fbpx
CronachePrimo Piano

Truffe INPS per ottenere la disoccupazione: nel mirino Cosa Nostra

Nelle provincie di Catania, Siracusa, Cosenza e Bologna, i Carabinieri del Comando Provinciale di Catania stanno eseguendo un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale etneo nei confronti di 40 persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere di tipo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e associazione per delinquere finalizzata alla commissione di falsi e truffe ai danni dell’INPS.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, hanno consentito di ricostruire gli organigrammi dei gruppi mafiosi della famiglia Santapaola-Ercolano stanziati sul territorio della provincia etnea, in particolare a Paternò e Belpasso, nonché di individuare le varie attività illecite poste in essere dai sodali. Non solo un fiorente traffico di stupefacenti, in particolare marjuana e cocaina, ma anche estorsioni,
riciclaggio, ricettazione e una situazione di grave condizionamento del tessuto economico locale.

Tra gli elementi di vertice dell’associazione, identificato Santo Alleruzzo il quale, benché condannato all’ergastolo per duplice omicidio, mafia e traffico di droga e detenuto presso il carcere di Rossano (CS), approfittava dei permessi premio per ritornare nel paese d’origine (Paternò), ove nel corso di summit mafiosi continuava ad impartire ordini e direttive per la gestione degli affari del clan.

L’operazione eseguita stamani dai Carabinieri di Catania ha fatto emergere una situazione di grave inquinamento mafioso del tessuto economico locale. Un coinvolgimento portato avanti da diversi imprenditori che favorivano consapevolmente le illecite attività del clan.

Tra gli altri, il titolare di una ditta di commercio di prodotti ortofrutticoli il quale, versando una percentuale degli utili di impresa ai vertici mafiosi e consentendo agli stessi di concludere affari occultamente, otteneva la loro protezione per imporsi alla concorrenza e per gestire eventuali problemi con i creditori. O ancora il proprietario di importanti gioiellerie il quale consentiva allo stesso capo clan, di operare compravendite in contanti di diamanti, orologi e gioielli – senza rendicontazione fiscale – permettendo così di compiere attività di riciclaggio.

Le casse del clan, però, beneficiavano di un’ulteriore fruttuoso canale: l’indebita percezione dell’indennità di disoccupazione agricola. Attraverso una rete di ditte compiacenti, consulenti del lavoro disponibili e soggetti che si prestavano a fungere da falsi “braccianti agricoli”, l’organizzazione predisponeva tutta la documentazione necessaria ed inoltrava all’INPS le domande per l’indennità.

I nomi coinvolti

Coinvolta la famiglia catanese di Cosa Nostra, storicamente promossa e diretta al vertice da Benedetto Santapaola, Aldo Ercolano (classe 60) e Vincenzo Santapaola denominata clan “Santapaola-Ercolano”, articolato in gruppi stanziati sul territorio della provincia di Catania ed in particolare nei confronti del gruppo di Paternò storicamente diretto dalle famiglie Alleruzzo, Assinnata e Amantea, e al gruppo di Belpasso.

Il sodalizio mafioso operante in Paternò, e già facente capo a Giuseppe Alleruzzo cl. 35, è stato poi riorganizzato da Domenico Assinnata cl. 52 e dal figlio Salvatore cl. 72 come emergeva dalle operazioni cd. “ORSA MAGGIORE”, che nel 1993 per la prima volta individuava i gruppi dell’hinterland catanese ricollegabili alla famiglia Santapaola, e dalle successive operazioni denominate “PADRINI” – che accertava l’operatività del clan sino al maggio del 2006 – e “FIORI BIANCHI” che ne accertava l’esistenza ed operatività fino all’aprile 2010.

Gli indagati nell’ambito dell’odierna indagine rispondono dell’accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere finalizzata alle truffe aggravate per il conseguimento di erogazioni pubbliche da parte dell’INPS. I fatti sono contestati sino all’agosto 2019.

“I permessi premio” per partecipare alle riunioni tra clan

Le indagini prendevano le mosse nell’ottobre 2017 dalle dichiarazioni rese dapprima dai collaboratori di giustizia Mirko e Gianluca Presti, e poi dai collaboratori Orazio Farina e Giuseppe Caliò i quali riferivano che l’ergastolano Santo Alleruzzo inteso “a vipera” in occasione dei permessi premio si recava a Paternò per impartire direttive al clan, mantenendo quindi un ruolo di comando.

