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Ritrovato il cadavere di un pescatore. Dietro un traffico di droga: 4 arresti

Su delega di questa Procura della Repubblica, i Carabinieri della Compagnia di Catania Piazza Dante, supportati dai reparti specializzati dell’Arma (Compagnia di Intervento Operativo del XII° Reggimento “Sicilia” e Nucleo Cinofili), hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania nei confronti di 4 persone indagate, a vario titolo, del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica etnea e condotta dal Nucleo Operativo della suddetta Compagnia Carabinieri, trae origine dal rinvenimento del cadavere del pescatore catanese G.S. classe 1964, avvenuto il 20 febbraio 2021, quando alle ore 06:37 era stata segnalata al 118 la presenza di un corpo esanime disteso supino nel cortile antistante una palazzina di case popolari sita in questa via Toledo 51.

Resisi inutili i soccorsi, i Carabinieri intervenuti immediatamente sul posto, dopo aver identificato il corpo, ispezionato il suo cellulare ed escusso tutti i possibili testimoni nonché gli abitanti della palazzina in questione, hanno focalizzato e indirizzato l’attività investigativa su un possibile traffico di sostanze stupefacenti proprio all’interno di quello stabile ove la vittima, alle prime ore di quella mattina, si era probabilmente recata per acquistare cocaina, di cui da qualche tempo ne era diventato dipendente.

Tale ipotesi investigativa, ha trovato immediato riscontro sia dall’analisi delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, che dall’esito dell’esame autoptico sul cadavere dal quale è emerso che la morte dell’uomo era da ricondurre ad un infarto del miocardio complicato da una rottura del cuore a seguito di una acuta intossicazione di cocaina in un soggetto assuntore abituale.

I militari del Nucleo Operativo di Piazza Dante hanno quindi prontamente intrapreso una serie di attività tecniche (intercettazioni telefoniche ed ambientali) che hanno consentito di disvelare come all’interno dell’abitazione sita al terzo piano della palazzina di via Toledo 51, in uso a Giuseppe Cannone, cl. 1968, già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici, vi fosse una vera e propria piazza di spaccio a gestione familiare, diretta dallo stesso Cannone avvalendosi della stretta collaborazione della compagna Alfia Litrico, cl.1979, della cognata Adriana Litrica, cl. 1993, e di suo marito D’Ignoti Parenti Alfio, cl. 1990.

L’organizzazione

L’attività investigativa ha permesso non solo di ricostruire le ultime ore di vita del pescatore ma anche di far emergere la fiorente e strutturata attività di spaccio ivi presente, prevalentemente di crack e cocaina, in cui ciascuno degli odierni destinatari di misura cautelare aveva un ruolo ben delineato.

In particolare, Giuseppe Cannone, oltre e a mettere a disposizione la propria abitazione, dirigeva le operazioni, organizzava il confezionamento e la vendita dello stupefacente, riceveva le ordinazioni e spesso lo cedeva in prima persona; Alfio D’Ignoti Parenti, seguiva le disposizioni del cognato, occupandosi principalmente della vendita al dettaglio anche in orario notturno; mentre le sorelle Alfia e Adriana Litrico, partecipavano attivamente al progetto criminoso dei compagni, preparando quotidianamente le dosi di stupefacente destinate alla vendita nonché tenendo la contabilità dei proventi dell’attività illecita.

Numerosi sono stati gli episodi di spaccio documentati dai militari dai quali è emerso come, nei giorni immediatamente successivi all’infausta morte, l’attività illecita della famiglia Cannone non si fosse interrotta ma avesse soltanto ingenerato negli indagati la decisione di evitare la vendita indiscriminata di stupefacenti agli acquirenti sconosciuti che continuavano a presentarsi fuori la loro porta (come nel caso della vittima G.S.), e quindi di privilegiare le cessioni di quantitativi più consistenti di stupefacente esclusivamente ad acquirenti di fiducia.

Cannone e D’Ignoti Parenti sono stati sottoposti alla misura cautelare in carcere, mentre le donne Alfia ed Adriana Litrico sono state sottoposte agli arresti domiciliari.

E.G.

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Redazione

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