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Università Bandita, spunta l’ipotesi di associazione a delinquere

Nuovo sviluppo per l’inchiesta “Università Bandita” che vede coinvolti i “nomi importanti” dell’Ateneo catanese: ex rettori Francesco Basile e Giacomo Pignataro, l’ex prorettore Magnano San Lio, e i direttori di dipartimento Giuseppe Barone, Michela Cavallaro, Filippo Drago, Giovanni Gallo, Carmelo Monaco, Roberto Pennisi e Giuseppe Sessa.

L’organizzazione necessaria per truccare i concorsi e decidere i vincitori architettata dai due ex rettori e dai sette direttori di dipartimento è sempre più vicina a trasformarsi nell’accusa di “associazione a delinquere” così come riportato dal quotidiano L’Espresso. Ipotesi di reato sempre respinta con forza dai legali degli impuntati. E adesso si attende la seconda udienza preliminare fissata per il 17 marzo.

Nelle 43 pagine della richiesta di rinvio a giudizio, però, sembrerebbero comparire tutti gli estremi di un’associazione a delinquere: pressioni su concorrenti non graditi, criteri dei bandi plasmati sulle competenze dei vincitori già selezionati, “premi” per i candidati che si ritiravano facendo strada molto più facilmente a chi avrebbe dovuto vincere il concorso, l’organizzazione di un finto convegno per pagare “la quota pattuita” ad un commissario che avrebbe poi agevolato la vittoria del concorso al prescelto.

43 concorsi truccati

Tra i vincitori pilotati vi erano figli di docenti e di personaggi illustri come nel caso di Velia D’Agata, figlia dell’ex procuratore Vincenzo D’Agata. Quest’ultimo avrebbe stipulato un accordo con Filippo Drago che permettesse alla figlia di vincere un concorso riservato e non a bando aperto.

«Velia D’Agata richiedeva con insistenza (e in un’occasione alla presenza del padre che rafforzava tale richiesta interloquendo direttamente con il rettore) al direttore del dipartimento di Scienze biomediche e al rettore l’adozione del bando per Anatomia con la procedura riservata», si legge nei documenti.

Pertanto Drago avrebbe chiesto ad un partecipante di fare un passo indietro, ma rassicurandolo sulla “convenienza” della sua rinuncia: «Quello che ti chiedo è che la cosa vada in questi termini…vorrei che tu facessi un passo indietro e non di presentassi a questo concorso…io nel giro di sei mesi sistemo tutto, ti bandisco un altro posto, sono io d’accordo con il rettore».

All’Università di Catania, nel concreto, sembra che sia cambiato poco:  tutti i docenti coinvolti continuano ad esercitare la propria professione, tranne quelli in pensione. L’Ateneo ancora non si è costituito parte civile: l’attuale rettore Francesco Priolo attende il rinvio a giudizio. 

E.G.

Fonte: L’Espresso.

 

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Redazione

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