Le linee guida americane sull’alimentazione stanno scatenando un dibattito tra gli esperti del settore proprio perché hanno rappresentato quasi sempre una sorta di punto d’incontro tra gli interessi dell’industria alimentare e gli studi scientifici che sono stati fatti nel corso degli anni.
Il contenuto più evidente di queste linee guida è quello riguardante il fatto di privilegiare il cibo naturale rispetto a quello lavorato. Ma sempre gli esperti del settore hanno notato come l’aspetto che dà maggiori perplessità sia quello relativo alle proteine animali e ai grassi saturi.
La biologa nutrizionista Manila Cacopardo sottolinea come si debba fare prima di tutto una differenza tra le linee guida americane e la piramide alimentare americana.
«La piramide americana a prima vista – spiega la Cacopardo – sembra a prima vista una piramide squilibrata per molti motivi. Innanzitutto perché la prima cosa che salta all’occhio è che le carni rosse e quelle bianche vengono messe in una posizione di rilevo, mentre i carboidrati vengono messi nelle ultime posizioni, quando la dieta mediterranea non dice affatto questo. Ma leggendo meglio le linee guida si nota come esse dicano cose un po’ diverse, alcune delle quali giuste».
«In primis il fatto che bisogna consumare cibi veri, perché gli americani tendono a consumare molti prodotti processati. Poi c’è anche il fatto di consumare meno zuccheri perché quando si consumano molti zuccheri in una giornata ci sono picchi e crolli glicemici continui. Infine il consumo della verdura fresca e l’alternanza di proteine animali e proteine vegetali. Questo spiega gli squilibri di cui parlavo».
Ci si chiede adesso qual è la parte razionale di queste linee guida: «La popolazione americana è molto diversa rispetto a noi e con una buona percentuale di obesità, che è una patologia che provoca a sua volta altre patologie. Si pensa quindi che hanno scelto di inserire questo surplus proteico secondo me esagerato per il semplice fatto che le proteine saziano di più. In questo modo le persone riescono a dimagrire più rapidamente. Ma bisogna dire che non bisognerebbe dimagrire in questo modo e credo che dobbiamo tenere in considerazione le basi scientifiche che dicono che un eccesso proteico può causare danni al fegato o ai reni. Bisogna anche capire se gli studiosi che hanno elaborato questa piramide alimentare hanno tenuto in considerazione queste problematiche».
Un’altra problematica riguarda l’assenza di attenzione alla qualità delle fonti proteiche, in quanto «se analizziamo il tutto vediamo che la carne rossa si trova in una posizione migliore rispetto al pesce, che sembra una cosa particolare. Ma andando ad analizzare i grassi si nota che la frutta secca e le noci sono allo stesso livello del burro e anche qui c’è un errore. Il burro è una fonte di grassi animali saturi, quindi non buoni. Inoltre i carboidrati complessi vengono ridotti troppo, infatti secondo le linee guida di una sana alimentazione italiana dovrebbero rappresentare tra il 50 e il 60 % del fabbisogno calorico giornaliero».
«Inoltre, sempre le linee guida di una sana alimentazione italiana indicano che per il calcolo del fabbisogno proteico di una persona bisogna moltiplicare 0,8 per i chilogrammi del peso corporeo del soggetto. Per gli sportivi invece 1,2 grammi e in casi eccezionali il fatto moltiplicativo può salire a 2,2».
Ma gli americani non sono soggetti tanto sportivi da avere bisogno di tutte queste proteine, anche perché «spesso svolgono lavori sedentari e non fanno attività sportiva. Quindi la nostra piramide alimentare è la migliore perché bilanciata, perché sostenibile nel tempo, perché non elimina i macronutrienti. Il mio consiglio per chi è obeso è quello di rivolgersi sempre a un professionista, che indicherà la dieta più performante per il soggetto e in base al suo stato fisiopatologico. Spero che l’Italia non si adatta alle linee guida americane perché le nostre linee guida sono migliori perché la popolazione statunitense ha uno stile di vita completamente diverso dal nostro. Vedremo se faranno o meno delle modifiche».