Pisside rubata nella Chiesa di S.Antonino a Ragusa Ibla: chi era il ladro?

di Giuliano Spina

Il furto della pisside nella chiesa del Santissimo Trovato

Tra i luoghi avvolti nel mistero in Sicilia c’è anche la chiesa del Santissimo Trovato a Ragusa Ibla, nella quale nel 1801 fu rubata una sacra pisside contenente delle ostie consacrate. La leggenda è nota al popolo ibleo come quella della Chiesa do Signuruzzu Truvatu e si racconta che questa pisside venne rubata allo scopo di rivendere l’argento.

Chi era il ladro Cassarà

I particolari di questa storia li racconta la guida esperienziale Gaetano Licitra, che spiega anche chi era quest’uomo venuto da fuori e autore del furto della pisside.

«Precisamente l’1 marzo 1801 – racconta Licitra – del 1801 nella chiesa di S.Antonino fu rubata la pisside in argento col santissimo sacramento. A seguito di questo ritrovamento fu fondata la chiesa del Santissimo Trovato. A rubarla fu un forestiero, un certo Cassarà che era conosciuto da molti per essere capace di compiere un gesto del genere. Ma il Cassarà non era un delinquente, bensì un medio borghese a cui però piaceva la bella vita, per la quale occorrevano tanti soldi, che lui si procurava in tutti i modi».

La scoperta del furto

Il furto venne scoperto «la mattina, quando i preti andarono in chiesa per celebrare le prime messe mattutine, trovarono la porta scassinata e scoprirono il furto. In breve tempo la notizia di questo furto sacrilego si diffuse e successe il finimondo. Ovviamente si cominciarono a fare i conti su chi potesse essere stato, si cominciarono a verificare i vari alibi, ma fu notato che mancava all’appello una persona, una di quelle persone che poteva stata capace di tale furto, ovvero Cassarà. In breve si fece “2+2” e il risultato fu che il furto sicuramente l’avesse fatto lui».

«Nel frattempo, il ladro, capendo subito che la refurtiva era troppo importante e troppo difficile da poter smerciare subito, decise di nasconderla, e lo fece fuori dalle antiche mura della città, in un punto preciso sotto le mura bizantine, nell’intento di far calmare le acque e di andarla a recuperare in seguito. Nello stesso tempo si andò a rifugiare nella grotta di Santa Sofia, grotta che si trova poco distante da quel luogo e sempre fuori le antiche mura della città».

La caccia all’uomo e la ricerca della refurtiva

In città inevitabilmente cominciò «una caccia all’uomo e anche alla refurtiva. Tra le persone ci fu chi aveva l’intento di riportarla indietro restituendola alla chiesa e chi invece se ne voleva appropriare. Dopo qualche giorno fu scovato Cassarà, che fu quasi linciato dalla folla per far confessare il luogo dove era nascosta la refurtiva, cosa che lui non fece mai nonostante le tante botte prese. Da quel momento iniziarono le veglie di preghiere per chiedere al Signore di far ritrovare quell’oggetto sacro, e così dopo qualche settimana dei cani cominciarono ad abbaiare all’impazzata in un punto ben preciso della città, ovvero sotto le mura bizantine».

«L’abbaiare dei cani ovviamente attirò l’attenzione delle persone, che prima infastidite e poi incuriosite, andarono a vedere perché i cani abbaiassero proprio in quel punto. Così trovarono una fiammella accesa tra i rovi, ovviamente rimasero stupiti e decisero di scavare li sotto e trovarono la pisside in argento ed il SS Sacramento rubato».

Il ritrovamento sotto le mura bizantine

La notizia della pisside rubata a Ragusa Ibla ovviamente suscitò un grande clamore e «in breve accorsero tutti, si fece una lunga processione col baldacchino del Corpus e con tutte le autorità religiose e tutte le varie confraternite ragusane per riportare l’oggetto alla sua chiesa di appartenenza. Per devozione furono raccolti dei fondi e si decise di costruire in quel luogo una chiesa e dedicarla al SS Ritrovato, chiesa che adesso non è più in funzione, ma che porta ancora oggi quel nome. All’interno di quella chiesa, si era anche costruito il cosiddetto “presepe del Cassarà”, ovvero una ricostruzione dell’accaduto con dei pupazzetti in terracotta e con la ricostruzione del paesaggio dell’epoca che appunto raccontavano il momento del rinvenimento e la successiva processione».

Cosa rimane di questo “presepe”

Ma di questo “presepe” purtroppo non rimane nulla, «se non rarissime foto d’epoca, purtroppo qualche decennio fa un atto teppistico lo distrusse completamente, anche se da qualche anno dei ragazzi si sono riproposti di ricostruirlo in chiave moderna. All’interno della chiesa, da circa 30 anni, è collocato il presepe monumentale del maestro Criscione, una opera incantevole e di pregiata fattura».