Chiesa Madre Gela emblema della pietra arenaria

di Giuliano Spina

Riprendiamo oggi il nostro viaggio fra i tesori artistici della nostra Isola e torniamo nella provincia di Caltanissetta, precisamente a Gela, uno dei centri più importanti della Sicilia tra quelli non capoluogo di provincia e non solo. Ci troviamo in pieno centro tra piazza Umberto I e via Matrice, luogo in cui sorge la Chiesa Madre, dedicata a Maria Santissima Assunta in Cielo.

Dalle origini medievali alla rifondazione settecentesca

Costruita nella seconda metà del XVIII secolo, ha visto un ampliamento nel secolo successivo e fu eretta nel luogo in cui sorgeva in precedenza l’antica chiesa di Santa Maria de Platea, costruita fra XIII e XIV secolo.

Santa Maria della Platea e la fondazione federiciana

I particolari storici relativi a questo edificio di culto li racconta l’archeologo Angelo Mondo, che parla proprio delle origini della costruzione al posto del fabbricato preesistente.

«La chiesa sorge nel cuore nevralgico del centro storico della città di Gela – spiega Mondo -, nel punto antistante la piazza principale, ed è dedicata alla Madonna dell’Alemanna, di cui si conserva all’interno l’icona con lo stemma bizantino. La chiesa che vediamo adesso è il risultato di un rifacimento di una chiesa molto più antica, sicuramente costruita all’indomani della fondazione federiciana della seconda metà del Duecento, inizialmente intitolata a Santa Maria della Platea. Riguardo a questa intitolazione ci sono due ipotesi: una che riguarda la piazza antistante e altra a una comunità di abitanti di Piazza Armerina che hanno contribuito alla colonizzazione della città da parte di Federico».

La facciata neoclassica di Giuseppe Di Bartola Morselli

Nel corso del Settecento la chiesa ebbe un rifacimento «e cominciò a prendere la forma che vediamo adesso, con tre navate. La facciata invece risale al 1844 a opera dell’architetto locale Giuseppe Di Bartola Morselli, che gli diede una funzione neoclassica, con colonne di stile dorico nella parte inferiore e ionico in quella superiore. C’è un bel campanile con una targa che ricorda Gela, perché all’epoca Gela era chiamata Terranova di Sicilia, nome che assunse poi in epoca fascista. Il campanile è del 1837 e l’8 settembre, giorno della Madonna dell’Alemanna, i festeggiamenti riguardano tutta la popolazione a suffragio della Madonna, il cui stilema è conservato dentro la chiesa».

Le tracce del tempio greco sotto la chiesa

All’interno della chiesa «sono conservati diversi dipinti anche risalenti al Seicento. Nel 2007 furono effettuati degli scavi sotto la pavimentazione di una navata della chiesa ed è stato scoperto che in epoca antica doveva sorgere lì un tempio greco. Non è escluso che la piazza attuale sia l’antica agorà della città greca, quindi con un tempio particolarmente imponente. Sono stati trovati alcuni blocchi di basamento di un tempio, scheletri di epoca medievale e un tratto di strada ciottolata. La chiesa sorge su uno strato che un sentore di antico».

La pietra arenaria: identità architettonica di Gela

Negli ultimi mesi Gela è comunque sulla bocca di tutti «per gli ultimi rinvenimenti archeologici per i lavori di prevenzione archeologica nell’ambito della riqualificazione delle varie aree. In questo modo si riesce a recuperare qualcosa, ma parliamo sempre di epoca antica. La Chiesa Madre ha un’origine greca e poi con il tempo cambiò culto e divenne cristiana. Il materiale è la pietra arenaria, bionda e argillosa come il territorio di Gela e utilizzata fino all’epoca medievale. Conferisce alla chiesa questo aspetto di marroncino chiaro, giallo e dorato».