Fofò Purtusu, non solo un paladino per Agrigento

di Giuliano Spina

La provincia di Agrigento ha avuto per molti anni un personaggio leggendario, Fofò Purtusu, all’anagrafe Alfonso Restivo, scomparso nell’agosto di tre anni fa, ma che per Agrigento ha rappresentato una figura davvero importante, quasi un paladino.

Chi era Fofò Purtusu: l’origine del soprannome

A raccontare alcuni segreti riguardanti la sua storia, alcuni dei quali piuttosto pittoreschi, è la guida turistica Antonio Bruccoleri, che spiega prima di tutto da dove deriva il suo soprannome con il quale era conosciuto da tutti gli agrigentini.

«Il suo soprannome Fofò Purtuso – narra Bruccoleri – deriva dal fatto che per accedere al campanile della Cattedrale di Agrigento si deve attraversare un cunicolo molto stretto. Si diceva che le campane suonavano quando veniva lui, Fofò, che passava per il purtusu, il cunicolo- Era un tipo molto sui generis perché soffriva di una sindrome da dissociazione e nella sua tarda adolescenza era diventato un fanatico dei film di Bruce Lee. Lui si autodefiniva re del karate e si aggirava facendo mosse di karate che vedeva al cinema. Tutti lo prendevano in giro a distanza. Poi era anche un bravo artigiano e si divertiva a costruire armature da paladino».

Tra karate, paladini e cinema

Ma l’episodio che lo ha caratterizzato più di tutti fu «quando venne preso per fare la comparsa in un film sulla Passione di Cristo. Lui con la sua struttura identificò l’attore Jean Paul Belmondo e si era convinto di aver fatto il film con questo attore, ma ovviamente non era vero. Aveva queste sue fissazioni perché parlava da solo, si metteva in testa che c’erano degli spiriti che lo circondavano, che saliva al piano di sopra e che non poteva scendere perché c’erano gli spiriti che lo bloccavano. Anche noi gli abbiamo dato un aiuto formando un gruppo di amici artisti, fra i quali il videomaker Massimo Puglisi, dedicandogli una canzone».

Mascotte dell’Akragas e personaggio mediatico

La sua fama nella provincia di Agrigento crebbe talmente tanto «da diventare mascotte dell’Akragas, la squadra di calcio. Lui si vestiva da paladino e cominciava a fare i suoi scongiuri per dire al diavolo di far fare il gol a Catalano. Le tifoserie rivali, che vedevano lui che indovinava la profezia, furono molto infastidite da queste sue profezie. Ma aldilà di questo ci fu una troupe di un programma di Italia 1 che con Massimo Puglisi coinvolsero Fofò in un provino. Il suo provino divenne uno show di 20 minuti in cui lui cominciava a saltare e a ballare, il che portò la troupe a rimanere scioccata perché si coniugavano follia e celebrità».

Il mistero del prosciutto scomparso

La parte della storia di Fofò che sa davvero di mistero però è la seguente: «Sempre a Massimo Puglisi venne l’idea di fare un film demenziale sulla storia di Fofò in cui lui doveva fare la parte del mafioso buono che però doveva proteggere le persone. Così una ditta di revisioni prese a cuore il suo caso e prima si fece uno spot televisivo con lui che tornava in Italia come se fosse un divo del cinema con l’elicottero. Lo spot si fece e venne l’idea di fare una telenovela intitolata Il mistero del prosciutto scomparso, che ancora oggi si trova su YouTube e che a suo tempo coinvolse anche attori professionisti. Io recitai la parte del maggiordomo nella parodia della Piovra, appunto “La Provola”, stata ideata e prodotta interamente da Max Puglisi, che ha scelto il cast».