Successivamente, dalle indagini effettuate, emergeva che il clan mafioso operante in Paternò e facente parte del clan “Santapaola-Ercolano”, al suo interno era a sua volta articolato in tre gruppi, facenti rispettivamente capo alle storiche “famiglie” mafiose Alleruzzo, Assinnata ed Amantea.

Emergeva inoltre che capo ed organizzatore del gruppo, da gennaio 2018 a giugno 2019, era Pietro Puglisi, soggetto già condannato definitivamente sia per il delitto che per più estorsioni aggravate.

Il braccio destro di Cosa Nostra

Dunque, i gruppi erano divisi nel seguente modo: il clan che faceva riferimento alla famiglia Alleruzzo
era guidato dall’ergastolano Santo Alleruzzo; il gruppo che faceva capo alla famiglia Assinnata, con a capo Pietro Puglisi e Domenico Senior Assinnata, quest’ultimo quale figura storica e carismatica del clan; il gruppo che faceva capo alla famiglia Amantea guidato da Salvatore Vito Amantea e Giuseppe Beato, quest’ultimo già
stretto collaboratore di Francesco Amantea , padre di Salvatore Vito, storico uomo d’onore del clan.

Ed infine il gruppo di Belpasso, gestito da Barbaro Stimoli e Daniele Licciardello.

 

Dalle indagini emergevano anche i contributi al sodalizio mafioso da parte di imprenditori di Paternò con condotte volte a favorire consapevolmente le illecite attività del clan.

Emblematica in tal senso la posizione di Salvatore Tortomasi, ritenuto responsabile di concorso in associazione mafiosa poiché, quale titolare di una ditta che si occupava di commercializzazione di prodotti agricoli ed ortofrutticoli. L’imprenditore aveva concordato con i vertici sia dell’intero clan mafioso “Santapaola-Ercolano”, sia del gruppo di Paternò, ed in particolare con la famiglia Amantea, il versamento di somme di denaro anche quale percentuale degli utili dell’attività di impresa.

Il vantaggio era doppio: consentiva alla famiglia mafiosa di concludere affari occultamente in società con se stesso, e l’imprenditore riusciva nei territori sotto il controllo del clan mafioso ad imporsi in posizione dominante nelle attività economiche esercitate, ottenendo protezione anche nei confronti dei creditori e di altri clan mafiosi, così favorendo la realizzazione di profitti e vantaggi ingiusti per il clan.

Altre figure imprenditoriali di Paternò in rapporti con il clan erano quelle di Angelo Nicotra, proprietario di importanti gioiellerie, e di Enrico Maria Corsaro, ai quali venivano contestate condotte volte a consentire rispettivamente a Pietro Puglisi e ad Vito Salvatore Amantea di nascondere la provenienza illecita di beni e somme di denaro.

Spaccio ed estorsione

L’indagine ha permesso anche di disarticolare tre diverse associazioni per delinquere finalizzate al traffico di stupefacenti.

In particolare, è stato possibile accertare l’esistenza di tre diversi sodalizi, tutti collegati ai già citati gruppi territoriali del clan “Santapaola-Ercolano” ed in particolare: un primo sodalizio diretto ed organizzato da Pietro Puglisi e Mobilia Giuseppe e facente capo principalmente alla famiglia mafiosa “Assinnata”; un secondo sodalizio diretto ed organizzato da Amantea Vito Salvatore e da Stimoli Barbaro, operante su Paternò e Belpasso; ed infine un sodalizio diretto da Stimoli Salvatore e sempre operante in Paternò.

Inoltre, contestata una tentata estorsione aggravata ai danni dell’industria dolciaria “Condorelli” di Belpasso.

La ciliegina sulla torta: truffe all’Inps

Nel corso delle indagini emergeva, inoltre, l’esistenza di un sodalizio, capeggiato da Salvatore Vito Amantea e  Giuseppe Beato, componenti anche del clan mafioso, finalizzato a commettere più delitti di truffa e falso in danno dell’INPS. L’obiettivo finale era far ottenere indebitamente l’indennità di disoccupazione agricola a falsi braccianti agricoli compiacenti.

Segnatamente Beato Giuseppe ed Amantea Salvatore Vito, con ruolo di promotori ed organizzatori del sodalizio, anche facendo valere la loro qualità di esponenti di spicco del clan mafioso “Alleruzzo-Assinata”, promuovevano, dirigevano e organizzavano una rete di ditte compiacenti e soggetti che agivano quali procacciatori di falsi “braccianti agricoli” in modo da fare falsamente risultare a questi ultimi un numero di giornate lavorative idoneo ad ottenere l’indennità di disoccupazione e incassando poi dai falsi braccianti il compenso pattuito.

