Quando la sanità funziona: la storia di Carlo Ecora al Garibaldi Nesima

di Giuliano Spina

In Sicilia in un periodo in cui spesso si impreca contro la malasanità c’è un chiaro esempio di come invece si possa invertire la tendenza. Di questa storia ce ne parla Davide Bruno, che abbiamo già ascoltato qualche mese addietro riguardo a un’altra problematica riguardante il nostro territorio.

La testimonianza di Davide Bruno

Bruno ci ha raccontato la storia del suocero Carlo Ecora, scomparso lo scorso 3 dicembre, ma che è stato ricoverato e seguito in precedenza nel Reparto di Medicina Interna dell’ospedale Garibaldi Nesima di Catania. I medici hanno seguito il paziente dal primo all’ultimo secondo dimostrandosi anche molto accoglienti.

«Ci trovavamo al quarto piano – ha detto Bruno – della Torre C e i medici sono stati eccellenti. Nel dolore ci siamo sentiti coccolati e abbiamo trovato, oltre a un reparto che funzionava bene, anche due medici veramente in gamba, la dottoressa Guiducci e il dottore Scicali. Ma il ringraziamento ovviamente rivolto anche agli Oss e agli Osa e quando la malattia si è aggravata non ci hanno lasciato nemmeno un secondo da soli e guardavano continuamente in che modo mio suocero rispondesse alla terapia. Spesso si parla di mala sanità, ma queste cose belle vanno raccontate».

Le condizioni cliniche di Carlo Ecora

La situazione di Ecora era la seguente: «Aveva un pacemaker, un polmone macchiato e negli ultimi anni aveva problemi di cuore con un 20 % dell’organo che funzionava. Nel 2023 lo diedero quasi per morto, ma fino al 2025 non aveva manifestato alcun problema. Ma poi è stato ricoverato perché ha avuto uno scompenso cardiaco e una diverticolite a causa di tutti i farmaci che lui prendeva. Lo scompenso cardiaco era scomparso, mentre per la diverticolite il farmaco stava rispondendo, ma il lunedì c’è stato un abbassamento del funzionamento del cuore, che ha portato a un malfunzionamento dei reni. Abbiamo cominciato una terapia che purtroppo non ha risposto pur portandolo a vivere altri tre giorni. Si è dovuto abbassare il farmaco per non farlo soffrire e mercoledì alle 11,24 circa è andato via».

Il ringraziamento alla dottoressa Guiducci e al dottor Scicali

Ma anche in questo caso l’umanità dei medici non si è fatta attendere: «La dottoressa è venuta in obitorio per farci le condoglianze. Quando si tratta di un familiare indipendentemente dall’età che ha quando muore è sempre una perdita e noi siamo stati fortunati nel trovare questi medici. A Natale ho portato a loro dei pensierini fra i quali un pandoro e gli abbiamo ringraziati con una lettera che li ha commossi».