Cattedrale San Gerlando ad Agrigento: altro gioiello con tracce dei popoli che hanno invaso la Sicilia

di Giuliano Spina

Fra i tesori artistici della nostra Isola c’è la Cattedrale di San Gerlando ad Agrigento. Costruita in piena epoca normanna, precisamente nell’ultimo decennio dell’XI secolo, in epoca sveva divenne presidio militare per poi essere ingrandita nell’epoca aragonese e arricchita di nuove parti in epoca spagnola fino a subire alcuni danni per via della frana del 1745 e del terremoto del Val di Noto del 1693.

Un edificio sacro sulle fondamenta dei templi greci

Nel 1940 venne eretta a monumento nazionale e adesso rappresenta uno dei monumenti più rappresentativi del capoluogo girgentano. La guida turistica Antonio Bruccoleri spiega come fu determinante l’apporto di Ruggero D’Altavilla per la costruzione della Cattedrale di San Gerlando.

«E’ stata fondata dal primo vescovo di Agrigento, Gerland de Besancon – racconta Bruccoleri –, fra il 1093 e il 1099 su incarico di Ruggero D’Altavilla. Probabilmente sorge sui resti di un antico tempo dedicato a Zeus. Dato che i templi erano sempre collocati in alto per essere visti ci sono diversi monumenti cristiani che sovrastano le espressioni del culto greco come la chiesa di Santa Maria dei Greci. Sicuramente c’erano delle fondamenta greche e negli anni ’70 nell’ambito di alcuni scavi dentro a un fondaco della famiglia Passarello fu trovato anche il tempio forse dedicato ad Athena. Quando avvenne il restauro dopo la frana del 1966 si è preferito far vedere le varie dominazioni, quindi nelle tre navate della cattedrale ci sono dei pilastri rotondi per il periodo rinascimentale e altri squadrati ed esagonali che ricordano la dominazione normanna».

Interni della cattedrale: stili, simboli e decorazioni

Alle spalle dell’altare «si trovano le testimonianze del periodo barocco per via di una decorazione con dei putti e dei puttini. La navata centrale ha un soffitto a capriate lignee del 1518, mentre più avanti c’è una sezione con un soffitto ornato da cassettoni molto dorati con l’aquila bicipite. Un mix storico notevole e armonioso per una cattedrale molto grande, che è da vedere anche per la possibilità di visitare il campanile e la torre dell’orologio».

La frana del 1966 e i recenti lavori di consolidamento

L’orografia del terreno è però particolare, in quanto «la costruzione è avvenuta su una collina piena di infiltrazioni idriche e quindi si sono resi necessari diversi interventi. Il più famoso fu nel 1966 per via di uno smottamento che portò al crollo del tetto e di parte di una navata. Ciò inevitabilmente portò alla chiusura fino al 1980 e poi furono fatti altri restauri consolidando il costone a est tra 2018 e 2019. Adesso non dovrebbero esserci più problemi specialmente se si dovessero chiudere o incanalare le sorgive».

«Negli anni della chiusura si doveva accedere con calma e ricordo una fotografia nella quale si vedeva la chiusura di un arco barocco. Da una trentina d’anni a questa parte c’è molta volontà da parte della Regione Siciliana nel valorizzare i nostri monumenti. Non dimentichiamo che in quella zona ci sono la Biblioteca Lucchesiana, la chiesa di S.Alfonso e il Museo Diocesano. Ad Agrigento non c’è solo la Valle dei Templi».

Il sarcofago di Fedra: un’opera unica tra mito e cristianesimo

Una cosa bella da vedere all’interno della cattedrale è «il sarcofago di Fedra, che nel 1966 era stato portato nella chiesa di San Nicola e che 4-5 anni fa è tornato in cattedrale. Era stato portato via ai tempi della frana, dato che il Museo Diocesano era pericolante. Adesso va visto perché usato come fonte battesimale, ma soprattutto perché narra di una storia incestuosa. A metà Ottocento venne nascosto dentro un altro sarcofago e questa cosa è stata poi rivista nel 1962»