Aveva 112 anni ed era l’uomo più anziano d’Italia. La sua vita attraversa un secolo di storia: la guerra, la prigionia, il lavoro nei campi e un legame mai spezzato con la sua terra
È morto in Basilicata Vitantonio Lovallo, conosciuto da tutti come “Zitòn”. Aveva 112 anni ed era considerato l’uomo più anziano d’Italia. Una vita lunghissima, ma soprattutto una vita che ha attraversato quasi per intero il Novecento, custodendone sulla propria pelle le fatiche, le tragedie e i cambiamenti.
Originario di Avigliano, nel Potentino, Lovallo era profondamente legato alla frazione di Sarnelli, dove aveva trascorso gran parte della sua esistenza. La sua storia personale era inseparabile da quella della campagna: aveva iniziato a lavorare nei campi giovanissimo e, nonostante il passare degli anni, non aveva mai voluto rinunciare a quel rapporto con la terra.
Fino a 106 anni continuò a frequentare la campagna. Un’abitudine diventata quasi una filosofia di vita: lavoro, movimento, prodotti della propria terra e lunghe passeggiate tra le strade di Avigliano e Sarnelli.
Dalla campagna alla guerra
La sua esistenza non fu però soltanto lavoro e famiglia. Da giovane fu pastore e mulattiere, prima di essere chiamato alle armi durante la Seconda guerra mondiale.
Dopo l’8 settembre 1943 venne catturato in Grecia dalle truppe tedesche. Iniziò così un periodo drammatico della sua vita: Lovallo fu internato due volte. Prima a Rodi, fino alla fine di novembre del 1943, poi in Germania, dove rimase prigioniero fino alla liberazione, avvenuta l’8 maggio 1945 con l’arrivo dell’esercito sovietico.
Quella esperienza non rimase soltanto un ricordo privato. Nel corso degli anni Vitantonio Lovallo affidò alle proprie parole e ai propri scritti la memoria di quei giorni, lasciando ai figli, ai nipoti e ai pronipoti una testimonianza preziosa di una generazione segnata dalla guerra.
Una vita semplice, legata alla famiglia
Nel 1936 aveva sposato sua moglie e dalla loro unione erano nati quattro figli. La famiglia, insieme alla terra, rimase uno dei punti fermi della sua esistenza.
Chi lo ha conosciuto lo ricorda come una persona semplice, sorridente, dal carattere gentile ma determinato. Un uomo abituato alla fatica e alla quotidianità, capace di conservare un’autonomia sorprendente anche in età avanzatissima.
La sua longevità aveva attirato anche l’attenzione degli studiosi e delle banche dati internazionali dedicate ai supercentenari. La sua nascita risale al 25 marzo 1914, anche se nei documenti anagrafici risultava registrato il 28 marzo: raggiungere all’epoca il municipio di Avigliano da Sarnelli significava affrontare un lungo percorso, circa venti chilometri attraverso il Monte Carmine.
“Zitòn”, il ricordo di una comunità
Con la sua scomparsa non se ne va soltanto un uomo che ha raggiunto un’età straordinaria. Se ne va un pezzo della memoria di Avigliano e della Basilicata.
Il sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca, ha ricordato Lovallo come una “memoria viva e preziosa” della comunità, sottolineando il suo legame con la famiglia e con la terra. Anche l’assessore regionale lucano alle Politiche agricole, Carmine Cicala, ha richiamato il valore della sua testimonianza, legata a una generazione che ha conosciuto le prove più dure del Novecento e che ha contribuito, attraverso sacrificio e lavoro, alla costruzione delle comunità locali.
Il valore di una storia
La storia di Vitantonio Lovallo racconta molto più della longevità. Racconta un mondo rurale ormai profondamente cambiato, il dramma della guerra e della prigionia, il ritorno a casa e la scelta di tornare alla propria terra.
Una storia fatta di gesti quotidiani, di lavoro e di memoria. Una storia che, attraverso i suoi scritti e il ricordo della sua famiglia, continuerà a parlare alle generazioni che verranno.
“Zitòn” se ne va a 112 anni, ma lascia dietro di sé una lunga traccia: quella di un uomo che ha attraversato un secolo senza mai smettere di sentirsi parte della sua terra.
I funerali saranno celebrati il 17 settembre alle 10.30, nella chiesa di San Vincenzo Ferrer a Sarnelli. La tumulazione è prevista nel cimitero di Lagopesole, nel territorio di Potenza.