Passare al bosco? Come e perché siamo tutti finiti tra le verdi radure di Palmoli

di Marco Leonardi

Il significato di “passare al bosco”

Un uomo dall’età indefinita si sveglia in un bosco, ai primi chiarori dell’alba. Il suo viso, fresco e pulito, lo fa sembrare come quel giovane «bello e dal gentile aspetto», che da Dante a Gianni Brera ha assunto le fattezze indimenticabili del Re Manfredi di Svevia o del calciatore biancoceleste Luciano Re Cecconi. L’intima consonanza con i ritmi della natura, dalla cadenza regolare, proteggono quell’uomo dalle perfide macchinosità degli esseri umani.

La vicenda della famiglia che vive nei boschi di Palmoli

Allo stesso tempo, però, le fronde delle querce, gli aghi dei pini e le foglie delle betulle possono fare ben poco dinanzi ai machiavellismi di alcune istituzioni umane, alle quali le “insondabili” dinamiche del consorzio umano oggi conferiscono un potere pari a quello del Domineddio, che i teologi medievali veneravano come l’ineguagliabile Dominus Optimus Maximus, acronimo ancora oggi visibile nella scritta D.O.M. che adorna il Duomo e le chiese più rilevanti di ogni centro abitato. Quando pensiamo a quel “giovane”, balena nella nostra memoria il riferimento al Sigfrido di Richard Wagner, uno dei basamenti spirituali e artistici della Civiltà Europea dal 1848? Oppure pensate all’odissea vissuta in questi mesi dall’inglese Nathan Trevallion e dall’australiana Kathe Birmingham, genitori di tre figli, che vivono tra quanto rimane del manto boschivo di Palmoli, poco distante dal borgo abruzzese di Chieti? Optate pure, a vostro capriccio, tra la storia wagneriana e l’attualità italiana. Convergerete parimenti su un dramma che presenta i risvolti della tragedia!

La protervia da onnipotenza togata ha raggiunto l’acme venerdì 6 marzo 2026. Tre pargoli, rispettivamente una bambina di 8 anni e due gemelli di 6 anni, sono stati, letteralmente, sradicati dal loro casolare, successivamente privati del padre e, per finire, della madre. Tra urla di disperazione e fiotti di lacrime, diamo la parola al convitato di pietra, che ha fatto da sfondo a questa storia. La vittima che non proferisce parola umana, vuoi in quel casolare rurale di Palmoli vuoi nelle residue aree del pianeta dove la vegetazione non scompare dinanzi al cemento, è il bosco. «Passare al bosco: dietro questa espressione non si nasconde un idillio».

Il pensiero di Ernst Jünger e il Trattato del Ribelle

Rileggeremo il «Trattato del Ribelle» del pensatore Ernst Jünger quando sosteremo presso «Piano Provenzana»? Non occorrerà recarci sul versante settentrionale dell’Etna, ad oltre 1800 metri di altezza. Dal 1951, possiamo anche sedere a casa, per sperimentare le potenzialità di un’opera che aiuta a sperimentare come «la grande esperienza del bosco è l’incontro con il proprio io, con il nucleo inviolabile».

Quanto deciso da un’ordinanza astrusa e disgregante quell’unità armonica tra uomo, donna e bambini, chiamata da millenni famiglia, distrugge una microcomunità genuina ed autentica, lontana anni luce da stereotipi pubblicitari in stile “Mulino Bianco”.

Natura e libertà contro le logiche del potere

La montagna può offrire la sua forza vivificante tanto a un escursionista che sfida le colate laviche quanto ai lettori che dal 1924 si immedesimano nelle pagine della «Montagna Incantata» di Thomas Mann. Quale “onta” potrebbero mai rappresentare quanti non vogliono consegnare i propri figli ad un sistema che fa del successo individuale ad ogni costo quel demoniaco Mammona, con il quale barattare la liquidazione della propria umanità, dei sentimenti veri, della semplicità nella vita.

«I figli non sono dello Stato. Sono delle mamme e dei papà». Quando un modello educativo, inviso ai burocrati, viene disintegrato con provvedimenti draconiani che centuplicano le sofferenze di quei pargoli innocenti, fatti con amore da papà Nathan e da mamma Catherine, non abbiamo remore.

Il bosco come rifugio spirituale e simbolo di resistenza

Desideriamo vedere bambini sereni grazie all’abbraccio della propria madre anziché richiedere loro la perfezione nello scrivere o nel fare i conti. Dinanzi alla brutalità di un potere giudicante dalle tetre coloriture kafkiane, non resta che percorrere la via del bosco. Concediamoci pure poco più di una settimana per organizzare tutto con calma. Prepariamo gli scarponi e l’abbigliamento adeguato ad iniziare l’escursione. Senza dimenticare di trascorrere una parte della giornata, con gioioso senso di responsabilità, nel seggio elettorale per la consultazione referendaria.

Puntata n°2 del 16/03/2026 


Marco Leonardi

Marco Leonardi è professore universitario e medievista di chiara fama, studioso attivo nel panorama accademico e autore di numerose pubblicazioni scientifiche e interventi sulla stampa periodica. Il suo lavoro si concentra sull’interpretazione storica come strumento per comprendere il presente e stimolare il pensiero critico.

Per L’Urlo firma la rubrica “Autodafé immaginato”, uno spazio dedicato alla riflessione, al confronto culturale e alla lettura non convenzionale dei temi contemporanei.