In sintesi, i sodali procuravano i nominativi di soggetti compiacenti i quali dovevano figurare come “braccianti agricoli” e con i quali si accordavano per ottenere un compenso pari a circa 20 euro per ogni giornata lavorativa falsamente dichiarata; tenevano i contatti con alcune ditte e, di comune accordo con tali soggetti, predisponevano tutta la documentazione necessaria ed inoltravano all’INPS le domande per la disoccupazione.

In questo modo il denaro pubblico destinato a sovvenzionare i braccianti agricoli stagionali per i periodi che non potevano lavorare, andava ad alimentare le casse del clan mafioso che peraltro acquisiva la gratitudine di
soggetti compiacenti i quali, grazie a tale sistema, ricevevano comunque somme di denaro pubblico senza mai avere svolto alcuna attività e senza averne diritto.

Gli arrestati

Il Giudice per le indagini preliminari ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di:
1) ALLERUZZO Francesco, nato a Palermo il 22/12/1982
2) ALLERUZZO Santo, nato a Paternò il 21/03/1954;
3) AMANTEA Salvatore Vito, nato a Paternò il 19/10/1995;
4) ASSINNATA Domenico Filippo, nato a Agira il 29/04/1952;
5) BEATO Giuseppe, nato a Paternò il 30/11/1979;
6) BEFUMO Davide Alessandro nato a Paternò il 08/05/1980;
7) BORZI’ Omar Francesco, nato a Augusta il 18/09/1989;
8) DI LEO Lorenzo, nato a Paternò 10/11/1991;
9) DI LEO Marco, nato a Paternò il 10/11/1991;
10) DI MAURO Sebastiano, nato a Catania il 13/04/1994;
11) FAZIO Alessandro, nato a Paternò il 06/07/1977;
12) FONTANAROSA Michele, nato a Catania il 13.4.1957;
13) FRENI Giorgio, nato a Catania il 27/10/1965;
14) GATTARELLO Vincenzo, nato a Catania il 03/02/1982;
15) LICCIARDELLO Daniele, nato a Catania il 07/08/1973;
16) MENDOLARO Alfio, nato a Catania il 28/06/1981;
17) MOBILIA Francesco, nato a Paternò il 19/05/1980;
18) MOBILIA Giuseppe, nato a Paternò il 19/11/1977;
19) PARISI Carmelo, nato a Paternò (CT) il 08/04/1975;
20) PUGLISI Pietro, nato a Paternò il 11/08/1974;
21) RECCA Giuseppe, nato a Catania il 05/09/1963;
22) SCHILLACI Lorenzo Michele, nato a Troina (EN) il 25/04/1968;
23) SCUDERI Ivan Gianfranco, nato a Catania il 10/10/1992;
24) SINATRA Orazio, nato a Paternò il 22/01/1971;
25) SINATRA Giuseppe, nato a Paternò il 27/12/1993;
26) STIMOLI Barbaro, nato a Paternò il 01/07/1978;
27) STIMOLI Salvatore, nato a Paternò 02/12/1981;
28) STIMOLI Vincenzo junior, nato a Paternò il 30/09/1994;
29) TERRANOVA Cristian, nato a Paternò il 24/09/1992;
30) TORTOMASI Salvatore, nato a Paternò il 16/03/1958.

Il Giudice per le indagini preliminari ha applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di:

1) CORSARO Enrico Maria nato a Catania il 15.12.1972;
2) COSENTINO Barbaro Luca Maria, nato a Paternò il 06/07/1995;
3) GIANGRECO Giovanni Battista, nato a Paternò il 15/08/1995;
4) LA DELFA Andrea, nato a Paternò il 25/10/1980;
5) MALANDRINO Pasqualino, nato a Siracusa il 27/06/1981;
6) NICOTRA Angelo nato a Catania il 12.12.1974;
7) ORTO Giuseppe, nato a Paternò il 03/06/1962;
8) PIRRO Alfio, nato a Catania il 26/09/1975;
9) SARACENO Sebastiano, nato a Siracusa il 06/12/1965;
10) SINATRA Maurizio, nato a Paternò 08/05/1988.

E.G.

Mostra di più

Redazione

Quotidiano on-line siciliano

Potrebbe interessarti anche

Back to top button