Leone XIV: il messaggio contro la guerra
A quella foto, diffusa dalla sala stampa della Santa Sede, di Leone XIV chino su di un bimbo ammalato, durante la visita all’ospedale cattolico Saint Paul a Yaoundé, capitale del Camerun, è stato affidato il messaggio di solidarietà nei confronti della fratellanza universale, l’esatto opposto del delirio megalomane di Trump, dapprima raffiguratosi nei panni di Gesù, intento a guarire un infermo, successivamente, suggerito da qualche guru del suo staff, ridimensionato nel ruolo di prediletto, una mano sulla sua spalla infetta posta dal Nazzareno, costretto al gesto da una intelligenza artificiale, inconsapevole di proteggere il peggiore mandante di nequizie.
E, alla riprova dei fatti, consapevole carnefice, complice e garante di decine di migliaia di eccidi, in Palestina, mandante di quelli in Venezuela, insulso compare degli israeliani in Iran e omicida dei suoi stessi concittadini, tramite gli avanzi di galera, tali, in quanto da lui graziati, dell’Ice (Immigration and customs enforcement) da lui definiti nelle loro funzioni di assassini, patrioti.
Donald Trump e la visione del potere globale
E, nondimeno, il Papa, al riguardo delle innumerevoli enormità, definirle eresie non rende il coagulo di interessi, maneggi, ignoranza e furbizia, promosse in questi mesi oltreoceano in nome del fanatismo religioso impegnato in affari e politica, aveva dichiarato, in totale chiarezza, del rifiuto di Dio rispetto alla guerra, aggiungendo nessuno osasse apporre il nome dell’Altissimo per giustificare i conflitti. Anzi, a proposito, aveva citato il profeta Isaia, 1,15, Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue.
Quantunque il riferimento fosse sottinteso, era di palese chiarezza la condanna delle sette organizzate da Paula White Cain, nello scorso marzo, pastori evangelici stretti intorno a Trump, nella sala ovale della Casa bianca, intenti a invocare la benedizione di Dio, sull’uomo compartecipe della strage di Gaza, della carneficina di quasi duecento bimbi nella scuola elementare di Shajareh Tayyebeh a Minab nel sud dell’Iran, dei delitti perpetrati nel raid per la cattura del presidente venezuelano, Nicolás Maduro.
Peggio, mistificatore della realtà, sostituita dalla sua cupidigia, usurpatore della civiltà e della disarticolata democrazia statunitense, con quella sua voce in falsetto, padrone a vita del Board of peace, da lui stesso fondato e presentato al World economic forum a Davos in Svizzera, il 22 gennaio 2026, per promuovere l’improponibile era della rinnovata egemonia americana sul globo, con la scusa di ricostruire la striscia di Gaza. Al costo di partecipazione per ciascuna nazione, di 1 miliardo di dollari.
Il ruolo del Vaticano nello scenario internazionale
Ed eccoci, al punto nodale del tentativo delle lobby neoconservatrici statunitensi, per la precisione ebree americane, di pilotare l’ordine mondiale in rinnovata chiave strategica sotto l’egida della bandiera a stelle e strisce. Tra le stupidità pronunciate da Trump, in prima battuta contro il Papa, definito debole, pessimo sulla politica estera. Se io non fossi alla Casa bianca, lui non sarebbe in Vaticano, quest’ultima risulta di luciferina penetrazione, giacché, chiunque, anche i più colti tra gli spettatori, potrebbero ritenerla congrua, quanto, al contrario, è destituita di fondamento.
Infatti la crisi dell’economia, della finanza, della primazia culturale americana nel mondo occidentale, anche dell’arsenale bellico, superato da Cina e Russia, nelle alte sfere del potere, e il Vaticano è sicuramente tra queste, era a conoscenza da perlomeno tre decenni. Negli ultimi trent’anni e più, gli United States si sono arrabattati a creare intrighi, a intessere crisi, laddove riuscivano a dispiegare l’azione dei propri servizi segreti, leggasi Cia, l’esempio dell’Afghanistan è lampante, per ovviare alla loro incapacità diplomatica, civile, militare di essere punto di riferimento di un mondo ormai totalmente cambiato.
Tra religione e politica: il nuovo ordine mondiale
Con gli alleati, distanti, e tanto, dallo schema iracheno, secondo il quale gli Stati Uniti indicavano il nemico da abbattere e i vassalli, obbedienti ai comandi, avallavano le volontà degli yankee, intese a disarcionare Saddam Hussein o Gheddafi, in ogni caso per consentire alle imprese americane di sfruttare le risorse del paese, appena privato della guida politica unificante, quantunque talvolta dittatoriale, è giunta la svolta.
