Nei giorni scorsi, nel pieno di un inverno siciliano climaticamente sempre più imprevedibile, benché, a tratti tempestoso, la sorpresa, in una sera di luce ascendente, l’osservazione di un bimbetto di quattro anni, talmente in contrasto con la bolla digitale dentro la quale viviamo, da lasciare stupito il più cinico degli uomini, indicando con il suo ditino le stelle, ne individuò, con espressione di estatica meraviglia, la più splendente, la polaris della costellazione dell’Orsa minore. Commovente per gli adulti, inconsueto per una creatura della sua età.
Il ciclone Harry e la fragilità del territorio siciliano
Ora, se avessimo registrato con l’occhio pervasivo del grande fratello, gli eventi del prima e del dopo il ciclone Harry, nome peraltro orrendo in sé, messaggero di sventure, e quante, saremmo di fronte a una contraddizione in termini, da un versante la bellezza fragile, in procinto di rompersi, del territorio siciliano, unita a una congiuntura positiva sul piano economico, a rischio di dissolversi a causa del susseguirsi delle emergenze.
Di questa palmare evidenza, in pieno contrasto con il gesto del piccoletto, tanto carico dell’emozione delle sue prime esplorazioni dell’empireo e di beneaugurante prossimità, si stagliano all’orizzonte due distinte, financo aride ma pragmatiche, rilevazioni, da un lato il rapporto dell’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale sul dissesto idrogeologico dell’isola, funzionante da contraltare rispetto al fascino della natura e della civiltà siciliana e, sul versante opposto, le promettenti prestazioni riferite dagli indicatori economici del documento Act tank Sicilia 2025, sul piano della crescita dell’economia isolana.
Il dissesto idrogeologico: i dati ISPRA
Sullo sfondo, a completare il quadro delle mutazioni degli assetti della geopolitica, sempre più incalzante nel dispiegarsi di inediti equilibri planetari, da settimane lo si è ripetuto da molteplici postazioni, l’assestarsi della Sicilia in posizione di primazia, in quanto piattaforma naturale, al centro del Mediterraneo. Opportunità unica di recupero di centralità strategica, economica e culturale.
E, procedendo, in ordine di citazione, riguardo ai documenti pubblicati, per primi quelli dell’Ispra, redatti nel 2024, in Sicilia la situazione è seria fino oltre i limiti del pericolo, giacché su 391 comuni il 90% è classificato R4, massimo indice a rischio di frana. A metterla giù con durezza, 350 agglomerati urbani sono minacciati dal dissesto legato alla imprevedibilità, ormai cronica, degli agenti atmosferici. Non finisce qui, ricorrendo a una statistica inquietante quanto bizzarra nella forma, poiché prende in considerazione 900 anni di storia della Sicilia, si sono verificati, in media, 40 disastri per ogni anno trascorso. Nel chiudere in crescendo, riferendo solamente i dati principali, dal 2018 a oggi i territori siciliani a subire il peggioramento della situazione sono incrementati del 20,2%.
Niscemi e i siti a rischio tra storia e territorio
Non stiamo messi bene in ragione di tre considerazioni sintetiche, ovvero la stragrande maggioranza degli insediamenti urbani affonda le radici e … le fondamenta nei secoli, basti pensare alla Valle dei templi, segnatamente in prossimità del sacro recinto di Giove, il versante nord della collina è franato; a Collesano, nel comune sulle Madonie, dove giorni fa, è crollato un costone roccioso; infine, nel citare i siti di maggiore impatto storico, al netto del disastro verificatosi a Niscemi, a Caos, la falesia pencola pericolosamente sulla strada statale 640, in prossimità della casa natale di Luigi Pirandello.
A Niscemi, ovviamente la situazione è grave, oltre il limite, l’intero centro storico si regge in bilico su di una frana con un fronte di quattro chilometri e una profondità di cinquanta metri. Pronta a ingoiare l’intero centro urbano. Ma si diceva dei rimanenti due fattori concomitanti, i mancati interventi, adducibili a due distinte omissioni, l’incuria amministrativa, sulla quale a soffermarci si susciterebbe oltre all’indignazione, la rabbia, se non la sollevazione dei cittadini, quanto l’incapacità di spesa.
Fondi PNRR e incapacità di spesa
Sì, signori, la Sicilia non riesce, oggi a impiegare il denaro del Piano di ripresa e resilienza, oltre 5 miliardi di euro in dotazione, di cui uno stentato 8% utilizzato, nell’unica direzione di scassare le strade dell’intera isola con l’aggravante di avere successivamente ripristinato il manto stradale con materiale di risulta, a cura di oscure ditte subappaltatrici di Enel, Telecom, Eni, etc., in ogni dove, degno delle trazzere delle zone selvagge dell’Iraq! A questo si sommi, l’inesistenza di interventi in previsione per ripristinare l’assetto idrogeologico di Niscemi. Peraltro, la regione Sicilia ha un passato di impiego dei fondi stanziati dall’Unione europea da maglia nera, mai ha impegnato oltre il 20% dell’assegnazione delle risorse pluriennali, nell’arco del trentennio trascorso.
I segnali di crescita dell’economia siciliana
In compenso, ecco l’aspetto seppure congiunturalmente positivo, già accennato, dell’economia isolana in ripresa, con marcati incrementi nel comparto dell’occupazione, dal 2019 in avanti, pari al +5,6%; in quello degli investimenti fissi lordi del 67,4%, in netto superamento della media nazionale, in ambedue i settori, rimarcato dall’aumento del prodotto interno lordo pari a + 9,3%, sempre nel quadriennio 2019 – 2024, in controtendenza, anche in questo segmento, con l’incremento nazionale, fermo al 5,8%.
D’accordo potrebbe trattarsi di un aspetto ciclico, dunque transitorio, trascinato al ribasso, lo si torna a ripetere per chiarezza, sicuramente, non tanto dalle emergenze, quanto dalla logica conseguenziale, consistente nell’occuparsi dei disastri, evitando accuratamente la strategia di programmazione. Ecco, questo è il nemico numero uno della Sicilia, della classe politica, del gruppo dirigente al potere. Soprattutto dei siciliani. Si tratta di un assioma degenerante, in grado di impiantare nella mente di ciascuno la logica dell’assistenza con la succedanea mentalità pauperistica di trarre dalle disgrazie di che vivere.
Sicilia e Mediterraneo: una centralità strategica possibile
Chi crede in un dio lo prega in attesa di ricompensa nell’aldilà, chi no, muore nel caos! Così non va. Serve cambiare registro, assumere in massa i giovani, nei comuni, alla regione, nella pubblica amministrazione per progettare la Sicilia del presente in chiave di futuro, intanto intervenendo drasticamente e immediatamente per mettere in sicurezza il territorio, convogliando nell’isola ammesso manchino, progettisti in condizione di sviluppare il piano regionale di contrasto al dissesto idrogeologico.
Infine, la raccomandazione più importante, si coinvolga il numero maggiore di nuove leve nella progettualità, a patto venga elaborato, giacché inesistente, e financo in violazione dei parametri imposti dai burocrati europei e nazionali, un massiccio programma di assunzione di forze fresche, di persone competenti, ce ne sono tante, ormai fuggite all’estero, li si richiami per risollevare la Sicilia dai suoi mali endemici.
Forza Niscemi, sei tutti noi. Forza ragazzi, la Sicilia è con voi.