La grandezza di un professionista si misura anche dalla capacità di ricominciare. Persino quando il curriculum potrebbe suggerire il contrario, persino quando il nome è già legato a una lunga serie di successi e il pubblico lo ha consacrato tra i protagonisti assoluti della televisione italiana. La storia di Pippo Baudo racconta anche questo: la capacità di mettersi nuovamente in gioco, di accettare una nuova partenza e di conquistare ancora una volta il proprio posto attraverso il lavoro.
La sua storia televisiva è stata profondamente legata alla Rai, la casa nella quale Baudo ha costruito alcune delle pagine più importanti della propria carriera. Un legame che, però, nel corso degli anni ha conosciuto anche delle parentesi lontano da Viale Mazzini. Due passaggi a Mediaset, diversi per momento e per contesto, che non hanno mai cancellato quel filo con la televisione pubblica destinato a ricomporsi ogni volta.
Il primo trasferimento arrivò nel 1987. Dopo anni di grandi programmi e dopo aver raggiunto una posizione di assoluto prestigio, Baudo approdò a Canale 5, assumendo anche l’incarico di direttore artistico e conducendo Festival insieme a Lorella Cuccarini. Una nuova esperienza, affrontata con la curiosità e la professionalità che hanno sempre accompagnato le sue scelte.
L’avventura, però, durò poco. Già l’anno successivo Baudo lasciò Mediaset e tornò in Rai, riprendendo il proprio percorso nella televisione pubblica. Un ritorno che racconta bene il rapporto particolare che il conduttore aveva con quella che, professionalmente, aveva sempre considerato la propria casa.
Il tempo avrebbe poi riportato nuovamente Baudo lontano dalla Rai. Nel 1997 arrivò infatti il secondo passaggio a Mediaset, con una nuova stagione professionale e programmi come Una volta al mese, La canzone del secolo e Tiramisù. Anche quella volta, tuttavia, la parentesi non sarebbe diventata definitiva.

Il capitolo più significativo doveva ancora arrivare
Quando Baudo tornò stabilmente in Rai, nel 1999, non lo fece necessariamente attraverso il palcoscenico più prestigioso o il programma che avrebbe potuto essere associato a un nome del suo calibro. Ricominciò da Rai Tre, con Giorno dopo giorno, un programma dedicato alla storia e ai protagonisti del Novecento.
Ed è proprio in quel passaggio che emerge una delle caratteristiche più belle della sua carriera: Baudo non ebbe paura di ricominciare.
Un professionista che aveva già condotto programmi di enorme successo, che aveva presentato il Festival di Sanremo e che aveva raggiunto una popolarità straordinaria accettò di ripartire da una dimensione diversa. Nessuna ostentazione, nessuna necessità di dimostrare di essere ancora il numero uno attraverso la grande ribalta. Prima di tutto veniva il mestiere.
Giorno dopo giorno diventò così Novecento, e quel percorso condusse Baudo verso la prima serata. La terza rete divenne il punto di partenza di una nuova risalita, costruita ancora una volta attraverso la televisione fatta bene, la capacità di raccontare, l’incontro con gli ospiti e quel rapporto con il pubblico che negli anni aveva trasformato il suo nome in una garanzia.
La sua storia dimostrava, ancora una volta, che il talento non ha bisogno di una collocazione prestigiosa per essere riconosciuto. Può partire anche da un pomeriggio di Rai Tre e arrivare, passo dopo passo, laddove la storia professionale sembra aver già scritto il proprio finale.

Per Baudo, invece, non esistevano finali
Il ritorno alla Rai avrebbe trovato una delle sue consacrazioni più importanti nel 2002, quando tornò sul palco del Teatro Ariston per condurre il Festival di Sanremo, assumendone anche la direzione artistica. Un ritorno che assumeva un valore particolare proprio alla luce del percorso compiuto negli anni precedenti.
Dopo essere passato due volte da Mediaset, dopo aver lasciato e ritrovato la Rai, dopo aver accettato di ripartire da una rete diversa e da un programma che progressivamente avrebbe conquistato uno spazio sempre più importante, Baudo tornava ancora una volta al centro della scena.
Il Festival del 2002 non era soltanto un altro tassello di una carriera già straordinaria. Era il risultato di una capacità rara: quella di saper ricominciare senza mai sentirsi arrivato.
Pippo Baudo aveva già tutto ciò che un conduttore potesse desiderare. Aveva il pubblico, la notorietà, una storia professionale irripetibile. Eppure, quando la carriera lo ha portato davanti alla necessità di ripartire, ha scelto di farlo. Anche da una rete diversa. Anche da un programma pomeridiano. Anche da un percorso che, per un professionista del suo calibro, avrebbe potuto sembrare un passo indietro.

In realtà, non lo era
Era semplicemente un altro modo per andare avanti.
Ed è forse proprio questa la lezione più grande lasciata dalla sua carriera: non esistono ruoli troppo piccoli per chi ama davvero il proprio mestiere. Esiste soltanto la voglia di tornare a fare ciò che si sa fare, con la stessa serietà di sempre.
Baudo lo fece più volte. Cambiò casa televisiva, tornò sui propri passi, ricominciò da una rete che non era quella delle grandi prime serate e trasformò quel nuovo inizio in un’altra pagina della propria storia.
Poi arrivò nuovamente Sanremo.
E in quel ritorno all’Ariston sembrava quasi chiudersi un cerchio: il grande Pippo era tornato esattamente dove il pubblico si aspettava di ritrovarlo, ma dopo aver dimostrato qualcosa di ancora più importante del semplice talento.
Aveva dimostrato di non avere paura di ricominciare.