Il Papa in Algeria, simbolo di dialogo: parla l’Imam di Catania

di Giuliano Spina

La visita del Papa in Algeria

La recente visita del Papa in Algeria ha stimolato un dibattito molto forte, in particolar modo tra le persone di fede islamica. A esprimersi in merito alla portata di questo evento l’Imam della Moschea di Catania, Kheit Abdelafid, che spiega come sia davvero importante per ragioni soprattutto storiche.

Il commento dell’Imam di Catania

“Accogliamo con profondo rispetto la visita del Santo Padre in Algeria – sottolinea Abdelafid – , un evento che consideriamo di eccezionale portata storica e spirituale. Questa visita giunge trent’anni dopo le sofferenze del “decennio nero”, un periodo doloroso che ha colpito indistintamente tutti i figli dell’Algeria, inclusi i religiosi cattolici: 19 monaci e monache che allora persero la vita e che oggi la Chiesa onora come martiri. La loro memoria è parte integrante del nostro comune impegno contro la violenza. Per noi algerini, la figura di Sant’Agostino, nato e morto nella nostra terra (nato a Tagaste nel 354 e morto ad Ippona, Annaba, nel 430), rappresenta una radice profonda della nostra identità mediterranea. Il fatto che il Pontefice si definisca “figlio di Agostino” e desideri visitare i luoghi legati al suo magistero è un segnale potente: Agostino non appartiene solo a una fede, ma è un ponte culturale e intellettuale tra l’Islam e il Cristianesimo. Il suo spirito può e deve nutrire il dialogo interreligioso contemporaneo”.

Il ruolo di Sant’Agostino nel dialogo tra culture

Il dialogo fra le diverse istituzioni religiose è di primaria importanza, soprattutto in un’ottica di integrazione e di libertà di professare qualsiasi fede.

“In un Paese a maggioranza musulmana come il nostro, dove la libertà di culto è garantita dalla legge, la presenza del Papa è una testimonianza di convivenza possibile. I momenti previsti dal programma sono carichi di significato: l’omaggio al Santuario del Martire è un gesto di rispetto per la nostra storia nazionale, la visita alla Grande Moschea è un atto di apertura verso l’intero mondo islamico; infine, l’incontro con la comunità cristiana locale, a cui rinnoviamo la nostra fraterna vicinanza. Questa visita non è solo un atto religioso, ma un chiaro segnale politico e umano. Come esponente musulmano algerino, sostengo con forza l’appello del Papa al dialogo e alla comprensione reciproca. La religione deve essere un fattore di avvicinamento tra i popoli, mai di conflitto e scontro. Sono inoltre lieto dei lavori di restauro e dell’apertura del nuovo centro dedicato ad Agostino ad Annaba. La cura per la Basilica di ‘Lalla Bouna’, come noi affettuosamente la chiamiamo, dimostra quanto quel patrimonio sia caro al cuore di tutti gli abitanti della città, senza distinzione di credo”.

La Basilica di Sant’Agostino e il suo significato

E in tutto questo anche il restauro della Basilica di Sant’Agostino rappresenta molto più di un gesto per la conservazione architettonica, in quanto è “un potente investimento politico e morale nella cultura della convivenza, confermando che il patrimonio cristiano è parte integrante e preziosa dell’eredità storica di tutta la nazione algerina. Senza dimenticare la storia della Basilica: nel 1839, il vescovo di Algeri Dupuch, grande ammiratore di Sant’Agostino, volle restaurare la gloria dell’antica Ippona avviando un grande progetto con chiesa, biblioteca, monastero e foresteria. Tuttavia, i lavori non furono completati; in seguito ripresero con il cardinale Lavigerie: la prima pietra fu posta nel 1881 e la chiesa venne inaugurata il 29 marzo 1900. Da ricordare che il vescovo Antoine Dupuch e l’emiro Abd al-Qadir al-Jaza’iri (1808-1883) svilupparono un rapporto improntato al rispetto reciproco durante la conquista francese dell’Algeria. Dupuch sostenne spesso l’emiro per il suo senso di giustizia e umanità, vedendo in lui non solo un avversario ma un interlocutore morale di grande statura e un uomo di dialogo e di pace”.

Integrazione e libertà di culto in Algeria

E anche i fatti recenti parlano chiaro: “Nel febbraio 2023, il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha concesso la cittadinanza algerina all’arcivescovo di Algeri, il francese Jean-Paul Vesco, tramite decreto presidenziale. La decisione riconosce il suo lungo impegno pastorale nel Paese, dove guida l’arcidiocesi dal febbraio 2022, e il suo ruolo nella Chiesa cattolica locale, insieme al contributo del vescovo Henri Teissier pioniere del dialogo interreligioso che ha ottenuto la cittadinanza algerina e ha rifiutato di lasciare l’Algeria durante il “decennio nero” nonostante le minacce, come espressione della sua profonda solidarietà con il popolo algerino, ricevi iil Premio per la Pace dell’Emiro Abdelkader nel 2018 in riconoscimento dei suoi sforzi per promuovere la tolleranza e il dialogo interreligioso.Morto in Francia ed è stato sepolto in Algeria”.

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