Strage di Capaci, 34 anni dopo: il ricordo che continua a interrogare l’Italia

di Tindaro Guadagnini

Cosa accadde il 23 maggio 1992

Il 23 maggio 1992 l’Italia venne colpita da una delle ferite più profonde della sua storia repubblicana. Alle 17:58, lungo l’autostrada A29 nei pressi di Capaci, un attentato mafioso sconvolse il Paese: persero la vita il magistrato Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

L’attentato che cambiò la storia d’Italia

A trentaquattro anni da quella tragedia, la memoria della strage di Capaci continua a rappresentare non soltanto un momento di commemorazione, ma anche un’occasione di riflessione civile sul rapporto tra legalità, giustizia e responsabilità collettiva.

L’esplosione, provocata da circa 500 chili di tritolo posizionati sotto il manto autostradale da Cosa Nostra, segnò uno spartiacque nella lotta alla mafia. L’attacco venne organizzato dai vertici dell’organizzazione criminale siciliana come risposta al lavoro investigativo e giudiziario portato avanti da Falcone e dal pool antimafia di Palermo, protagonisti del maxiprocesso che aveva inflitto durissimi colpi alla criminalità organizzata.

Giovanni Falcone e la lotta a Cosa Nostra

La morte del magistrato generò un’ondata di indignazione senza precedenti. Migliaia di cittadini scesero in piazza, mentre il volto di Falcone divenne simbolo di una Sicilia e di un’Italia che non volevano più piegarsi alla violenza mafiosa. Soltanto cinquantasette giorni dopo, un’altra strage avrebbe colpito Palermo, in via D’Amelio, dove vennero assassinati Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta.

Oggi, a distanza di oltre tre decenni, il ricordo di Capaci resta vivo nelle scuole, nelle istituzioni e nelle manifestazioni promosse in tutta Italia. Le commemorazioni coinvolgono soprattutto i giovani, affinché la memoria non si trasformi in una semplice ritualità, ma continui a essere uno strumento di consapevolezza.

Perché la memoria di Capaci resta attuale

Le immagini dell’autostrada devastata, delle auto distrutte e del cratere aperto dall’esplosione sono ormai entrate nella memoria collettiva nazionale. Ma insieme al dolore, resta anche l’eredità morale lasciata da Giovanni Falcone: la convinzione che la mafia possa essere combattuta attraverso il coraggio delle istituzioni, il lavoro della magistratura e la partecipazione della società civile.

La ricorrenza della strage di Capaci non parla soltanto del passato. Interroga ancora il presente dell’Italia, ricordando quanto sia fragile la democrazia quando si abbassa la guardia contro la criminalità organizzata e quanto sia importante continuare a difendere i valori della giustizia e della legalità.

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