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Oggi è la giornata mondiale delle persone con disabilità. Cataldo: “Serve una rivoluzione culturale”

Si celebra oggi, giovedì 3 dicembre, la giornata mondiale delle persone con disabilità. Una ricorrenza che assume un significato ancora più profondo alla luce dell’emergenza sanitaria sofferta da tutto il mondo e che, quasi inevitabilmente, ha confinato in una situazione di disagio le categorie più deboli.

Ma oggi, a Catania, è anche una giornata di successi: l’assessorato comunale ai servizi sociali retto da Giuseppe Lombardo ha pubblicato l’avviso per l’assistenza dei soggetti disabili gravi dell’anno 2020, con un meccanismo innovativo basato su procedure digitalizzate.

«La pubblicazione del bando da parte del Comune di Catania, nella persona dell’assessore Lombardo, è sicuramente una conquista -commenta Gabriele Cataldo responsabile delle politiche della disabilità UGL di Catania- e mi auguro posso avere seguito immediato senza che ci si perda nei meandri della burocrazia. Mi dispiace constatare che come Ufficio Politiche della Disabilità della Ugl di Catania non siamo stati coinvolti in nessun confronto con l’assessorato. Auspichiamo possa essere solo una dimenticanza da evitare in futuro. Il confronto è lo strumento che porta a sbagliare meno».

La ricorrenza, istituita dall’Onu nel 1992, ogni anno ribadisce l’importanza di garantire diritti e benessere alle persone affette da disabilità. Sembrerebbe, infatti, che troppo spesso il tema sia relegato alla fine della lista dell’operato pubblico. Nel corso del lockdown, troppe sono state le mancanze. Se già in tempi normali, per i disabili risultava difficoltoso l’inserimento e l’accessibilità in materia di assistenza sanitaria, lavoro e istruzione, l’emergenza sanitaria ha inasprito ancora di più questi ostacoli.

«Durante il lockdown -prosegue Cataldo- le persone con disabilità sono state abbandonate a se stesse e alle persone che se ne prendono cura. Quando nel mese di maggio hanno concesso le prime riaperture, come UGL abbiamo fatto battaglie perché si riaprissero subito i centri di riabilitazione convenzionati».

«Il nostro appello è stato ascoltato dal Presidente Musumeci e dall’assessore Razza. Quello che chiediamo a gran voce a tutte le Istituzioni sono risorse, non più elemosine ma adeguati supporti economici e servizi se non vogliamo alimentare anche la pandemia della povertà. Dobbiamo dare concrete risposte alle persone con disabilità e alle loro famiglie».

Anche il sistema della didattica a distanza, necessario in tempo di pandemia, non rappresenterebbe una soluzione adeguata per i ragazzi con disabilità.

«Purtroppo la DaD non si sta dimostrando un mezzo efficace per la didattica e le conseguenze saranno tutte per le generazioni future. Fortunatamente una nota del Ministero dell’Istruzione chiarisce che i ragazzi con disabilità devono fare lezione di presenza e con l’insegnante di sostegno in classe. Punto dolente è che sono solo senza il calore e l’affetto dei compagni».

“Un punto di vista diverso sulla disabilità”

In Italia le persone con disabilità sono più di tre milioni, pari al 5,2% dell’intera popolazione. Malgrado le vittorie ottenute, le percentuali di disabili inseriti nel mondo del lavoro risulta irrisoria:  26,7% per le donne, 36,3% gli uomini. In questo ambito la legge sul budget di salute rappresenta uno spiraglio di luce. Un punto di partenza per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità, promuovendo attività e servizi volti alla sua piena partecipazione nella comunità. Ma la rivoluzione è più lontana di quanto sembri.

«Per cambiare il modo di vedere la disabilità ci vorrebbe una vera e propria “rivoluzione culturale” nella società ma soprattutto nella classe dirigente che guida il paese. La legge sul Caregiver -sottolinea il responsabile- figura spesso sottovaluta che si occupa del disabile, è ferma in Senato da due anni e non viene portata avanti solo per meri interessi partitici. La disabilità è un argomento che dovrebbe unire tutti senza bandiere o vessilli ma, purtroppo, non è così».

Altro aspetto sottovalutato è il fattore psicologico. Nelle difficoltà quotidiane, è facile che lo sconforto abbia la meglio sia sulla persona affetta da disabilità sia sulla famiglia.

«Il sostegno psicologico è sottovalutato ma soprattutto per i familiari che si prendono cura del disabile. Il dibattito sulla disabilità si concentra spesso sulle persone che vivono tale condizione e poco spazio viene riservato ai loro familiari, che donano il proprio tempo e non solo, per restare vicino ai propri cari».

«Sono proprio questi soggetti -conclude Gabriele Cataldo- il più delle volte donne, che avrebbero bisogno. Per quanto dettata dall’amore o la necessità o la scelta di assistere un disabile a tempo pieno è sempre difficile, sia sotto il profilo pratico sia psicologico».

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