Altopiano dell’Argimusco: di cosa parlano le sue rocce?

di Giuliano Spina

Tra i luoghi avvolti nel mistero presenti nella nostra Isola ce n’è uno davvero particolare e incastonato nei Monti Nebrodi, precisamente a Montalbano Elicona, nel Messinese. Si tratta dell’Altopiano dell’Arigmusco, un luogo caratterizzato da gigantesche rocce antiche milioni di anni, ma anche da alcune storie legate a spiritualità.

Un luogo sospeso tra natura e mistero

Il quesito che spesso i curiosi si sono posti è il seguente: le rocce, fatte da arenaria quarzosa modellata in una forma particolare, sono state quasi sempre associate all’erosione del vento, ma nonostante ciò c’è qualcuno che ha sempre pensato che in quel luogo l’intervento dell’uomo non sia certo mancato.

I Sicani e i Siculi: le prime civiltà dell’altopiano

Silvio Scuto, guida escursionistica, parla delle origini storiche di questo luogo sottolineando come prendano origine dall’immigrazione di popoli venuti dall’Asia.

«Si tratta dei Sicani e poi dei Siculi – ha detto Scuto –, che possiamo identificare come nostri avi più dei greci, perché questi popoli man mano che arrivavano in Sicilia nell’arco di 700 anni hanno abitato l’Altopiano dell’Arigmusco, a differenza di tutti gli altri, che invece hanno conquistato. Erano un popolo molto pacifico, in particolar modo i Sicani, che erano un popolo con un’organizzazione matriarcale. Il centro della cultura era proprio la cultura di madre Terra, cioè riuscire a raccogliere tutti quelli elementi spirituali che la Terra emanava per indurre l’umanità a entrare in connessione con i ritmi naturali e scoprire in questo modo l’essenza della loro esistenza».

Megaliti e spiritualità: il significato simbolico delle pietre

Da ciò deriva il riferimento ai megaliti, in quanto «sono grandi rocce che in qualche modo potevano dare un senso a questa spiritualità. Questo quindi era il loro modo di individuare questi luoghi sacri che erano più alti rispetto ad altre zone. Troviamo quindi questi megaliti che raccontano il percorso della vita terrena, quindi ogni megalite rappresenta una fase di passaggio fino ad arrivare al completamento del ciclo vitale per raggiungere quella connessione e quella armonia con tutti gli elementi che conducessero ciascuna umanità a uno stadio successivo più alto. Questo ha a che fare anche con la spiritualità indù, in quanto abbiamo in comune come lingua il protosanscrito, che è alla base della nostra lingua. Nel siciliano ci sono circa 300 termini provenienti da questa lingua, il che fa capire le tracce che sono state lasciate».

Connessioni con culture antiche e tradizioni orientali

Gli studi recenti sull’Altopiano dell’Argimusco parlano «della presenza dei Sicani e dei Siculi a partire da Abakainon, l’odierna Tripi, il cui primo nome era Bakano. I commercianti stavano sulle coste e poi si sono fusi con le popolazioni locali dando origine ai sicelioti. Questi popoli sono partiti quando ci fu lo scioglimento dei ghiacci, che ha provocato tutta una serie di allagamenti e di tracimazioni del mar Nero, che ha invaso le pianure costringendo questi popoli a partire. Questi popoli che sono giunti sull’Altopiano dell’Argimusco avevano una cultura molto avanzata, sapevano navigare e sapevano orientarsi. Oggi si comincia a riscoprire molti eventi che tassello dopo tassello hanno dato vita a cose importanti».

L’Argimusco come luogo sacro e spazio di meditazione

L’Altopiano dell’Argimusco «rappresenta un luogo sacro, che è stato tramandato come tale e come luogo delle pietre. Per dare un connotato a questo luogo si deve partire da spiritualità come la dea Demetra. Ci sono ancora gruppi che seguono queste spiritualità, tra cui anche i buddisti, che lo riconoscono come luogo importante per fare meditazione, o musulmani o i cristiani. Una pietra è dedicata alla dea Orante e con le mani giunte compone una sagome femminile. A partire dal 21 giugno qui si fa il saluto al Sole. Questo rapporto costante con la natura ci rimette in relazione con tutti gli elementi che ci circondano e in questo senso i popoli erano molto predisposti».