Sicilia in emergenza: la risposta politica dopo i danni del ciclone Harry

di Tindaro Guadagnini

La Sicilia prova a rialzarsi dopo il passaggio devastante del ciclone Harry, che nelle ultime settimane ha colpito duramente l’isola con piogge torrenziali, mareggiate, frane e danni ingenti alle coste e alle infrastrutture. La conta dei danni, ancora in corso, parla di centinaia di milioni di euro solo per la Sicilia e preoccupa seriamente le istituzioni locali e nazionali.

Mobilitazione delle istituzioni regionali

Il governo della Regione Siciliana, guidato dal presidente Renato Schifani, ha immediatamente messo in campo una serie di misure di emergenza. Il Parlamento regionale ha approvato una legge d’iniziativa governativa che stanzia 40,8 milioni di euro per interventi urgenti: fondi alla Protezione Civile, sostegno alle attività di pesca, misure per l’agricoltura e agevolazioni per i balneari colpiti. A beneficio dei residenti più direttamente coinvolti nel sisma meteorologico saranno inoltre sospesi i pedaggi autostradali in alcune tratte della costa ionica (Taormina, Giardini Naxos, Roccalumera).

Coordinamento con lo Stato e lo Stato di emergenza

Parallelamente, la Sicilia si è attivata a livello nazionale per ottenere risorse aggiuntive. Nel corso di un recente Consiglio dei Ministri a Roma è stato deliberato lo stato di emergenza nazionale per i danni provocati dal ciclone in Sicilia, Calabria e Sardegna, con una iniziale dotazione di 100 milioni di euro per interventi urgenti. Di questi, circa 33 milioni sono destinati alla Sicilia, che si sommano ai circa 70 milioni già stanziati dall’amministrazione regionale per affrontare l’emergenza.

Schifani ha sottolineato come questo stanziamento rappresenti «un primo passo» e ha invitato a prevedere ulteriori decreti per aumentare le risorse in arrivo, in particolare alla luce dei danni totali stimati in oltre 1,5 miliardi di euro in Sicilia.

Le critiche dell’opposizione e il dibattito politico

La risposta politica non è stata esente da critiche. Esponenti di Sinistra Futura e altre forze di opposizione regionale hanno definito insufficiente lo stanziamento di 100 milioni di euro per tre regioni colpite dal ciclone, sostenendo che fosse necessario un impegno finanziario ben più consistente per sostenere imprese, lavoratori e cittadini già duramente colpiti.

Dal fronte sindacale e delle categorie imprenditoriali sono arrivate analoghe richieste di misure più ampie e di interventi mirati per tutelare l’economia locale, in particolare il settore turistico, già duramente provato dall’ondata di maltempo e dalla perdita di infrastrutture costiere vitali.

La sfida politico-amministrativa per la ricostruzione

Oltre alla gestione dell’emergenza immediata, la politica siciliana è chiamata ora a immaginare piani di medio e lungo periodo. Tra i temi sul tavolo: l’adeguamento delle politiche di tutela del territorio e della fascia costiera alla luce dei cambiamenti climatici; progetti di prevenzione del rischio idrogeologico in aree vulnerabili come quella di Niscemi, dove una frana attiva continua a minacciare quartieri interi e ha già comportato l’evacuazione di centinaia di residenti; il sostegno alle attività produttive colpite, in particolare nei settori della pesca, dell’agricoltura e del turismo.

Con le immagini di case che pendono sul precipizio, infrastrutture danneggiate e coste devastate ancora ben presenti nella memoria collettiva, la Sicilia si trova davanti a una doppia sfida: gestire l’emergenza senza perdere di vista le esigenze di sviluppo sostenibile e di resilienza territoriale nel lungo periodo.