Crescono i casi di tumore al fegato in pazienti giovani, spesso sotto i 40 anni, senza i tradizionali fattori di rischio come epatiti virali, cirrosi o abuso di alcol. A lanciare l’allarme sono i medici dell’Istituto nazionale tumori IRCCS “Fondazione Pascale” di Napoli, che richiamano l’attenzione sugli effetti dell’uso improprio e prolungato di steroidi anabolizzanti, sempre più diffusi anche negli ambienti sportivi non professionistici. Negli ultimi anni, spiegano gli specialisti, si è osservato un aumento di diagnosi di tumore epatico in soggetti giovani e apparentemente sani, con un profilo clinico che fa sospettare un legame con il ricorso a sostanze dopanti.
Il ruolo degli steroidi anabolizzanti e del doping
L’assunzione cronica di anabolizzanti, soprattutto ad alte dosi e per cicli ripetuti nel tempo, può infatti causare gravi danni al fegato, favorendo la comparsa di adenomi epatici e, in alcuni casi, la loro trasformazione in forme maligne. «Questi farmaci – ricordano gli studiosi – alterano profondamente i meccanismi di rigenerazione cellulare e possono innescare processi tumorali anche in soggetti giovani e apparentemente sani. Anche se lo sviluppo di un cancro è raro, gli effetti tossici sul fegato sono ben documentati e il rischio di una trasformazione maligna è reale, soprattutto con un uso prolungato e non controllato».
Inoltre come rilevato il continuo cambiamento dei farmaci e dei metodi di doping, pensati per eludere i controlli, rende ancora più pericolosa la loro assunzione, perché non consente di valutarne adeguatamente gli effetti né nel breve né nel lungo periodo.
Sport amatoriale e sottovalutazione dei rischi
Dal punto di vista epidemiologico, l’assunzione di testosterone, ormone della crescita e sostanze analoghe è associata anche a un aumento del rischio di tumori della prostata e dei testicoli, oltre che del tumore primitivo del fegato. Un fenomeno che riguarda in particolare discipline in cui è richiesta forza fisica e che si manifesta soprattutto negli ambienti sportivi amatoriali, dove l’uso di anabolizzanti viene spesso sottovalutato o percepito come una scorciatoia per migliorare prestazioni ed estetica.
I clinici segnalano inoltre che molti pazienti arrivano alla diagnosi in fase avanzata, dopo aver ignorato sintomi iniziali come stanchezza persistente, dolore addominale o alterazioni degli esami epatici. «Non siamo di fronte a una nuova emergenza sanitaria – concludono gli studiosi –, ma è evidente la necessità di un intervento deciso sul piano della prevenzione e dell’informazione, soprattutto tra i più giovani. Informare correttamente è fondamentale per promuovere uno sport sano e sicuro».