi conto che è uno strumento in più, cosa che io cerco di fare».

Creatività, cover e identità artistica

Nel mondo musicale ci sono diversi modi di fare musica, come per esempio «fare le tribute band, una cosa che a me personalmente annoierebbe assai. La creatività rimane per me il faro della musica e anche se faccio una cover di un altro devo comunque cercare di avere un modo mio di reinterpretare la canzone. Con Papik mi è capitato di fare Ragazza di Ipanema, poi ho fatto anche qualcosa di Mina o di Battisti, ma in ogni caso cerco sempre di dare il mio modo di vedere. Sono il primo ad amare Mina e Battisti e ad avere quindi rispetto per l’originale. Se faccio qualcosa di loro però devo avere una mia chiave e in questo senso l’esercizio della reinterpretazione è importante e si deve cercare sempre di fare con una personalità e con una creatività».

Le sigle tv e il lavoro dietro le quinte di Daniele Benati

Gli studi di Daniele portati avanti nell’ambito della grafica e del design sono molto importanti, assieme al lavoro negli studi di grafica, sono stati determinanti: «Questo metro di lavoro della pubblicità unita alla musica ti porta sin da subito a pensare ai jingle pubblicitari. Anche un brano come Mangio Amore ha all’interno uno slogan che arriva subito con due parole che sembrano quasi uno slogan pubblicitario. Un complimento l’ho ricevuto da Raul Casadei quando cominciai a lavorare con suo figlio. Mi disse che avevo capito la lezione perché loro con Ciao Mare e con Simpatia proponevano degli slogan. Per me fu un grandissimo complimento perché il mio Mangio Amore entrava subito nelle orecchie della gente e andava in questa direzione. Anche se non hai un prodotto il prodotto sei tu e quello che racconti, poi ho cominciato a lavorare anche con i jingle pubblicitari e con le sigle dei programmi televisivi. Una di quelle che dura di più è quella di Ballando con le Stelle, che l’anno scorso ha compiuto 20 anni, ma anche per quelle di Sabato e Domenica Sport, per una di Rete 4 e per quella di Techetechete’. Questo è bello perché sono programmi belli, in quanto Techetechete’ parla della televisione del passato e della nostalgia. Avere una sigla propria per un programma amato da tutti è una bella cosa».

Il rapporto tra musica e televisione

Ma la televisione attuale sta attraversando sotto certi aspetti un periodo di crisi, in quanto «nessuna tv di adesso rischia con nuovi format e li compra dall’estero. Ci manca molto Arbore, che sperimentava, e adesso l’unico rimasto sembra Fiorello, che fa radio anche filmata. Il problema nasce da chi guarda la tv adesso e quando la maggior parte di noi la guarda dal telefonino quando vuole si può rischiare il flop in termini di ascolti. Io ho un report quotidiano e la mia musica, quella della mia etichetta That’s amore, che ho fatto quasi vent’anni fa, è di library, quindi fatta per i programmi televisivi tra le ricette, e usata quotidianamente in tutto il mondo. Siamo diventati un punto di riferimento per la musica italiana fatta per la tv e avendo questa specializzazione per la parte italiana autentica una trasmissione tv qualsiasi per un programma la attinge da questo catalogo».

La componente poetica nel repertorio dei Ridillo

L’ascesa dei Ridillo negli anni ’90 ha rappresentato per la carriera di Daniele un momento bellissimo: «Abbiamo vinto il primo trofeo Roxy Bar nel 1993 e abbiamo dovuto attendere il tardo 1995 per poter pubblicare un album. Oggi ci sono tempi più rapidi. L’ultimo nostro album è uscito a fine giugno dello scorso anno. E’ quasi un concept album se consideriamo che ogni canzone ha una struttura ispirata a una poesia o ad alcune sue frasi. Nel nostro primo album c’era una poesia del poeta novecentesco futurista Aldo Palazzeschi, che faceva Tri Tri Fru Fru Fru e che ci siamo divertiti a musicare. Nei primi anni 2000 abbiamo preso una poesia di Bukowski e abbiamo fatto la canzone, poi abbiamo sfruttato anche una poesia di Pasquale Catalano, poeta molto divertente. Poi uscì Sono Buono, la canzone degli Skiantos che abbiamo rifatto in versione funky, perché Freak Antoni era pure lui un grande poeta e abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo. Poi venne pure Salvatore Quasimodo con Ed è subito sera, che abbiamo utilizzato per la canzone Quelli che non saluti, con un bellissimo video. Qualche settimana fa è uscita La Giraffa, che prende spunto da una poesia di Stefano Benni e che dice che la giraffa ha il cuore lontano dai pensieri e che si è innamorata ieri, ma che ancora non lo sa avendo il collo molto lungo. E’ una cosa molto romantica, vedo che è molto apprezzata e speriamo di portarla in Sicilia, che è una terra che amiamo».

Il ritorno del funky in Italia

Il genere funky in Italia sta vivendo un’epoca di rinascita: «C’è stato un buon ritorno grazie anche alle storie rapide di Tik Tok e quindi mi viene da pensare che qualche giovane conosca le canzoni di Pino D’Angiò o di Celentano. In questi nuovi strumenti si è riusciti a riportare un genere che specialmente tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 aveva dato tanto anche in Italia, con la scena napoletana. Quest’ultima sta rinascendo con nuovi artisti, come i Fitness Forever, con cui abbiamo collaborato. Con il loro bassista lavoriamo quotidianamente su opere di library e ogni tanto anche artisticamente con i Ridillo. La nostra musica in un periodo molto triste a livello internazionale come quello attuale ha come scopo sempre quello di stimolare lo stato d’animo positivo in ognuno di noi. Nelle nostre canzoni per la parte latina il nostro compianto batterista Renzo Finardi, che ha lasciati nel 2018, dava una grossa spinta. Per gli elementi di bossa nova e di percussioni africane era determinante assieme alla tromba di Claudio “Shiffer” Zanoni e ai cori armonizzati di me, mio fratello Alberto e dello stesso Claudio. La componente latina ci ha sempre accompagnato».