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Wedding planners in ginocchio: allo studio un protocollo per la ripresa degli eventi in sicurezza

Incertezze e nessun sostegno dallo Stato per un settore abbandonato a se stesso

È la categoria degli organizzatori di eventi una di quelle più colpite dai disastrosi effetti della pandemia sull’economia, dimenticata anche questa sul fronte ristori. In particolare i wedding planning (organizzatori di matrimoni) si trovano in enorme difficoltà.

«L’associazione SIWEPA, insieme ad altre associazioni che si spendono per la causa, tenta di individuare tutte le alternative possibili per proporre lo svolgimento degli eventi in sicurezza- spiega Alessandra Bentivoglio, fondatrice dell’associazione – Stiamo lavorando ad un protocollo che sarà pronto entro febbraio».

«La nostra categoria è stata completamente esclusa dai ristori poiché si è preferito seguire i criteri dei codici ATECO e non il più equo ed adeguato criterio dei cali di fatturato. Non sappiamo nemmeno quando riprenderemo a lavorare- precisa la Bentivoglio- e questo causa un enorme disagio in primis a noi e poi alle coppie che vivono fondamentalmente nell’incertezza, non sapendo quando e se potranno sposarsi».

«La nostra necessità è quindi avere certezza sulle date di ripartenza: quello che crea più disagio è non sapere quando riprenderanno gli eventi. Noi siamo un settore che lavora di progettualità: abbiamo bisogno di sapere in anticipo quando gli eventi potranno riprendere», conclude.

È un settore, quello del wedding planning 𝗰𝗵𝗲 in Italia conta oltre 50 mila operatori economici, dà lavoro a 300mila persone e produce un fatturato complessivo di circa 60 miliardi di euro.
Dopo il primo decreto di quasi un anno fa, sono stati posticipati quasi tutti i matrimoni al 2021. Sono stati disdetti quindi circa 70mila matrimoni. Adesso si prevede un ulteriore posticipo al 2022.

Il settore del wedding planning chiede dunque di uscire dalla nebbia in cui si trova e trovare e portare a termine un dialogo con le istituzioni che sembrano non voler ascoltare chi, ormai da più di un anno, non può più svolgere il lavoro che porta avanti da una vita.

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