Il risultato del referendum: numeri e significato
«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare»? La maggioranza di quanti hanno impresso, a matita, una croce sulla scheda color verde oliva riguardante il referendum svoltosi in Italia tra Domenica 22 e Lunedì 23 marzo 2026, ha infuocato la nostra società civile. Pomeriggio inoltrato di Lunedì 23 marzo 2026: la tensione scaturita dall’agone referendario tracima dalle attese al risultato. Ha vinto il «NO».
Una vittoria netta del NO
Si tratta di una vittoria netta, evidente, implacabile. La partita si chiude con un risultato che non lascia spazio ad alcuna recriminazione sul risultato finale. Il «SÌ» viene supportato dal 43,6% dei votanti, il «NO» ha raggiunto il 53,7%. L’affluenza complessiva ha registrato una partecipazione del 58,9% tra gli aventi diritto al voto per la consultazione referendaria. Gioire o incazzarsi, applaudire o contestare, festeggiare o listarsi a lutto: distendiamo i nervi, ormai i giochi sono belli e fatti! Al netto del pieno rispetto, dicasi la piena osservanza ed esecuzione della volontà espressa dalla maggioranza dei votanti, urge una riflessione che nulla può avere di tenero o della stucchevole acquiescenza di un risultato, sempre e comunque da accettare. Se dovessimo trovare un aggettivo consono ad identificare il “marchio” antropologico, impresso nuovamente su decisioni vitali per il futuro del sistema-Italia, di primo acchito diremmo: immobile. Meglio scartare da subito tale aggettivo: le affinità onomastiche con l’attaccante di una famosa squadra di calcio generebbero confusione! All’Italiano medio piace essere stagnante.
Affluenza e partecipazione
Usatelo come aggettivo, impiegatelo come participio presente del verbo stagnare, nuotate in uno stagno fino a diventare verdi per le alghe e il muschio raccolto, nonché intossicati dalle mucillagini: fate un po’ come cacchio vi pare!!! Avete sentito bene: stagnare, rimanere ben impaludati nell’acquitrino dove ci troviamo, incuranti del mondo attorno a noi. Riformare, cambiare, aggiornare? Beccatevi pure la risposta data all’indimenticabile «Socio ACI», di verdoniana memoria! Peccato che non ci riferiamo a «Furio», la macchietta iperperfettina del 1981, targata film-commedia «Bianco, Rosso e Verdone».
Oltre il voto: lo specchio del Paese reale
Qui parliamo della reale idiosincrasia degli Italiani, ostili nel voler modificare, anche solo in una virgola, le loro consuetudini. Siamo alle prese con un popolo dai ferrei principii conservatori e non lo abbiamo capito? Viviamo a contatto con tradizionalisti di osservanza adamantina e non lo sapevamo? Dubitavamo, forse, di essere gli eredi del Paese papista, cattolico e di tridentina memoria per eccellenza? In questo caso, coniugate al plurale la risposta data al già citato «Socio ACI». Passate dal «va a cagare» all’andate «a…stagnare»! Per l’ennesima volta, i risultati concreti sanciscono l’esistenza di uno iato, di fatto SEMPRE INCOLMABILE.
Tra conservazione e stagnazione
Su un versante, abbiamo i rappresentanti dei Valori Conservatori, difesi e ben rappresentati da una nicchia di fedeli e ben preparati lavoratori, studenti, studiosi, attivi come minoranza qualificata in incontri, battaglie culturali, ritiri e chi più ne ha, più momenti di confronto metta! Sull’atro versante, si aprono le infinite praterie, così infinite da fare sembrare l’Oklahoma (teatro di avventure alla Tex Willer) il vaso di basilico che sporge dal balconcino di casa nostra! Alludiamo alla versione caricaturale dell’Italiota nella sua tragicomica essenza, presente e manifestantesi, in milioni di sfumature diverse, nella vita quotidiana.
Il rifiuto del cambiamento
Per questi conservatori dell’esistente, lontani anni luce da un conservatorismo che richiami Valori Alti, spirito di abnegazione per una causa da anteporre al proprio ego, antitesi al materialismo, conservare equivale rimanere dove si è, vivere per come si è sempre vissuti fino al minuto precedente, mangiare, fare l’amore, emettere le deiezioni solo e unicamente per come si è sempre fatto, senza modificare, di una spanna, niente, nulla e nessuno! Stagnare sulle proprie abitudini e cedere al piacere irresistibile di criticare tutto e tutti, lamentarsi di tutto e contro di tutti, senza mai muovere un solo dito per modificare lo stato di cose presenti.

L’Italia tra tradizione e immobilismo
Sudate le memorabili sette camicie per leggere e comprendere, trarre ispirazione e attualizzare, i lasciti dei vari De Maistre, Dreher Evola, Gramsci, Magri, Tangheroni? Liberissimi di continuare con i vostri onanismi mentali, a patto di non rompere, o meglio di non i r r o m p e r e nello stagno. L’Italiota resta innamorato della vita per come appare, per come si mangia, per come si flatula: non è necessario riformare qualcosa che nemmeno si conosce! «Abbiamo fatto l’Italia, ora bisogna fare gli Italiani». Dal 1861, la massima risorgimentale per antonomasia, legata al patriota Massimo D’Azeglio, è rimasta lettera morta.
Mettiamoci dunque all’opera! Conservare e tramandare una direttiva spirituale e morale, finora mai realizzata, ci preserva da delusioni brucianti per l’avvenire. Male che vada, malissimo come andrà, non saremo stati noi a tracciare una strada, ma potremo scaricare la colpa dei fallimenti che verranno sui nostri predecessori. Non sono stati forse quei poveri illusi a creare, per primi, una nuova costruzione politica dai marasmi precedenti? Non sono stati forse quei “poveri visionari”, da Cavour a De Gasperi, che hanno sognato un’Italia capace di riforme moderate e graduali, atte a raccogliere le sfide dei tempi nuovi? Noi continueremo a sbagliare, nell’indicare la giusta via a quanti ci circondano. In un modo o nell’altro, fischietteremo una canzoncina molto famosa, giusto per consolarci: «Al mondo non c′è mai/Qualcosa che gli va/E pietre prenderai senza pietà».