C’è stato un tempo in cui, per scoprire mondi lontani, non serviva una connessione internet ma bastava varcare la soglia di una piccola bottega nel cuore della città. Era “la Cassaforte del Vecchio Papero”, storica fumetteria messinese che per oltre quarant’anni ha rappresentato un presidio culturale unico nel suo genere, un luogo dove la fantasia prendeva forma tra scaffali colmi e pile disordinate di albi.
Fondata nel 1975 da Nunzio Di Blasi, la fumetteria nasceva in un’epoca in cui il fumetto era ancora considerato da molti un passatempo per ragazzi, lontano dal riconoscimento culturale di cui gode oggi la Nona Arte. Eppure, tra le mura di via Centonze, accadeva qualcosa di diverso: si costruiva una comunità.
Di Blasi, per tutti “il Vecchio Papero”, era una figura carismatica e fuori dagli schemi. Alto, schivo, colto e spesso ironico, accoglieva i clienti con un atteggiamento che mescolava rigore e passione. Non era solo un commerciante, ma un vero e proprio custode di storie. Nel suo negozio si potevano trovare i grandi classici del fumetto italiano, dai western di Tex Willer alle avventure surreali di Alan Ford, fino agli incubi contemporanei di Dylan Dog. Non mancavano i manga, allora ancora difficili da reperire, e opere d’autore che oggi riempiono biblioteche e cataloghi accademici.
Ma ridurre la Cassaforte a un semplice punto vendita sarebbe un errore. Quel piccolo spazio era un crocevia di idee, un salotto informale dove si discuteva di arte, politica, musica. In sottofondo, spesso, risuonavano note di musica classica, creando un contrasto affascinante con l’immaginario pop dei fumetti. Qui si formavano lettori, collezionisti e, in alcuni casi, futuri professionisti del settore.
Nel corso degli anni, la fumetteria è diventata un riferimento imprescindibile per Messina e non solo. In un’epoca priva di grandi catene e distribuzioni capillari, la Cassaforte rappresentava uno dei pochi luoghi dove trovare materiali rari o semplicemente diversi dal mainstream. Era, a tutti gli effetti, un’avanguardia culturale.
La scomparsa di Nunzio Di Blasi, nel luglio del 2016, ha segnato la fine di un’era. Con lui non è venuto meno soltanto un commerciante, ma un pezzo di identità cittadina. Negli anni successivi, la chiusura definitiva del negozio ha lasciato un vuoto difficile da colmare, soprattutto per chi aveva fatto di quel luogo una seconda casa.
Oggi, la Cassaforte del Vecchio Papero vive nei ricordi di chi l’ha frequentata. Nei racconti nostalgici, nelle fotografie ingiallite, nelle collezioni personali nate proprio tra quegli scaffali. È il simbolo di una stagione culturale in cui il fumetto era scoperta, ricerca, incontro umano.
In un presente dominato dal digitale e dalla velocità, la storia della Cassaforte invita a una riflessione: cosa resta dei luoghi fisici della cultura? E quanto hanno contribuito a formare intere generazioni?
Messina, intanto, conserva la memoria di quel piccolo grande negozio. Una cassaforte, sì, ma non di denaro: di storie, passioni e umanità.