Shōnen, quando il manga diventa una storia di crescita

di Tindaro Guadagnini

Non è semplicemente un genere: la parola giapponese indica un pubblico, ma nel tempo è diventata sinonimo di avventura, amicizia e sfide da superare.

Nel vasto universo dei manga giapponesi, una delle parole più ricorrenti è shōnen. Chiunque si sia avvicinato a titoli come Dragon Ball, One Piece, Naruto o Demon Slayer si sarà probabilmente imbattuto in questo termine. Ma che cosa significa esattamente?

La parola giapponese 少年 (shōnen) significa letteralmente “ragazzo” o “giovane”. Nel settore editoriale nipponico viene utilizzata per identificare principalmente le opere destinate a un pubblico di ragazzi adolescenti. Per questo motivo, parlare di “manga shōnen” non significa indicare necessariamente un genere narrativo preciso.

Nel corso degli anni, però, il termine è stato associato a caratteristiche ricorrenti. Le storie shōnen raccontano spesso protagonisti giovani alle prese con un percorso di crescita personale, durante il quale devono affrontare avversari, difficoltà e momenti di crisi. L’obiettivo può essere diventare il più forte, raggiungere un sogno, vincere una competizione o proteggere le persone care.

Uno degli elementi più caratteristici è il rapporto tra amicizia e rivalità. Il protagonista raramente affronta il proprio percorso completamente da solo: al suo fianco ci sono compagni, amici e rivali che contribuiscono alla sua evoluzione. La competizione, inoltre, non viene necessariamente presentata soltanto come uno scontro, ma anche come uno stimolo a migliorarsi.

È il caso di molte delle opere che hanno contribuito alla diffusione internazionale del fenomeno. Dragon Ball ha trasformato il percorso di Goku in un lungo viaggio fatto di allenamenti e combattimenti; Naruto ha raccontato la ricerca di riconoscimento e di appartenenza di un giovane ninja; One Piece ha costruito attorno al sogno di Monkey D. Luffy una grande avventura fondata sulla libertà e sulla forza dei legami.

Ma ridurre lo shōnen ai soli combattimenti sarebbe un errore. All’interno di questa categoria editoriale trovano spazio anche manga sportivi, fantascientifici, fantasy, scolastici e persino storie caratterizzate da forti elementi drammatici. Ciò che li accomuna è soprattutto il pubblico di riferimento e, in molti casi, una particolare attenzione al tema della crescita.

Esistono, infatti, anche altre categorie editoriali basate sul pubblico a cui sono principalmente rivolte. Shōjo (少女) significa “ragazza” e identifica tradizionalmente le opere rivolte a un pubblico femminile adolescente, mentre seinen e josei si riferiscono, in linea generale, a pubblicazioni destinate a un pubblico adulto maschile e femminile.

La popolarità internazionale dei manga ha fatto sì che questi termini siano ormai entrati nel linguaggio comune degli appassionati. Eppure conoscere il significato originario di “shōnen” permette di comprendere meglio una caratteristica fondamentale del fumetto giapponese: le categorie non definiscono soltanto ciò che viene raccontato, ma anche a chi quelle storie vengono proposte.

In definitiva, uno shōnen non è semplicemente una storia di combattimenti. È spesso una storia di crescita, sogni, amicizia e determinazione, nella quale il protagonista, insieme ai lettori, impara che per raggiungere un obiettivo non basta essere forti: bisogna anche essere disposti a cambiare.