Dal cinema muto alle moderne animazioni in stop-motion: più di un secolo di pellicole ha raccontato, reinterpretato e trasformato il celebre burattino nato dalla penna di Carlo Collodi.
C’è un personaggio italiano che, più di molti altri, è riuscito a superare i confini della letteratura per diventare patrimonio universale: Pinocchio. Nato nel 1881 dalla fantasia di Carlo Collodi con Le avventure di Pinocchio, il burattino di legno ha attraversato generazioni, linguaggi e culture, conquistando anche il grande e il piccolo schermo.
La sua storia cinematografica comincia addirittura nel 1911, quando il regista italiano Giulio Antamoro realizza un film muto dedicato alle avventure di Pinocchio. È il primo lungometraggio cinematografico importante ispirato al romanzo di Collodi e rappresenta l’inizio di un viaggio destinato a durare oltre un secolo.
Dal cinema muto a Disney
Tra le prime esperienze di animazione spicca il progetto italiano del 1936, Le avventure di Pinocchio, rimasto purtroppo incompiuto. Ma è nel 1940 che Pinocchio raggiunge una delle sue consacrazioni più celebri: Walt Disney porta sul grande schermo il suo Pinocchio.
Il film d’animazione americano trasforma la storia di Collodi in un classico mondiale. La pellicola introduce personaggi e situazioni ormai entrati nell’immaginario collettivo, accompagnandoli con una colonna sonora destinata a diventare celebre. When You Wish Upon a Star, tema principale del film, diventerà uno dei simboli della stessa Disney.
L’Italia torna a raccontare il burattino
Pinocchio continua però a parlare soprattutto italiano. Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta arrivano nuove interpretazioni, fino ad arrivare agli anni Settanta, quando il personaggio viene nuovamente affrontato con grande ambizione.
Nel 1972 Luigi Comencini realizza Le avventure di Pinocchio, con Nino Manfredi nei panni di Geppetto e Andrea Balestri in quelli di Pinocchio. Nato originariamente come sceneggiato televisivo, il lavoro di Comencini diventa una delle rappresentazioni più amate della storia collodiana.
Nello stesso periodo anche l’animazione italiana offre una versione particolarmente importante: Un burattino di nome Pinocchio di Giuliano Cenci, uscito nel 1971, è considerato uno degli adattamenti animati più fedeli allo spirito dell’opera originale.
Benigni, Garrone e le nuove generazioni
Il Novecento si chiude con nuove riletture internazionali. Nel 1996 Steve Barron dirige Le straordinarie avventure di Pinocchio, mentre nel 2002 arriva una delle versioni italiane più discusse: Pinocchio di Roberto Benigni, che interpreta direttamente il burattino.
La storia torna poi al cinema nel 2012 con il film d’animazione di Enzo D’Alò e nel 2019 con la versione di Matteo Garrone, interpretata da Federico Ielapi e con Roberto Benigni nel ruolo di Geppetto.
La pellicola di Garrone cerca di riportare Pinocchio verso l’atmosfera fiabesca e talvolta inquietante del libro di Collodi, allontanandosi dall’immagine esclusivamente infantile costruita nel tempo.
Il Pinocchio del futuro
Il 2022 è un anno particolarmente significativo. Arrivano infatti due nuove versioni molto diverse tra loro.
Da una parte c’è il Pinocchio di Robert Zemeckis, realizzato per Disney con una combinazione di attori in carne e ossa ed effetti digitali. Dall’altra c’è Pinocchio di Guillermo del Toro, una straordinaria opera in stop-motion che trasforma la fiaba in una storia più cupa, adulta e profondamente personale.
Il film di del Toro dimostra ancora una volta quanto il personaggio di Collodi possa essere reinterpretato senza perdere la propria identità.
Perché Pinocchio continua a funzionare?
La risposta probabilmente sta nella sua universalità.
Pinocchio è un bambino che vuole diventare adulto, un figlio che cerca il proprio padre, un essere che desidera essere accettato e, soprattutto, qualcuno che sbaglia continuamente prima di imparare dalle proprie esperienze.
È proprio questa imperfezione a renderlo eterno.
Dal cinema muto alla computer grafica, dalla televisione allo stop-motion, Pinocchio ha cambiato volto decine di volte senza smettere di essere Pinocchio.
A più di cento anni dalla sua prima apparizione sul grande schermo, il burattino di legno continua dunque a raccontare qualcosa di profondamente umano: la difficoltà di crescere, il desiderio di libertà, il rapporto con chi ci ama e la possibilità di diventare, attraverso i nostri errori, qualcosa di diverso da ciò che eravamo.
Forse è questo il vero segreto di Pinocchio: non è mai stato soltanto un burattino di legno. È uno specchio nel quale ogni generazione può riconoscersi.