Quel tentativo autoritario, attualmente in corso, affidato a Trump dagli occulti facitori degli equilibri globali, di modificare la costituzione degli United States, promulgata nel lontano 1789, solamente nel passato capace di indurre l’emulazione di diverse nazioni, oggi si prefigge l’obiettivo di fermare l’inarrestabile caduta dell’impero americano, nella quale l’Europa, in assenza di una strategia comune, rischia di essere coinvolta.
In coincidenza con la comparsa della pandemia, le menti dei più estremiste tra i turbocapitalisti aveva concepito il nuovo ordine mondiale da elaborare negli Stati Uniti per esportarlo, successivamente nel resto del mondo, basato sulle teorie del dark enlightenment, in traduzione l’illuminismo nero, elaborate da Nick Land, un blogger britannico, padre dell’accelerazionismo, inventore dell’idea di collassare il capitalismo, trasformandolo radicalmente attraverso l’intensificazione delle sue stesse dinamiche.
Per il rimanente, ha pensato il proprietario di Pay Pal, soprattutto patrocinatore di Palantir, Peter Thiel, nella sua recente visita a Roma a teorizzare l’Apocalisse, ovvero la fine dell’attuale ciclo economico caratterizzato dalla globalizzazione, unitamente all’avvento dell’Anticristo, anticipando di diverse settimane l’attacco di Trump a Leone XIV, giacché il Nerone degli americani funziona da incendiario, distruttore del rimanente ordine giuridico, il diritto internazionale, e le residuali norme della moralità personale e sociale.
Project 2025 e le strategie del potere americano
Ora, come i lettori potranno constatare, c’è poco da stare allegri, perché se non bastasse il documento Project 2025, 922 pagine redatte da cento e più specialisti della destra estrema statunitense con i soldi delle lobby degli ebrei americani, capofila l’Heritage foundation, con il quale l’azione del governo di Trump è stata indirizzata, guidata e, finora, incanalata e sorvegliata nella sua applicazione, esattamente verso la distruzione dell’attuale ordine globale, si dovrà considerare il sostegno ricevuto da Trump in campagna elettorale, appunto dai miliardari neoreazionari per un totale di 1 miliardo di dollari.
Non si tratta di un refuso, soltanto Elon Musk ha versato circa 120 milioni di dollari, di poco inferiori i contributi di Timothy Mellon, banchiere e di Miriam Adelson, editrice israeliana, naturalizzata statunitense, vedova di Sheldon Adelson, defunto nel gennaio 2021.
Al quesito, se Donald Trump dovesse incorrere nell’impeachment o nella sconfitta al prossimo appuntamento di novembre delle midterm elections per palese tradimento dei suoi doveri di presidente degli Stati Uniti, in uno con i crimini di guerra, il riscontro, nell’attuale frangente, mancano sette mesi, appare negativo, giacché la rete di protezione stesa intorno a lui dai poteri forti, non escluse le congreghe più agguerrite e quelle maggiormente influenti su scala internazionale, risulta dispiegata ai massimi livelli.
Per dirla tutta, nella pazzia del Nerone statunitense vi è il calcolo lucidissimo delle tutele godute, dell’impunibilità e, soprattutto delle mosse future con le quali conquistare l’egemonia indispensabile a diffondere l’immagine del più forte di fronte al quale inchinarsi o perire.
L’alternativa: pace, giustizia o dominio
Non a caso, il Pontefice, Leone XIV, durante il volo verso il Camerun ha affermato di non avere paura. In sé la frase non va interpretata in senso lato, giacché, la possibilità di un attentato contro di lui, sta dentro la minaccia pronunciata da J. D. Vance, il vice presidente americano, durante l’incontro con il nunzio apostolico, Christophe Pierre di settimane or sono al Pentagono, consistente nell’evocare Avignone, ovvero la prigionia del pontefice, Clemente V, nella cittadina della Provenza, costretto ad abbandonare Roma, nel 1309, per volere di Filippo IV, il Bello, re di Francia, evoca, nella migliore delle ipotesi, la volontà dell’amministrazione Trump di avallare congiure a danno del Papa, il defunto Francesco ne subì tantissime, non disdegnando l’omicidio, qualora proseguisse nella sua testimonianza evangelica.
Conclusione
In conclusione, si è di fronte all’alternativa secca di subire la logica della prepotenza, impersonata da Trump, oppure sostenere pace e giustizia, sono qui in Africa come pastore, ha dichiarato Leone XIV, durante il volo papale di trasferimento dal Camerun in Angola, aggiungendo, Nessuno deve essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita e ogni comunità ha il compito, a tal fine, di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui di fronte alle crisi, siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche, tutti possano dare e ricevere sostegno.
A decidere cosa e come indirizzare il presente, se assecondando la politica di Trump oppure seguendo il cammino per riportare il mondo su binari di giustizia, tolleranza, progresso, è il compito di ciascuno di noi, nel solco del senso civico e responsabilità civile, predicato da Leone XIV.