Ne parliamo con l’oculista Giovanni Moschitta
Capita spesso: compare un rigonfiamento sulla palpebra, un fastidio localizzato, magari un piccolo gonfiore che fa male quando si sbatte le ciglia. E la prima parola che viene in mente è sempre la stessa: orzaiolo.
Ma non sempre è quello.
Secondo Giovanni Moschitta, oculista, una delle confusioni più frequenti riguarda proprio la differenza tra orzaiolo e calazio. Due disturbi molto comuni, simili all’apparenza, ma diversi per cause, evoluzione e trattamento.
«Sono condizioni differenti, e riconoscerle è importante per intervenire nel modo giusto», spiega Moschitta.
Orzaiolo: un’infezione acuta, spesso dolorosa
L’orzaiolo è un’infiammazione acuta di origine infettiva.
In parole semplici: è una piccola infezione, spesso legata a batteri, che colpisce una ghiandola vicino alle ciglia.
Moschitta lo descrive così:
«L’orzaiolo è generalmente improvviso, doloroso e arrossato. È un processo infettivo».
Di solito si manifesta con:
- dolore localizzato
- gonfiore evidente
- arrossamento
- sensazione di palpebra “pesante”
- talvolta presenza di un puntino bianco/giallo
È un disturbo fastidioso, ma nella maggior parte dei casi tende a risolversi con il tempo e con le cure appropriate.
Calazio: un nodulo più lento e spesso non doloroso
Il calazio, invece, è diverso.
Non è un’infezione acuta, ma una forma di ostruzione e infiammazione cronica di una ghiandola della palpebra (spesso una ghiandola di Meibomio).
«Il calazio tende a crescere lentamente e spesso non fa male», spiega Moschitta. «È più un nodulo che si forma per un’ostruzione».
Chi ha un calazio spesso nota:
- una pallina sotto la pelle della palpebra
- gonfiore localizzato ma meno rosso
- fastidio più che dolore
- andamento lento, che dura settimane
Ed è proprio questa durata a renderlo più insidioso.
La differenza principale: dolore e tempi
In modo molto pratico, si può dire così:
- orzaiolo = rapido, doloroso, arrossato
- calazio = lento, più duro, spesso indolore
Naturalmente, ogni caso è diverso, ma questa distinzione aiuta a orientarsi.
Perché è importante non fare autodiagnosi
Moschitta sottolinea che il rischio più comune è aspettare troppo, soprattutto nel caso del calazio.
«Molti pazienti aspettano pensando sia un orzaiolo che passerà da solo. Ma un calazio può persistere a lungo e richiedere trattamenti diversi».
In alcuni casi, se il calazio è grande, può persino interferire con la vista, premendo sulla cornea e alterando temporaneamente la qualità visiva.
Cosa fare (e cosa evitare)
In entrambi i casi, una delle indicazioni più comuni è l’applicazione di impacchi caldi, ma con modalità e obiettivi diversi.
L’oculista chiarisce però un punto fondamentale:
«Mai schiacciare o forare da soli. È uno degli errori più frequenti».
Spremere può peggiorare l’infiammazione, aumentare il rischio di infezione e rendere più lungo il recupero.
Quando è il caso di farsi vedere
Ci sono segnali che non andrebbero ignorati:
- gonfiore che dura oltre una settimana
- dolore forte o peggioramento improvviso
- secrezioni abbondanti
- febbre o infiammazione diffusa
- recidive frequenti
- alterazioni della vista
In questi casi, la visita oculistica è la scelta più sicura.
In conclusione
Orzaiolo e calazio sembrano simili, ma non lo sono.
Uno è un processo infettivo acuto, l’altro è un’ostruzione infiammatoria più lenta. Affidarsi a un professionista è sempre l’unica soluzione.