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Per Musumeci nessuno delle oltre 2 milioni e mezzo di donne ha le qualità di un assessore

Dopo il rimpasto della giunta regionale siciliana, nel governo Musumeci non c’è nemmeno una donna.  Ad oggi, la Giunta regionale siciliana annovera il triste e sconcertante primato di essere tutta al maschile.

Mimma Augurio, (Cgil Sicilia) dichiara: «Dopo non avere fatto niente per promuovere l’occupazione femminile e per un welfare che rispondesse ai bisogni e garantisse i diritti di cittadinanza delle donne. Il governo Musumeci si appresta ora a varare una Giunta regionale tutta al maschile. Un atto che segnerebbe la conferma di un esecutivo per il quale la parità di genere e i diritti delle donne vengono all’ultimo posto».

La segretaria CGIL sottolinea che la vicenda della giunta è soltanto la punta dell’iceberg di una situazione molto più complessa di quanto si possa immaginare: lo specchio di una società dove l’occupazione e gli investimenti sulle donne non sono all’ordine del giorno, non c’è la medesima possibilità di lavoro. «Chiaramente non è una problematica con la quale dobbiamo fare i conti solo al Sud, anche se è innegabile che qui è molto più accentuata. La mancanza di rappresentanza non fa altro che alimentare innegabilmente una forte discriminazione di genere».

Mimma ha proposto al CGIL di lanciare una petizione online #Piùdonneperlademocrazia così da richiamare l’attenzione delle istituzioni nei confronti di un evento talmente discriminatorio.

«Le siciliane sono 2.581.646, il 51,4% della popolazione. Per il presidente della Regione nessuna di tutte queste donne ha le qualità necessarie per ricoprire un incarico in giunta, e non importa se l’Assemblea ha approvato a giugno una norma che assicura il 30% di alternanza di genere nelle istituzioni. Eppure fu siciliana la prima donna membro di un governo regionale in Europa (1947)», recita la petizione lanciata su change.org dalla Cgil.

«La petizione verrà presentata al presidente della Repubblica Mattarella e alla ministra delle pari opportunità Bonetti e chiederemo di prendere provvedimenti. Stiamo anche valutando con i nostri legali se prendere provvedimenti legali perché questo è inaccettabile» Conclude Mimma.

Il testo della petizione riporta anche una triste osservazione di Vincenzo Figuccia, deputato regionale da poco approdato dall’Udc al gruppo di Salvini: «Non conta ciò che è in mezzo alle gambe ma ciò che è in mezzo alle orecchie».

«Io non so cosa avesse in mente il deputato, – dichiara Angela Battista, responsabile per le politiche di genere e coordinamento regionale Donne della Flai Cgil in Sicilia-  posso dire soltanto che tale espressione ci si aspetta da un rappresentante  delle istituzioni riferimenti di altro tipo, citazioni storiche, letterarie, filosofiche eccetera, non citazioni da chiacchierata al bar. Dobbiamo comprendere noi tutti che la politica ha molti doveri nei confronti della cittadinanza, uno di questi è un linguaggio verbale rispettoso e costruttivo che influisce molto all’interno della nostra società. Noi femministe, è importante ricordare, non rivendichiamo diritti solo per le donne, ci impegniamo nella battaglia per un linguaggio inclusivo, lo facciamo per il bene collettivo, il femminismo ha come finalità il bene collettivo, quindi non combattiamo soltanto per i nostri diritti come genere, ma per quelli di tutti», conclude.

La petizione è già arrivata a 6.500 firme. Si spera che questa battaglia non passi in sordina ma che ottenga il rilievo che merita.

«La questione meridionale è  “la questione femminile” ed anche di democrazia. Le donne,  per la ripresa economica  della nostra regione devono essere al centro e protagoniste delle scelte politiche che dovranno essere adottate».

Si conclude così il testo della petizione: una battaglia verso una Sicilia inclusiva, a partire dalle istituzioni, una Sicilia che promuova davvero, a partire dalla rappresentanza, quelle famose pari opportunità che spesso, purtroppo, non sono pari per niente.

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