Dieci brani, quasi quarant’anni di musica e un’unica certezza: anche a dieci anni dalla sua scomparsa, Prince ha ancora qualcosa da dire. Esce oggi “Timeless”, il nuovo album postumo che attraversa le diverse stagioni creative di uno degli artisti più rivoluzionari della musica contemporanea.
C’è un luogo, a Paisley Park, che negli anni è diventato quasi una leggenda: The Vault, il caveau nel quale Prince custodiva una quantità sterminata di registrazioni. Un archivio capace di alimentare ancora oggi nuove pubblicazioni e, soprattutto, di restituire frammenti di un artista che sembrava vivere in uno stato permanente di creatività.
Da questo patrimonio nasce “Timeless”, disponibile da oggi, 28 agosto 2026. Dieci registrazioni rare e inedite, realizzate tra il 1977 e il 2016, compongono un viaggio cronologico attraverso quasi quattro decenni di carriera. Non un semplice album di scarti d’archivio, dunque, ma un tentativo di raccontare l’evoluzione di Prince attraverso alcune delle tracce rimaste finora fuori dalla sua discografia ufficiale.
Dalle prime intuizioni all’ultima esibizione
La particolarità di “Timeless” sta proprio nella sua struttura. Il disco parte dalle prime registrazioni e accompagna l’ascoltatore lungo le diverse trasformazioni del musicista di Minneapolis, attraversando funk, soul, rock, pop e sperimentazione.
La tracklist si apre con “I Am You”, registrata durante le sessioni legate a For You nel 1978, e prosegue con “Tick Tick Bang”, nella versione originale del 1981. Arriva poi “Heaven”, del 1985, seguita da “I Wonder” e dalla struggente “With This Tear”, registrata nel 1991.
Nella seconda parte trovano spazio “Stone”, “Calabama”, “The Guilty Ones”, “Bestest Friend” e, a chiudere il viaggio, “How Come You Don’t Call Me Anymore?”, nella versione dal vivo del 2016.
È una sequenza che permette di percepire quanto Prince sia cambiato nel corso degli anni senza mai perdere quella riconoscibilità che ha reso unico il suo linguaggio musicale.
“With This Tear”, una confessione rimasta nel cassetto
Tra i brani che hanno anticipato il progetto c’è “With This Tear”, registrata nel 1991 a Paisley Park. Prince ne compose, produsse e arrangiò ogni elemento, suonando personalmente tutti gli strumenti presenti nella registrazione.
Il brano era stato scritto originariamente per Céline Dion, che lo avrebbe poi pubblicato nel proprio album del 1992. La versione di Prince permette però di ascoltare direttamente l’idea musicale dell’autore, restituendone tutta la dimensione intima. Il pezzo è stato scelto come primo estratto del progetto lo scorso aprile, nel decimo anniversario della morte dell’artista.
“Stone” e la capacità di reinventarsi
Il secondo singolo, “Stone”, arriva invece da una sessione del 1995. Il brano, scritto da Sandra St. Victor, Tom Hammer e Jules Van Even, mostra un Prince capace ancora una volta di muoversi con naturalezza nel territorio dell’R&B, trasformando una composizione apparentemente distante dalla sua produzione più celebre in qualcosa di profondamente personale.
È forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti di “Timeless”: ascoltare Prince al di là dei suoi grandi successi, lontano dalle canzoni che hanno costruito il mito di Purple Rain, Kiss o Sign o’ the Times.
Un album postumo, ma non un semplice testamento
Il rischio, quando si pubblicano nuove registrazioni di un artista scomparso, è quello di trasformare l’archivio in una miniera commerciale senza una vera direzione artistica. “Timeless” prova invece a rispondere a una domanda diversa: cosa raccontano queste canzoni dell’uomo e del musicista che le ha registrate?
La scelta di disporre i brani cronologicamente dà al disco una funzione quasi documentaria. Non siamo davanti a un nuovo album concepito da Prince come opera compiuta, ma a una mappa della sua creatività: una successione di intuizioni, esperimenti, canzoni e performance che permette di osservare il musicista mentre cambia pelle.
Il lavoro è stato masterizzato dall’ingegnere del suono Chris James, che aveva lavorato con Prince negli ultimi anni della sua attività.
Il paradosso di Prince: essere ancora contemporaneo
“Timeless” arriva a dieci anni dalla morte di Prince e il titolo sembra quasi inevitabile.
Prince appartiene alla storia della musica, ma il suo linguaggio continua a suonare sorprendentemente contemporaneo. La sua capacità di attraversare generi e identità, di mescolare sensualità e spiritualità, rock e funk, pop e avanguardia, ha fatto sì che la sua musica non rimanesse confinata a una determinata epoca.
Ed è forse questo il vero significato di “Timeless”: non l’illusione che il tempo possa essere fermato, ma la dimostrazione che alcune musiche riescono a sopravvivere al tempo proprio perché non gli sono mai appartenute davvero.
A dieci anni dalla sua scomparsa, Prince continua dunque a uscire dal caveau di Paisley Park. E ogni nuova registrazione non fa che alimentare la stessa domanda: quanta musica del suo genio dobbiamo ancora scoprire?
Per ora, la risposta è racchiusa in dieci tracce. Dieci nuove porte aperte su un universo creativo che, evidentemente, non ha ancora finito di sorprenderci.