“E se poi vedo peggio?” “E se qualcosa va storto?” “Fa male?”
La chirurgia refrattiva è una delle soluzioni più richieste per eliminare occhiali e lenti a contatto, ma è anche una delle più temute. Non tanto per la procedura in sé, quanto per ciò che rappresenta: intervenire sugli occhi.
Secondo Giovanni Moschitta, oculista specializzato in chirurgia refrattiva, è normale avere dubbi e paure: «La paura nasce spesso dalla poca informazione o da aspettative non chiare», spiega.
La paura di sentire dolore paralizza i pazienti: «Durante l’intervento il paziente non sente dolore – chiarisce Moschitta – questo perché vengono utilizzati colliri anestetici che rendono la procedura ben tollerata».
Nel post-operatorio può esserci fastidio, soprattutto in alcune tecniche, ma è generalmente gestibile e temporaneo.
La paura di perdere la vista è il deterrente più forte, anche se raramente espressa così chiaramente: «Le complicazioni gravi sono molto rare, soprattutto quando il paziente è stato seguito correttamente», spiega Moschitta.
La chirurgia refrattiva oggi è una procedura sicura, ma come ogni intervento richiede una valutazione accurata.
Infine, molti temono di non vedere “perfettamente” dopo l’intervento: «È importante parlare di aspettative realistiche – sottolinea Moschitta – l’obiettivo è migliorare la qualità visiva, ma ogni occhio è diverso».
In alcuni casi può essere necessario un piccolo ritocco, oppure si può ottenere una visione molto buona ma non “perfetta” in senso assoluto.
Non manca neanche la paura del post-operatorio, un’altra preoccupazione riguarda il recupero. Quanto dura? Posso lavorare? Posso usare il telefono?
La risposta dipende dalla tecnica utilizzata, ma in generale i tempi sono brevi e le indicazioni post-operatorie aiutano a gestire il recupero in sicurezza.
Informazione e visita: il primo passo
Secondo l’oculista Moschitta, il modo migliore per affrontare queste paure è uno solo: informarsi correttamente: «La visita pre-operatoria è fondamentale – sottolinea – è il momento in cui si chiariscono dubbi, si valutano i rischi e si costruisce un percorso consapevole».
Non tutti sono candidati ideali, e dirlo fa parte della cura.